Il "movimento" omosessuale italiano è una delle realtà più variegate e complesse che si possano immaginare. Come è anche ovvio, al suo interno, e intorno ad esso, ruotano realtà tanto diverse e a volte contrastanti che difficilmente potrebbero trovare un'armonica composizione in un unico modello di riferimento unitario capace di darsi priorità comuni su cui puntare tutte le energie e le attenzioni.
Le varie realtà, come per ogni soggetto sociale, non possono certo essere uniche e onnicomprensive ma nella loro giusta diversità non sarebbe male riuscissero a trovare una piattaforma comune.
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Mentre le strade del Lazio sono tappezzate dal "piano americano" della Polverini che guarda sorniona e rievoca la sicurezza tanto cara al centro-destra il Pd sta inondando Roma dei suoi manifesti elettorali per le regionali di marzo.
Facce piuttosto inquietanti parlano (c'è proprio il fumetto!) di imprese, crisi, scuola, economia verde, lavoro e via dicendo. In uno di questi cartelli c'è lo stesso Bersani che pensa ad "un'altra Italia".
In nessuno dei cartelloni elettorali visti finora in giro per la Capitale c'è anche solo l'indicazione della candidata di coalizione a quelle stesse elezioni: Emma Bonino.
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A quanto pare la vecchia abitudine politica di saltare sul carro dei vincitori non passa mai di moda anche quando invece di vantarsi delle "conquiste" ottenute (da altri!) ci sarebbe da vergognarsi.
Qualche giorno or sono, infatti, nell'undicesimo Municipio di Roma è stata bocciata una risoluzione per l'istituzione del registro delle coppie di fatto e prontamente il PdL locale ha tappezzato il quartiere con manifesti che dire offensivi è poco anche per chi avesse lo stomaco forte.
Nei manifesti, oltre al resto, si legge che "grazie al popolo della libertà è stato respinto il registro per le unioni civili". Peccato che il demerito di tale barbarie non sia affatto del PdL che si arroga una superiorità numerica di cui non dispone.
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Bisogna regolamentare le unioni ma il matrimonio deve essere tra un uomo e una donna. Vale lo stesso anche per le adozioni: un bimbo ha bisogno di una madre e di un padre.
Da questa risposta data qualche settimana fa in un'intervista a Vanity Fair è nato quello che oggi potremmo chiamare l'affaire Cuccarini.
Dopo quell'intervista la Cuccarini ha intrapreso il suo nuovo lavoro, un musical teatrale che, a quanto pare, non sta attirando le folle oceaniche che ci si augurava, ed ha quindi chiesto (questo dicono le cronache) al Mario Mieli di poter tornare ospite della serata disco che l'ha spesso vista guest star degna di un sold out. Il Mieli, sempre secondo le cronache associative, ha chiesto in cambio dell'ospitata/marchetta una spiegazione pubblica di quelle dichiarazioni discriminatorie in merito al matrimonio e alle unioni civili.
La Cuccarini ha accettato la sfida e si è presentata sul palco del Mieli.
Qui la sorpresa: la più amata dagli italiani (gay) è stata accolta da fischi come non era mai accaduto.
Evidentemente i fischi fanno brutti scherzi al raziocinio e così la Cuccarini pare sia partita con un repertorio banale ed erroneo per difendere le proprie idee (sbagliate e discriminatorie) che vedrebbero il matrimonio solo per persone di sesso diverso grazie alla matrice cattolica della soubrette e dell'istituto.
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Prigioniera di un castello di favola una gatta, "la vecchia Agata", è convinta che non ci si possa amare come fanno i principi e le principesse.
Questa visione ristretta dell'amore, però, viene rovesciata da Felix che si innamora di Leon, un pesce luna: come la luna è innamorata del sole.
Due amori impossibili per "la vecchia Agata".
Vedendo queste coppie amarsi liberamente e felicemente, però, lo sguardo della gatta cambia e si apre a quello degli altri. E' così che lascia il suo castello di favola e si dona, finalmente, la possibilità di un incontro.
E' questa la storia raccontata da "Le baiser de la lune", cortometraggio ideato in Francia per spiegare ai bambini delle scuole elementari l'amore e le relazioni, comprese quelle tra persone dello stesso sesso.
Il progetto, ideato e realizzato da Sébastien Watel, sta ovviamente creando malumori tra i conservatori che vorrebbero i bambini meno aperti nei confronti delle differenze e più simili a loro.
Per finanziare questo cortometraggio Sébastien Watel aveva fatto appello ai partners istituzionali oltre che ad una sottoscrizione pubblica e questo a fatto andare su tutte le furie i benpensanti convinti che una simile proposta potesse essere paragonata a un "incitamento all'omosessualità nelle scuole elementari".
Ovviamente a dare seguito alle proteste e a sponsorizzare una petizione pubblica contro il film è stato un giornale di destra, Les 4 vérités, che ha rilanciato dichiarando che "l'integrità mentale dei bambini è minacciata da questo tipo di progetti con la complicità attiva dell'amministrazione pubblica". (Naturalmente al termine integrità si dovrebbe sostituire integralismo in questi casi!)
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