Come detto il Circolo Mario Milei è stato informato dell'inagibilità di Piazza san Giovanni come piazza d'approdo del Roma Pride del 7 giugno.
Secondo la Questura c'è una situazione di "inopportunità di sovrapposizione" tra il corteo per i diritti civili e GLBT e un convegno, prime, e un concerto, poi. Sovrapposizione che non ci sarebbe a giudicare dagli orari dei tre eventi.
In queste ore si è saputo che secondo la Questura "non è vero che c'è stata un'autorizzazione e poi una revoca della stessa". Praticamente non c'è stata la revoca perchè non c'è mai stata l'autorizzazione.
Ovviamente il Mario Mieli ha diramato immediatamente un comunicato nel quale si chiarisce che, pur non entrando in polemica con la Questura, "in data 11 aprile 2008 il Circolo Mario Mieli si è presentato in via di San Vitale per notificare il percorso del 7 giugno. Quest'ultimo è stato autorizzato da tanto di timbro dalla Divisione Gabinetto e immediatamente faxato al Comune di Roma". Ovviamente il Mieli tiene a precisare che "Tale documento è in nostro possesso".
Ovviamente si immagina che "tale documento" sia in possesso del circolo quindi questa questione finisce qua, almeno per ora.
In merito alla comunicazione della Questura e alle varie motivazioni di inopportunità, invece, c'è da dire qualche cosa.
Prima la querelle sull'esistenza dell'autorizzazione.
Dando per scontato che non si tratta proprio del torneo condominiale di bocce non si capisce perchè, se veramente l'autorizzazione non fosse mai stata concessa, la Questura non lo abbia mai detto né al Comune né agli organizzatori ma abbia aspettato un giornalista del Corriere della Sera per la "rivelazione".
La Praitano, insieme agli altri, è stata più volte presso la Questura dove, secondo quanto rivelato in conferenza stampa ieri, si è parlato di possibili soluzioni, percorsi alternativi e piazze diverse da quella di San Giovanni. Perchè la Questura avrebbe cercato approdi diversi e possibili soluzioni ad un problema che non esiste? Se la San Giovanni non fosse mai stata concessa perchè la Questura non ne avrebbe fatto cenno nemmeno nell'incontro in cui si sono valutate le possibili soluzioni?
Forse è semplicemente un episodio di macroscopica disorganizzazione...
Quanto alle motivazioni per negare Piazza San Giovanni ci sono parecchie cose da dire. Prima tra le altre è la "consistenza" dei tre diversi eventi.
- Il congresso si svolge all'interno dei Palazzi Lateranensi, territorio extraterritoriale che risponde allo Stato Città del Vaticano.
- Il corteo del Gay Pride romano si conclude (o almeno dovrebbe) in Piazza San Giovanni, territorio italiano sotto la giurisdizione di Comune e Questura di Roma.
- Il concerto corale si svolge in serata all'interno della Basilica Lateranense e non si tratta di una funzione liturgica.
Dettagli non proprio trascurabili: se le motivazioni per negare Piazza San Giovanni non sono di "ordine pubblico" ma di "inopportunità" tale non autorizzazione sarebbe un precedente pericoloso per la città di Roma. Tale inopportunità sarebbe ipotizzabile, una volta istituzionalizzata, per ogni evento la città volesse organizzare in quella piazza: concerto del 1° maggio, eventuali commemorazioni funebri laiche, manifestazioni politiche, manifestazioni sindacali, ecc...
Piazza San Giovanni, infatti, nonostante quanto ogni anno dicano alcuni, è La Piazza di Roma. E' stato luogo dell'addio di Berlinguer, è la piazza del concertone più famoso d'Italia, è il punto di arrivo della maggior parte delle manifestazioni che si svolgono a Roma comprese quelle religiose: è una enorme spianata senza ingombri urbanistici, ben servita dai mezzi pubblici, centrale senza essere troppo dentro il centro storico, poche abitazioni che si affacciano sulla piazza, ci arrivano molte strade molto grandi e facilmente "isolabili" rispetto alla viabilità... si potrebbe continuare ma il concetto è chiaro: Piazza San Giovanni è la Piazza di Roma, laica e cattolica al tempo stesso, il luogo ideale per rappresentare la duplice anima di Roma.
Negare Piazza San Giovanni per motivi di opportunità e non per motivi di ordine pubblico potrebbe essere un errore macroscopico, d'ora in poi potrebbe bastare un barbecue tra preti per impedire a Roma di avere uno spazio adatto ad una manifestazione importante. Lusso che la Questura di Roma non può permettersi.
Oltre a questo bisogna anche valutare il caso specifico: i tre eventi non sarebbero incompatibili anche se coincidenti negli orari (ovviamente sarebbe un problema organizzativo ma è un altro discorso).
Prima che partano le solite polemiche di alcuni, infatti, bisogna valutare che l'opportunità o meno non può dipendere dalla natura degli eventi: non ci sono eventi religiosi e celebrazioni eucaristiche e non ci sono raduni di fedeli raccolti in preghiera.
Il primo evento della giornata di San Giovanni è un simposio tra docenti che tratta di filosofia (razionalità, relativismo culturale ecc..). I partecipanti verranno accolti dal Papa alle 12:00 in Vaticano per poi riunirsi fino alle 19:00 nei Palazzi Lateranensi per le conclusioni dei lavori delle giornate suddivise per aree (il simposio comincia il 5 giugno e si conclude l'8 giugno con le relazioni). Malgrado alcune voci parlino di personalità eminenti non è prevista alcuna partecipazione del Papa al simposio.
La presenza di studiosi cattolici non da alcun fastidio al Gay pride e il Gay Pride non dovrebbe darne alcuno agli studiosi quand'anche, per loro scelta, dovessero attardarsi nelle sale lateranensi. Senza contare che il simposio in questione si tiene nelle sale cui si accede dalla piazza retrostante la basilica mentre in corteo del Pride arriva nella piazza antistante provenendo dalla adiacente via Emanuele Filiberto. In pratica i ritardatari docenti potrebbero pure non vedere il corteo se questo dovesse clamorosamente arrivare presto al capolinea".
L'ultimo evento della giornata, invece, è un concerto corale (del quale non sono riuscito a trovare notizia oltre alle news relative al Pride) che dovrebbe cominciare a Pride finito e che, ancora una volta, non è una celebrazione liturgica. Proprio a tal proposito è intervenuto il direttore del Roma Rainbow Choir, Giuseppe Pecce, durante la conferenza stampa al Mieli ricordando che i concerti nei luoghi religiosi non sono funzioni liturgici e che, proprio per il carattere comunque ludico, per questo la Chiesa prevede che per tali rappresentazioni vengano "allontanati" i sacramenti dalla chiesa. in buona sostanza si spostano il pane/corpo e il vino/sangue perchè non siano presenti durante un evento culturale non legato alle liturgie religiose.
Per assurdo, quindi, il concerto corale e il Pride si potrebbero svolgere contemporaneamente anche secondo la Chiesa, per quel che riguarda l'aspetto liturgico ovviamente!
Anche per questo lo stesso Pecce ha dichiarato che farà in modo di incontrare il direttore del coro che si esibirà a San Giovanni per parlare con lui e valutare, nel caso, un piccolo ritardo per l'inizio dell'esibizione. Potenza della musica.
I problemi legati al Pride+concerto, quindi, potrebbero essere al massimo problemi per l'AMA. Pulire la piazza in pochi minuti è impensabile e gli spettatori del concerto nella basilica potrebbero essere costretti ad entrare in chiesa superando un po' di sporcizia, problema molto più che marginale.
L'affaire San Giovanni quindi sembra destinato a non concludersi immediatamente nonostante da tutte le parti si cerchi di parlare di dialogo e soluzioni: nelle ultime ore, infatti, pare che lo stesso Vicariato di Roma si sia detto non intenzionato ad alimentare polemiche e voleteroso di trovare soluzioni possibili.
- CasaPound al Pride
- Tutti contro tutti
- Il 26 giugno c’sta ‘o Pride a Napule
- Ci si può ferire coi cocci
- Napul’e’
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