Mentre il parlamento arranca nel tentativo di cercare la strada per il riconoscimento dei diritti delle coppie omosessuali, la società civile da segni contrastanti e i giudici cominciano ad aprire la strada verso la ragionevolezza.
Strano paese, insomma, l'Italia, e in queste settimane ne stanno succedendo veramente di tutti i colori.
Dei Cus, venuti fuori come un'araba fenice dalle ceneri degli ormai archiviati Dico, ormai non si sente più parlare. Caratteristica tutta nostrana: prima scoppia il putiferio, con dichiarazioni di simil-guerra di teodem e vaticano, e poi si volta pagina, pronti a polemizzare su un altro argomento di qualsiasi genere; l'importante è distrarsi ed evitare di affrontare veramente una qualsiasi questione.
E allora, se i Cus hanno fatto la fine dell'araba fenice, divenendo una creatura mitologica sulla cui realtà esistono molti dubbi, gli argomenti di discussione di certo non mancano.
Il bacio-barra-pompino del Colosseo sembra ormai essere IL problema vero dei politici. Tutti sanno la verità (ponendosi alternativamente da un lato o dall'altro della barra) e hanno un'opinione ben formata in merito.
I ragazzi si stavano solo baciando (poverini, oltraggiati e vilipesi) e sono stati aggrediti da una masnada di carabinieri inferociti (o magari invidiosi) che li hanno tradotti in commissariato.
I ragazzi stavano facendo sesso orale e i tutori dell'ordine, integerrimi e tempestivi, sono intervenuti a tutela della pubblica morale.
Noi, che un'opinione non siamo ancora riusciti a farcela, pensiamo che il tempo si potrebbe impiegare più utilmente riflettendo su altre questioni.
Certo, nel caso in cui effettivamente i ragazzi si stessero solo baciando, l'atto sarebbe di una omofobia senza limiti e si accompagnerebbe ad un falso ideologico da parte delle forze dell'ordine che dovrebbe essere punito in modo esemplare.
Ma anche se le cose non stessero così, e i due stessero veramente facendo sesso, la faccenda sarebbe grave: sia perchè testimonierebbe della stupidaggine di chi, colto in fallo, non ha avuto l'intelligenza di tacere, sia perchè dimostrerebbe che dalle nostre parti esistono troppe persone che sono pronte a innalzare contrapposizioni ideologiche senza fondamento, peggiorando un clima sociale e politico già difficile ed esasperato.
Intanto, mentre la comunità si appassiona di una vicenda ancora poco chiara sulla quale sarà necessario fare luce veramente prima di poter dare un'opinione, passano quasi inosservate altre notizie che, nella lotta per i diritti civili, hanno un ben diverso spessore.
E' un fatto, e non una supposizione, che nei giorni scorsi la Cassazione, pronunciandosi sulla vicenda del ragazzo senegalese che chiedeva asilo politico dichiarandosi gay, abbia sancito che "l'omosessualità va riconosciuta in quanto espressione del diritto alla realizzazione della propria personalità".
L'importanza di questa sentenza non sta nel riconoscimento dell'asilo politico (anche perchè, saggiamente, la corte ha ravvisato la possibilità di strumentalizzazioni, e sul punto non si è pronunciata), ma nell'interpretazione che gli "ermellini" di piazza Cavour hanno dato del dettato costituzionale.
La costituzione riconosce il diritto dei gay alla loro realizzazione personale, e in questa direzione l'orientamento sessuale e la libertà di esprimerlo senza riceverne in cambio discriminazioni, è un elemento fondamentale.
Ancora una volta, come spesso succede nel nostro ordinamento, la giurisprudenza ha sopravanzato il legislatore, aprendo la strada a una più corretta interpretazione dei principi fondamentali della repubblica. Certo, una sentenza, non afferma un diritto, e sarà sempre necessario ricorrere davanti ad un giudice per ottenere il riconoscimento di questo diritto alla realizzazione. Ma a forza di riconoscimenti da parte della magistratura, alla fine, come sempre, il legislatore sarà costretto a sanare le proprie deficienze e a dare una veste normativa a tutta la questione.
E nel campo dei diritti civili, o meglio della civiltà, i giudici in questi giorni hanno dato anche qualche altra bella lezione. Per esempio, assolvendo la professoressa di Palermo che, per correggere un atto di bullismo sostanziato dall'accusa di essere gay, aveva decretato una punizione alla Simpson: scrivere sulla lavagna 100 volte "sono un deficiente".
Certo, la mamma dei cretini è sempre incinta, e ora i giudici si troveranno a dare una risposta all'appello dei genitori del ragazzo "deficiente" (fino a nuova sentenza, la prof. aveva ragione e il ragazzino è EFFETTIVAMENTE DEFICIENTE): dopo aver contestato "l'abuso di mezzi correttivi", ora si sono inventati la tesi inverosimile secondo la quale dire "si' ricchiuni" (perchè il palermitano così dice) è come dire "non ci sono più le mezze stagioni", un modo di dire forse un po' goliardico, ma comunque innocuo.
Un appello che, in fondo, cambia la natura stessa della vicenda: fino all'istante prima del suo deposito, in fondo era veramente la storia di un ragazzino deficiente (con un genitore avido che voleva tirare su qualche quattrino); subito dopo l'appello è diventato il tentativo di far legittimare una discriminazione vera e propria.
Ma le lezioni non vengono apprese in fretta: e dopo il passo avanti a Palermo, due indietro a Gela. Fin quando a far pesare l'accusa "sei gay" è un ragazzino, passi. Ma quando addirittura i docenti, invece di punire gli ennesimi atti di bullismo omofobo, consigliano a un ragazzo di starsene a casa perchè, in quanto gay, turba l'andamento delle lezioni, allora abbiamo proprio superato il segno.
Gli ispettori sono già arrivati, ma forse sarebbe il caso di mandare a Gela la professoressa di Palermo che, riprendendo i suoi colleghi, avrebbe tutto il nostro appoggio se decidesse di fargli scrivere alla lavagna "siamo proprio deficienti".
Insomma, è la storia di sempre: nel nostro bel paese si fa un passo avanti (magari per mano dei giudici) e subito se ne fanno due indietro (ad opera di qualche idiota/benpensante).
Forse sarebbe il caso che la comunità, invece di appassionarsi alle storie del momento, prendesse nota di quello che di importante succede e si impegnasse per consolidare i risultati che, pro gratia et amore dei, qualche giudice intelligente si prende la briga di raggiungere.
Un esempio, ennesimo, ma importante?
Sulla questione della mostra "la madonna piange sperma" c'è stata l'assoluzione dall'accusa di bestemmia. Un'assoluzione ingegnosa (basata sul fatto che la madonna non è una divinità e quindi per il codice civile non ci può essere bestemmia), ma che fa venire fuori un elemento importante.
L'opera "blasfema" ha potuto essere assolta solo perchè la corte costituzionale, qualche anno fa, ha dichiarato illegittimo il richiamo alla "religione di stato" che, nel codice penale, fonda sia il reato di bestemmia che quello di vilipendio...
"La religione di stato"???? Ebbene sì, malgrado il concordato, malgrado la laicità dello stato, il nostro ordinamento (e i nostri politici, soprattutto) pare che sia ancora convinto che il nostro paese sia Cattolico Costituzionalmente.
Non sarebbe il caso di affrontare la questione, per togliere ai tanti teodem qualunque appiglio per il loro atteggiamento discriminatorio nei confronti di chi non si identifica nel loro credo vaticanista?
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