"La chiesa non ha nessuna volontà egemonica". Si apre con questa afffermazione paradossale l'intervista che Bagnasco ha rilasciato a Repubblica. E Mancuso, presidente nazionale di Arcigay, risponde: ''Nessun dialogo é possibile con una gerarchia cattolica malata di omofobia''.
Sono questi i termini di un dialogo tra sordi che ormai da troppo tempo continua ad animare il dibattito dei giornali. Un dibattito abbastanza sterile, anche perchè, a leggere tra le righe, la possibilità di trovare un punto di incontro non esiste.
Perchè? Beh, perchè la Santa, Una, Cattolica, Apostolica e Romana Chiesa ha un disegno preciso, che dichiara apertamente senza alcun pudore e che si può riassumere nella "conquista" del mondo laico, o meglio nella distruzione del valore dell'aggettivo "laico" nel binomio "mondo laico".
Non è vero? Allora cosa vuol dire il fatto che alla domanda su quale sia il pirmo punto in agenda della CEI, l'autorevole presidente omofobo risponda: "Il più urgente è l'evengalizzazione. Serve una catechesi più incisiva, presentando le ragioni e le verità della fede." In Italia c'è ancora bisogno di evangelizzare, di fare catechesi? Ma se il calvario di incontri del sabato a cui sono sottoposti quasi tutti i bambini italiani (per convenzione e pace generazionale, piuttosto che per convinzione autentica dei genitori) per accedere a prima confessione, prima comunione e cresima non sono sufficienti a "informare" sulla dottrina cattolica, quando si vuole evangelizzare a cosa ci si riferisce? Ad un lavaggio del cervello che levighi le coscienze e distrugga ogni asperità derivante da un briciolo di spirito critico?
E ancora, che vuol dire il fatto che il secondo punto di priorità Bagnasco lo racconti dicendo: "In termpini più vasti, anche antropologici, si pone la questione educativa. Non esiste educazione senza antropologia e non esiste società senza antropologia". La frase sembra innoqua, ma riflettiamo sul sillogismo alla Tommaso d'Aquino che sottende il ragionamento: "La chiesa deve educare, sulla base di una antropologia"; "La vera antropologia è quella cattolica"; "Senza educazione non esiste società"; "Senza l'antropologia cattolica non esiste società".
Sarà vero? Sicuramente Bagnasco ne è convinto, e questa convenzione spiega anche tutta l'ostinazione sulla questione delle radici cristiane dell'Europa. Ma chi non si riconosce nella fede cattolica (e, ormai, in Italia non è azzardato dire che sono molti) potrebbe avere molto da ridire. Come avrebbe da ridire sulla posizione, affermata con orgoglio dal presidente della CEI, secondo cui il compito dello stato sarebbe fondamentalmente quello di garantire "il retto ordine" della società. Perchè quando esiste un retto ordine, vuol dire che esiste qualcuno che questa rettitudine deve stabilire e che ha il diritto di mettere a tacere chi propone un ordine diverso. E quando il retto ordine diviene il preteso "ordine naturale", allora la situazione diventa esplosiva.
E sì, caro Bagnasco, perchè puoi anche affermare che
La voglia di essere un'autorità extraparlamentare non esiste. La Chiesa non ha nessua volontà egemonica. Esiste semplicemente la responsabilità di dire la propria, come soggetto significativo della società civile, a proposito dei valori sociali fondamentali. Dare il proprio contributo su un piano razionale senza attentare nessuno.
Se pensi che esista un ordine naturale e questo ordine naturale è quello sul quale tu detieni l'ultima parola, allora ti stai arrogando il diritto di dire cosa bisogna fare e cosa non bisogna fare, e ti stai definendo come eminenza grigia della politica.
Altro che "sogetto significativo della società civile": un "sovrano" redivivo che cerca di allargare i vecchi confini dello Stato pontificio dalle alpi alla sicilia, in barba a qualunque (sorpassato) concordato.
E che sia così lo dimostra il fatto che, in un documento interno e molto più esplicito di quanto abbia permesso di fare su un giornale nazionale la dipolomazia vaticana, il vecchio Bagnasco affermi:
La sollecitudine per il bene della società umana fa sì che la Chiesa, senza rischiare sconfinamenti di campo, parli e agisca non per preservare un “interesse cattolico”, bensì per offrire il suo peculiare contributo per costruire il futuro della comunità sociale in cui vive e alla quale è legata da vincoli profondi. Ciò è vero anche quando i credenti si trovano a dover "fronteggiare, con pari determinazione e chiarezza di intenti, il rischio di scelte politiche e legislative che contraddicano fondamentali valori e principi antropologici ed etici radicati nella natura dell’essere umano".
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In una società civile e laica, il fatto che un'organizzazione cerchi di preservare "un interesse cattolico" è accettabile: le lobby lo fanno da sempre, e nessuno se ne scandalizza. Il problema è quando qualcuno pretende di conoscere "fondamentali valori e principi antropologici ed etici radicati nella natura dell’essere umano" e si prede la briga di fronteggiare il rischio di scelte politiche e legislative che li contraddicano.
Gli effetti di questo atteggiamento sono sotto gli occhi di tutti e le pressioni che la chiesa ha fatto per bloccare il riconoscimento e l'allargamento dei diritti civili grida vendetta.
La politca non dovrebbe piegarsi a delle convinzioni che nascono fuori dall'universalità della collettività che rappresenta. Specialmente quando queste convinzioni sono ispirate al pregiudizio. E di pregiudizi Bagnasco ne ha tanti, soprattutto omofobici.
E' divertente che, con sottigliezza, alla fin fine il presidente della CEI la propria omofobia la dichiari apertamente. Su Repubblica dice:
Alla chiesa sta a cuore il valore fondamentale dell'amore, che è l'impasto di ogni persona, anche nelle sue espressioni di sessualità: amore nella sua stabilità e nella sua fecondità. Questo è il messaggio della chiesa. Poi nella sua prassi quotidiana onguno è libero di fare le sue scelte individuali. Nelle relazioni interpresonali, nel dialogo, nell'aiuto reciproco non c'è mai stata omofobia da parte della Chiesa.
Che tra le migliaia di preti che stanno in giro per l'Italia ci sia tanta gente intelligente che non immagina neanche lontanamente di poter negare la comunione a un ragazzo dicendo davanti a tutti "no, a te no, perchè sei gay" lo sappiamo. E possiamo anche concedere che, raramente, "nelle relazioni interpresonali, nel dialogo, nell'aiuto reciproco non c'è mai stata omofobia da parte della Chiesa". Ma caro Bagnasco, se precisi che nel quotidiano la Chiesa non è omofoba, non vuol dire che in altri ambiti lo è? Per esempio, nelle sue posizioni dottrinali ufficiali? Ed affermarlo, non vuol dire anche rivendicarlo?
Insomma, la CEI, sempre in un suo documeto interno, si propone di accompagnare
la vita delle persone con una proposta che sappia presentare e motivare la bellezza dell’insegnamento evangelico sull’amore, reagendo al diffuso 'analfabetismo affettivo' con percorsi formativi adeguati e una vita familiare ed ecclesiale fondata su relazioni profonde e curate.
La gente d'Italia, probabilmente, non ha bisogno di questa educazione: ha una propria profonda e multiforme "educazione affettiva" e non crede che qualcuno che passa la propria vita nella logorante e "contro-natura" condizione della privazione sessuale (condizione troppe volte comprensibilmente violata) abbia il diritto di dire chi, come, quando e perchè amare.
Alla fine, si può essere d'accordo con Mancuso nel suo commento all'intervista di Bagnasco:
"I toni si fanno sfumati, persino fintamente accoglienti, ma la sostanza non cambia: alle persone lgbt di questo Paese non va riconosciuto alcun diritto. Rispetto alla disponibilità d'incontro con le persone omosessuali, Bagnasco sa bene che ne sono già avvenuti diversi in questi anni tra gruppi di gay credenti e alti prelati, addirittura tra gruppi di Arcigay e vescovi locali, ma questo non ha portato certo a un mutamento di atteggiamento complessivo della chiesa cattolica nei confronti dei cittadini omosessuali.
Noi non confondiamo la gerarchia cattolica con i tanti credenti cattolici e non, associazioni, gruppi, preti, con cui la nostra associazione, e in generale il movimento lgbt, collabora in modo proficuo. Non e' una battaglia tra laici e cattolici, ma tra una gerarchia che si é fatta partito e un popolo che si vuole cacciare nella clandestinità sociale.
Ricordiamo, inoltre, che la campagna d'odio perseguita nel corso degli ultimi anni dalle gerarchie, ha, di fatto, contribuito all'aumento esponenziale di atti di violenza e di offesa nei nostri confronti.
Vi é, infine, da sottolineare che, nel documento scaturito dal convegno veronese, i vescovi italiani affermano come sia necessaria una rivisitazione costante dei veri diritti della persona e delle formazioni sociali. In pratica, neppure le LIBERTA' individuali devono essere garantite in quanto tali, ma vanno consentite solo se coerenti con il Magistero cattolico".
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No?
Ma che strano.....
L'indirizzo IP del mittente viene registrato, in ogni caso si raccomanda la buona educazione.



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