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La storia di Brenda, la trans coinvolta nel Marrazzo Gate e morta in circostanze quantomeno oscure, sta assumendo contorni e sfumature sempre più grottesche.
Ad una vicenda già di per se "complicata" si aggiungono dettagli di cronaca giudiziaria e cronaca nera che in un film creerebbero al svolta verso la spy story. Dopo la sua morte, però, sono cambiate anche alcune sfumature legate alle persone trans in generale e al modo di rivolgersi al loro mondo.
Senza entrare nella vicenda politico-giudiziaria e nella morte di Brenda concentriamoci solo sull'aspetto sociale delle trans in TV.
Da quando è scoppiato questo caso Branda e le sue amiche, colleghe e le persone trans in generale, sono state trattate in maniera a dir poco pressappochista dalla quasi totalità della classe giornalistica e politica. Il primo segno di non rispetto che è stato dimostrato nei loro confronti è quell'insistente uso (sbagliato!) dei generi.
Brenda e le amiche, secondo stampa e TV, erano dei transessuali. Sempre rigorosamente al maschile.
Se "la definizione di sé è il primo diritto" però il genere andrebbe concordato con l'apparenza e quindi con il traguardo finale di quel percorso intrapreso. In altre parole sarebbe giusto parlare di trans al femminile per chi da uomo si fa donna e al maschile per chi fa il percorso inverso. Con giornalisti e politici italiani però non c'è niente da fare Branda e le altre rimangono rigorosamente dei trans nel migliore dei casi.
Su Brenda, però, si sta avverando qualcosa di davvero grottesco dopo la morte. Improvvisamente nelle trasmissioni TV di questi giorni la maggioranza dei giornalisti e dei politici si rivolgono alla sua memoria con il genere giusto. Ne parlano al femminile.
Una sorta di rispetto post-mortem che è al confine tra lo sciacallaggio e il senso di colpa. Brenda ha fatto la propria transizione solo dopo morta, qualcosa che appare come un risarcimento per il modo stesso in cui è finita la sua vita.
Quello che rende questa vicenda davvero "particolare" è che a far cambiare lo stato dell'informazione non è stato evidentemente aver capito in che modo relazionarsi con le persone trans ma una sorta di pietismo peloso. Nella stessa trasmissione in cui Branda improvvisamente "diventa donna" le sue amiche e le atre trans intervistate o di cui si parla rimangono maschi: Brenda era una trans amica di altri trans.
Perfino il destrissimo Storace riesce a parlare di Brenda al femminile ma davanti alle altre non riesce a non rivolgere quell'insulto subdolo del non riconoscimento della loro personalità.
Tutto, poi, assume aspetti a volte ridicoli visto che dall'aspetto dell'interlocutore non si capisce certo il genere "di provenienza" e si vedono quindi giornalisti e politici parlare di donne al maschile.
Privilegio, questo, riservato alle transessuali perché la loro colpa più grande è aver rinunciato alla mascolinità. Chissà perché, altrimenti, nessuno parla dei trans F2M, tipo quello del GF10 per capirci, al femminile. In fondo davvero al colpa degli uni è aver rinunciato a ciò che i secondi hanno conquistato.
Non tanto un pene materiale ma un "pene sociale" che, in una società profondamente maschilista, è quello che conta di più. Sull'altro, quello materiale che sta tra le gambe, si può sempre mentire: dimensione, uso, durata e, perché no, anche sulla sua stessa presenza.