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"Il mio angelo" un libro lgbt: intervista all'autrice Eliana Matania Ruggiero
Di walter (del 05/02/2008 @ 00:50:56, in Interviste, linkato 2941 volte)
Eliana Matania Ruggiero, libri, lesbo, vlm edizioni, Valter Manzoni.

Mi chiamo Walter Manzoni e sono l'editore del libro "Il mio angelo, quando gli angeli mettono la coda, ma non perdono le ali". Ho il piacere di presentarvi l'autrice del libro Eliana Matania Ruggiero.

Ciao Eliana, ciao a tutti!

L'incontro rappresenta il filo conduttore della vita di Giulia, la protagonista.
Lo comprendiamo già dalla prima pagina, là dove leggiamo: « [...] fu la naturale conseguenza di un percorso durato 33 anni, un percorso che ha portato a conoscermi attraverso gli uomini che hanno attraversato la mia vita [...]».
Un incontro, più incontri dunque.
Se pensiamo alle nostre vite, quanti volti abbiamo guardato, quante mani abbiamo stretto, in quanti occhi ci siamo persi per ritrovarci e quante spalle abbiamo visto voltarsi e allontanarsi.
Questo è un sunto della prefazione al tuo libro scritta dal Dottor Simone De Andreis, docente presso l'Università di Genova.
Quali sono gli incontri che ritieni più significativi nella tua vita fra quelli descritti nel tuo libro?

Certamente tutti! A volte pensiamo che alcuni incontri siano più importanti di altri perché nel bene o anche nel male ci portano a cambiamenti rilevanti. Nella realtà credo che ogni incontro, anche quello che ci sembra solo all'apparenza meno importante, anche quello di cui ora non rammentiamo, anche quello fugace, porti qualcosa comunque di nuovo nella nostra vita e quindi faccia parte della nostra costruzione come "persona". E infatti in questo romanzo ogni incontro porta a costruire Giulia verso la consapevolezza di se.

Dopo che qualcuna delle persone che abbiamo incontrato nella nostra vita si distacca da noi o siamo noi a distaccarci da questa persona, è inevitabile provare dolore, dolore che sicuramente raggiunge il suo culmine quando si tratta della persona amata.
In questi momenti è come se sprofondassimo sotto terra. Come tornare alla luce? Per tornare alla luce bisogna riprendere a volere bene a noi stessi.
Giulia in questo racconto affronta alcune situazioni molto dolorose che si riveleranno però passaggi di una crescita interiore.
Qual è la tua ricetta personale per uscire dal dolore e andare avanti?

Innanzitutto saper ridere di se stessi e quindi anche dei propri dolori e delle "disavventure" della nostra vita, quindi affrontare il dolore, viverselo senza però crogiolarsi in esso, non averne paura perché prima o poi passa e soprattutto comprendere il perché di quel dolore, elaborare insomma ogni passaggio fin quando, una volta compreso, il dolore sparisce e noi siamo pronti a rialzarci e rimetterci in gioco, con qualcosa in più e mai qualcosa in meno.

La Dottoressa Michela Tafelli scrive: "Il romanzo si apre senza preamboli come uno spaccato sull'attualità di un periodo chiave della vita di una persona - su cui si proiettano frequentemente le esperienze formative del passato, con il suo bagaglio di difficoltà e incertezze - che sembra far risuonare alle orecchie il celebre incipit, ma da subito si avverte il forte e costante impulso al cambiamento, alla positività, alla ricerca incessante della felicità.
Nel percorso interiore descritto nel romanzo Giulia, la protagonista scopre il mondo omosessuale femminile. Il valicare il limite tra una semplice curiosità sessuale e la ricerca di un amore omosessuale è dovuta, secondo te, al fatto che la protagonista nel suo profondo è stata sempre lesbica o la spiegazione è che tutti siamo in realtà bisex e quindi liberi di scegliere di amare una persona di un sesso diverso o del nostro stesso sesso?

Io credo che in ognuno di noi ci sia una componente etero e una omosessuale e che quindi in un certo senso siamo tutti un po' bisessuali, ma dove l'ago della bilancia tenda dipende poi dalla persona. Non esistono in questi casi risposte che vadano bene per tutti. Ci sono uomini e donne in cui da sempre il proprio ago tende verso l'omosessualità e altri e altre in cui l'ago invece tende verso entrambi secondo i periodi della vita, degli incontri e non ultimo anche dei condizionamenti sociali. Giulia certamente non ha mai represso nulla e quando ha sentito gli impulsi dentro li ha semplicemente seguiti. Non credo sia una "libera scelta" in questo senso, quanto piuttosto una naturale tendenza.

Nel romanzo un altro personaggio fa lo stesso percorso della protagonista ma al maschile, passando da etero a bisex per poi avere solo relazioni gay.
Pensi che la condizione di bisex sia solo il momento di passaggio da una realtà eterosessuale, cui le persone si adattano per convenzione, verso una realtà omosessuale, lesbica o gay che sia, in forma stabile, dopo il raggiungimento dell'autocoscienza?

La scelta che fa Giulia come quella di un altro personaggio maschile, è quella di seguire la propria natura, ovunque questa la porti. In questa società vivere in questo modo non è semplice, si rischia di non essere compresi né da una parte né dall'altra e si rischia spesso che la bisessualità venga scambiata con promiscuità o indecisione, cosa che invece non è quando è reale. Per alcune donne e uomini la bisessualità può certamente essere solo un momento di passaggio, ma questo accade quando il proprio passato etero è stato vissuto appunto solo per convenzione sociale. Non per tutti è così. Ci sono anche alcuni uomini e donne che hanno avuto storie etero sentite esattamente come quelle gay o lesbiche.

Tu, allo stato attuale ti ritieni lesbica?

Allo stato attuale certamente mi ritengo lesbica e non ho paura né vergogna alcuna a definirmi tale. Le definizioni però mi stanno strette perché io non sono solo l'Eliana di ora ma anche quella del passato. Più corretto sarebbe dire che considerando l'arco della mia vita sono bisessuale, anche se da quasi sei anni ho una compagna, un rapporto monogamo e con lei voglio rimanere possibilmente per il resto della mia vita. In una conversazione tra amiche parlando di cose simili è venuta fuori la parola "unisex". Ecco se proprio devo scegliere una definizione questa mi appartiene maggiormente. Unisex intesa come "essere umano unico" perché neanche clonandoci otterremmo un esatto nostro "uguale".

La Dottoressa Tafelli scrive ancora: "La voce narrante dell'autrice presenta spassionatamente la propria vita, e spiega con disinvoltura il proprio punto di vista sugli argomenti più svariati: dalle occupazioni quotidiane a vissuti personali ed intimi; tutto sempre con la massima sincerità e candore, senza nascondere nulla, senza imporre giudizi né temere quelli altrui. Una vera sfida alle falsità e alle ipocrisie che spesso le persone usano come mezzo di difesa della propria intimità".
Ti viene sempre spontaneo raccontare apertamente di te, fa parte del tuo modo di essere, non frapporre ostacoli tra te e gli altri, non innalzare barriere, muri, per difendere la tua privacy o è uno sforzo di apertura che hai fatto più nello scrivere il libro?

Decisamente mi viene spontaneo. Non ho mai nascosto nulla di me da quando ero una bambina e raccontavo ai miei compagni di scuola, in una Napoli di 35 anni fa, che i miei genitori erano separati. Mi sono sempre divertita anzi a vedere le espressioni stupite apparire sui loro volti, soprattutto quando aggiungevo che avevo un secondo padre, il fidanzato di mamma, e che convivevamo con lui. Un vero scandalo allora. Né più né meno quanto lo è ora dire di avere una relazione omosessuale o dire di avere un figlio o un genitore omosessuale. I muri non li ho mai alzati e in genere riesco ad aggirare anche quelli degli altri. Benevolmente dico di me stessa che sono un caterpillar.

Immagino che non sia sempre facile essere spontanei e limpidi.
Hai avuto difficoltà sul lavoro con la gente dopo che hai raccontato le tue esperienze di vita? Hai già fatto altri piccoli outing oltre a quello che scaturisce naturale dal pubblicare il tuo romanzo?

Ho fatto outing da subito con gli amici, poi anche in famiglia e sul lavoro e non ho mai riscontrato particolari difficoltà. Probabile anche fortuna la mia, ma è anche vero che la naturalezza con cui tu ti racconti può davvero spiazzare gli altri. Spesso diamo poca fiducia a chi ci circonda o ci vergogniamo noi stessi di quel che siamo e proiettiamo sugli altri la nostra "omofobia interiorizzata". Forse qualcuno che non ha reagito benissimo deve esserci stato tra i conoscenti, ma ho l'abitudine di non curarmi mai di ciò che pensano i conoscenti e anzi paradossalmente ora uso in un certo senso la mia omosessualità per selezionare le amicizie. Se pur parlando e facendomi conoscere dovessi notare incomprensioni persistenti verso questo lato di me, semplicemente vuol dire che non si ha nulla da dirsi. Da queste persone mi allontano. Ho imparato nella mia vita a non curarmi troppo di quello che la gente pensa di me. E' stato il grande insegnamento di mia madre e mi è servito per ogni cosa della mia vita ed ogni scelta, compresa questa.

Nel libro l'amicizia è un tema dominante e intensamente positivo: tu sei una persona che fa facilmente amicizia?

Sono certamente molto socievole e quindi facilmente faccio amicizia. Naturalmente la vera amicizia, quella che non ti abbandona mai anche nei momenti peggiori, quella che non ha bisogno di una costante frequentazione ma che è sempre verde e viva anche a chilometri di distanza, questo tipo di amicizia non si trova tutti i giorni perché è comunque una forma di amore e per esistere e continuare a vivere devono stabilirsi delle affinità elettive particolari.

Nel libro Giulia racconta di relazioni instabili, poco durature, con diversi uomini.
Tu credi che l'instabilità delle relazioni eterosessuali sia causata dalla incapacità dell'uomo etero nell'accettare come compagna una donna emancipata e in carriera come Giulia?

Certamente questa è una delle tante cause ma non solo. L'uomo come la donna è condizionato dalla nascita e ricopre un ruolo che gli viene imposto. Ancora oggi ha come modello una donna che la società impone, che la famiglia spesso ripropone. Per questo, pur desiderando una donna emancipata, quando se ne ritrova una dinanzi non sa spesso che farsene. Ma soprattutto direi che all'uomo non viene insegnato assolutamente come gestire le emozioni. Una donna, per condizionamento ma anche per la sua stessa fisiologicità (il ciclo con i suoi dolori, il dolore della verginità, il dolore del parto), in un certo senso non ha paura di soffrire, anche se spesso poi considera la sofferenza come stato naturale e non invece solo momentaneo della vita. L'uomo invece è condizionato dalla nascita a reprimere le emozioni e quindi è assolutamente impreparato poi a gestirle, cadendo rovinosamente dopo la prima delusione e spesso allontanandosi da qualsiasi cosa possa in un futuro portargli dolore. Questo credo sia il nodo principale.

Nel tuo romanzo alcune relazioni lesbiche e gay non hanno vita lunga.
Quali elementi possono essere la causa di questa difficoltà a creare coppie stabili? La mancanza di valori supposta da alcune personalità religiose? O è semplicemente un fenomeno legato all'allungamento della vita? Ricordo che fino a un paio di secoli fa si viveva in media fino soli 40 anni e solo grazie a penicillina e benessere la vita media si è allungata fino a 75 anni circa.

Innanzitutto chiariamo che questo discorso è valido per tutti i tipi di coppie. Più che la durata della vita media, ciò che è cambiato rispetto al passato sono le possibilità. In passato le possibilità di ricostruirsi una vita, di rimettersi in gioco, di conoscere nuove persone, era praticamente quasi impensabili. Ora invece ci sono immense possibilità e, al contrario di ciò che ci viene detto dalla nascita, io non credo che una relazione valida dipenda dalla durata quanto piuttosto dall'intensità con cui la si è vissuta e se la si è vissuta completamente ed in ogni suo aspetto. Credo che sia piuttosto naturale che solo crescendo e quindi imparando anche attraverso le varie storie della nostra vita noi si possa arrivare ad una maggiore consapevolezza e conoscenza di noi stessi e quindi anche di ciò di cui realmente abbiamo bisogno in qualcuno che ci sta al fianco. La relazione ottimale è quella che avviene tra due individui che uniscono le loro individualità. Ma per far ciò gli individui devono formarsi. Se una storia termina non è un fallimento ma solo un'esperienza in più sul nostro cammino. Ecco il concetto che dobbiamo imparare per andare avanti nella nostra vita.

Credi di aver trovato l'Amore?

Certamente quello che vivo con la mia compagna da ben sei anni non posso che chiamarlo Amore. Va anche detto che ogni storia importante nella nostra vita nel momento in cui la viviamo la sentiamo come "amore". Solo che esistono "amori insani" (ossessioni più che altro) e "Amori sani". Questo certamente è un "Amore sano", un amore completo, vissuto quotidianamente, mai negato da entrambe le parti.

Nel libro risulta evidente, specialmente con gli uomini, quanto il sesso sia anche e soprattutto un mezzo di comunicazione. Una funzione naturale ma maltrattata da un senso religioso cupo ancora oggi.
Il sesso è una forma di comunicazione più maschile che femminile o a parte l'ipocrisia è praticato in eguale misura dagli uomini come dalle donne?

Io sono fermamente convinta che il sesso sia una sanissima forma di comunicazione e che di base non ci siano differenza tra uomini e donne in quanto a potenzialità. Ma in questa società e soprattutto in quella italiana le differenze si sentono fortemente e i condizionamenti sociali giocano una parte importante in questo. Se gli uomini da una parte, cui viene insegnato a non avere sensi di colpa di alcun genere, ne "abusano" quando usano il sesso per "fuggire" dalle emozioni, dall'altro la donna spessissimo fatica ad avere una sana e libera sessualità. Dalla nascita alla donna viene insegnato che essere "disponibili" è da "poco di buono". Spessissimo purtroppo ancora oggi, anche tra le donne, viaggia questo concetto o il pensiero "niente sesso senza amore". Ad esempio l'argomento eiaculazione femminile è argomento quasi sconosciuto tra gli uomini (che anche se lo conoscono lo vedono al massimo legato alla pornografia) che alle donne (che se e quando lo vivono finiscono per rimanerne scioccate come se fosse una malattia).

Ritieni che sia praticato con maggiore frequenza nei rapporti lesbici e gay rispetto a quello che accade nei rapporti eterosessuali, o anche questa è una leggenda metropolitana?

Personalmente credo possa esserci una maggiore frequenza tra gay, che essendo uomini, rifacendomi al discorso di prima, vivono il sesso con più libertà, ma sinceramente ho più l'impressione che sia una leggenda metropolitana.

I personaggi del libro uomini e donne vengono descritti attraverso la parte maschile e femminile sia che siano uomini che donne.
Cosa manca nel mondo d'oggi: forse una maggiore consapevolezza che tutti abbiamo una parte femminile e una parte maschile nel nostro carattere? Forse anche nel fisico?

Diciamo che quello che manca soprattutto è la consapevolezza di che cosa sia maschile e cosa femminile, la consapevolezza che non è solo e unicamente una questione esteriore, di modo di fare o di vestire, quanto un modo di sentire. Tutti abbiamo questi due modi di "sentire" e di porci verso gli altri e un essere completo, uomo o donna che sia, lo è secondo me proprio quando non rinnega nessuna delle due componenti.

I personaggi del tuo libro comunicano moltissimo attraverso sms, chat, e-mail e blog.
In questo mondo virtuale ti sembra che la gente tenda più a nascondersi dietro creazioni immaginarie, oppure credi che riesca, nascosta dall'anonimato, a essere più vera, spontanea, che di persona? Qual è la tua esperienza?

Il cosiddetto mondo virtuale è composto di persone e le persone possono mentire sia che le incontri realmente sia che le incontri in una chat. Ovviamente se si mente sul proprio aspetto è facile farlo via internet. Ma dipende da quello che cerchi. Io ho sempre privilegiato la mente e il cuore di una persona, ecco dunque che incontrare qualcuno via chat forum o blog mi permette di non farmi distrarre, nel bene e nel male, da ciò che vedo. Facile farsi abbagliare da un paio di begli occhi in fondo. Al contrario questo favoloso mezzo di comunicazione ci permette innanzitutto di superare eventuali timidezze personali, ci permette di far vedere ciò che conta, la nostra anima e ci permette infine di conoscere e comunicare con persone che nella nostra quotidianità non avremmo potuto mai conoscere. Si può mentire sul proprio aspetto, ma i pensieri e le affinità mentali non si inventano.

Il tuo romanzo è ambientato tra Milano, Roma e Napoli con netta prevalenza di Roma.
Cosa ti lega a questa città?

Napoli è la città dove sono nata e con cui da sempre ho un rapporto di amore e odio, cui però devo la mia "indole napoletana" che su alcune cose mi è stata molto utile. Milano è quella dove ho trovato i miei equilibri e non è poco. Roma è la mia città d'adozione, è quella in cui sono cresciuta come donna, quella dove mi sono scoperta e strutturata e probabilmente quella che maggiormente mi assomiglia. Ecco perché ancora oggi sono molto legata a questa città.

Quando hai iniziato a scrivere il romanzo e cosa ti ha spinto a farlo?

Lo iniziai a scrivere quasi per gioco, semplicemente aderendo all'idea, nata su un forum, di scrivere un romanzo a più mani. Qualcuno iniziò con due frasi, io ho proseguito e da sola. Quando mi resi conto di quello che poteva venir fuori iniziai a scriverlo per conto mio. Quello che mi spinse fu un bisogno. Volevo semplicemente mettere su carta un sogno ricorrente, trovando così più costruttivo scriverlo piuttosto che continuare a sognare stesa su un divano.

In quanto tempo hai scritto il libro? E' stato difficile o facile portarlo a termine?

In pochi mesi a dire il vero. Iniziato a maggio/giugno e terminato a dicembre dello stesso anno. Non è stato facile perché mentre lo scrivevo la mia vita cambiava e il finale che all'inizio avevo pensato non mi stava più bene. Ho dovuto fermarmi per qualche tempo prima di riprendere e terminarlo quasi tutto d'un fiato, approfittando del fatto che lavoravo poco e avevo molto tempo libero a disposizione in quel periodo.

Quanto in questo tuo primo romanzo è autobiografico?

Direi buona parte di quello che ho raccontato, anche se ho cambiato nomi di alcuni e anche variato alcune situazioni. Ma diciamo che la spina dorsale della storia è certamente autobiografica.

L'emozione che dà il raccontare di sé è uno stimolo o un freno durante la scrittura. Hai provato dolore nel mettere giù i tuoi ricordi?

Al contrario, ho provato una sorta di liberazione. E' come quando scrivi un diario. In fondo io da sempre scrivo, quando ho bisogno di chiarirmi le idee. Fino a quel momento scrivevo poesie, pensieri, riflessioni o e-mail ai miei amici. Questa volta ho scritto un vero e proprio romanzo ma è stato certamente terapeutico innanzitutto per me.

Il tuo titolo è molto intrigante! Queste figure mezzi angeli e mezzi demoni che evochi nel titolo siamo forse noi persone comuni, noi persone umane?

Assolutamente si. Io rivendico da sempre questo concetto. Noi siamo fatti di mille sfumature a volte anche opposte tra loro e una non esclude l'altra. Inoltre ci tenevo che non venissero interpretate in maniera errata e semplicistica alcune cose. Questo è un libro di Amore, anche quando si parla di sesso in maniera diversa da quella che comunemente si intende.

Ma esistono gli angeli e i demoni oppure siamo tutti un po' diavoli e un po' angeli? Sei religiosa?

Non pratico alcuna religione e mi definisco agnostica. Siamo certamente tutti un po' angeli e demoni anche se esistono persone con forti energie positive soprattutto e persone invece che queste energie te le succhiano e ricambiano solo con negatività.

Dopo il Pride 2000 a Roma si era respirato un vento di nuova libertà. Ma la campagna omofobica attuata dalla Chiesa Cattolica e degli esponenti politici cattolici o di destra, dà la sensazione di trovarsi in Italia in un clima politico da Controriforma. Come proseguire la battaglia per i diritti delle persone lgbt?

Innanzitutto cercando di avvicinarci e farci conoscere. Io sono convinta che ci siano molti "cristiani" che non condividono certi atteggiamenti della istituzione Vaticana, così come conosco alcuni elettori di centrodestra che non hanno di certo atteggiamenti o idee omofobiche. La società civile, la cosiddetta maggioranza silenziosa, è nettamente migliore di chi ci governa e di chi impone modi di pensare. Dobbiamo innanzitutto diventare più coesi tra noi, pur distinguendoci nelle nostre diversità, così come dobbiamo cercare di divenire sempre più visibili perché spesso le persone che ci circondano semplicemente non sanno, non conoscono.

A quale pubblico è rivolto il racconto delle tue esperienze di vita?

A tutti. Chiunque secondo me può leggerlo perché si parla di un percorso umano innanzitutto.

Se pensi di scrivere nuove opere letterarie ci sarà nei prossimi libri più distacco dalla tua persona o pensi che saranno pregni dei tuoi ricordi?

Difficile a dirsi. C'è sempre qualcosa di se in quello che si racconta. Diciamo che certamente non scriverò racconti di fantascienza, ma l'idea è quella di scrivere una storia che non riguardi direttamente la mia vita pur avendo con essa qualche attinenza.

Cosa può dare alla causa omosessuale raccontare di sé, anziché scrivere opere fantasiose?

Coraggio a chi ancora non ha fatto alcuni passi. Dimostrare che certe cose possono accadere e non sono solo sogni.

Hai proposto tu l'opera della copertina. Hai scelto questa bellissima opera di tuo padre.

Quali tratti di questa figura femminile ti rappresentano?

Ho scelto un dipinto di mio padre in onore della sua memoria e per ringraziarlo di tutto quello che mi ha insegnato e tra tutti ho scelto questo perché se da un lato mi ricorda un po' le donne di Klimt, che adoro, in un certo senso rappresenta la mia "femminilità interiore".

La pubblicazione del romanzo può influire o sta già influendo sulla tua vita?

Direi che certamente sta già influendo. Ogni azione nella nostra vita influisce e questa non mancherà certamente di farlo.

Come mai ti sei rivolta a me come editore?

Per quasi cinque anni ho inviato il romanzo ad editori e concorsi. Da una parte ho ricevuto proposte da sedicenti editori che richiedevano somme di denaro, scartati per ovvie ragioni. Dall'altra c'è stato chi lo voleva pubblicare snaturando però buona parte del racconto per concentrarsi solo su una parte. Non ho mai avuto ambizioni eccessive e quindi ho atteso. Partecipando al pride di Milano del 2007 mi hanno consegnato un volantino che pubblicizzava un sito di raccolta di professionisti LGBT e su questo sito ho trovato il sito della casa editrice. Visto che sono comunque sempre una persona ottimista ci ho provato per l'ennesima volta e la tenacia mi ha dato ragione perché ho trovato finalmente un editore che facesse il vero lavoro di editore e non mi chiedesse di stravolgere il manoscritto.

Ulteriori informazioni sui siti www.wlmedizioni.com e www.wlmedizioni.it, oppure digitando Eliana Matania Ruggiero o Walter Manzoni nei motori di ricerca di Google.

Intervista a cura di Walter Manzoni in collaborazione con Queerway. Tutti i diritti riservati. E' concessa la stampa a uso privato.