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Come si prevedeva al "congresso" dell'MRN Scilipoti ha accennato anche alle coppie di fatto e alla "famiglia": "Qual è la spiegazione che posso dare a mio figlio quando un uomo parla di famiglia e poi dice pubblicamente di vivere insieme a un altro uomo?"
"Non puoi dire a mio figlio che quella è una famiglia. Perché mio figlio non la capirebbe".
E' di tutta evidenza che se Scilipoti sta allevando uno stupido che non è in grado di capire nemmeno quello che gli si spiega la colpa non è certo di chi dice che anche le coppie di fatto sono una famiglia ma di chi lo cresce in una simile ignoranza.
Tutto questo trascurando il fatto che quando lo stesso responsabile sostiene che le "coppie di fatto" non possono procreare si rende ridicolo agli occhi del mondo (quello esterno non quello che lo applaude!) visto che anche le pietre, e non solo i bambini, sanno che le coppie di fatto sono formate anche da persone di sesso e orientamento sessuale differente e quindi con estrema facilità possono procreare anche senza tirare in ballo il dato di fatto che gli omosessuali, e quindi anche le coppie di persone dello stesso sesso, non sono affatto sterili e potrebbero procreare a loro volta.
Oppure il responsabile Scilipoti non sa nemmeno come si fanno i bambini e non sa come ha fatto ad avere quel figlio che sta allevando da ignorante?
Magari bisognerebbe spiegargli come nascono i bambini e potrebbe aiutare a sua volta il figlio.
Forse se ad aprire il congresso ci fosse stato un maestro elementare sarebbe stato meglio del prete pregante, almeno per il baratro di ignoranza che hanno dimostrato lì dentro.
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Secondo Giornalettismo.com su Libero ci si è lanciati in un ardito parallelo tra l'ormai celebre "Forza Gnocca" berlusconiano e un improbabile "Forza Gay" piddino dove i gay (e non le persone omosessuali tutte, ma solo i maschi!) sono usati come un evidente bau bau per spaventare i famigerati moderati che, in Italia, si sa di moderato non hanno nulla.
Tanto per essere chiari, poi, si userebbe una vignetta del solito Benny che ha fatto dell'insulto figurativo la sua chiave stilistica: Bersani rappresentato come una orrida travesta con parruccone biondo, filo di perle e peli sul petto.
I gay, lo sanno tutti gli omofobi che si rispettino, non sono altro che degli uomini che vorrebbero essere donne ma che non sanno nemmeno com'è fatta una donna.
Un capolavoro di omofobia, bassezza politica e maschilismo concertato in una vignetta e una manciata di righe scritte su un giornale che serve solo ad aumentare lo spreco di carta.
Secondo il virgolettato di Giornalettismo, comunque, il quotidiano di Belpietro si chiederebbe anche cosa ne pensino "della linea bersaniana gli ex popolari".
Quale sarebbe la "linea bersaniana"? Non si sa bene! Probabilmente si fa riferimento alla lettera inviata dal segretario del PD ad Equality in occasione della conferma alla segreteria di Mancuso nella quale Bersani si è lanciato in un genericissimo "Tra i punti principali del programma con cui il Pd si presenterà di fronte agli elettori saranno contenuti impegni chiari: penso all'approvazione di una legge contro l'omofobia e la transfobia, al riconoscimento delle unioni tra persone dello stesso sesso, ...".
Secondo Libero la "gente moderata" che dovrebbe spaventarsi alla sola idea di due maschi che si mandano una raccomandata (si ricordi sempre l'ideona dei DICO!) "già vede il voto cattolico migrare verso altri lidi (e magari medita di fare altrettanto)".
Sarebbe interessante sapere da Libero cosa pensino quegli stessi moderati di prostitute, orge e sex-toys ispirati all'iconografia cattolica?
Presto detto:
La contrapposizione tra Forza gnocca e Forza gay, pur nella propria iperbolicità, è l'emblema di come - e pazienza per i professionisti dell'antipolitica - destra e sinistra non siano tutti uguali. Di nuovo: nessuno sta riducendo la faccenda a partito degli sciupafemmine contro partito degli omosex. È che l'antinomia in questione riassume in sé alla perfezione quella tra Pdl e Pd. E non c'è nemmeno bisogno di impiccarsi a paroloni tipo valori, etica o principi.
Basta parlare di politica: da una parte i temi etici e i diritti civili sono meditati e declinati secondo una certa sensibilità, dall'altra si usano criteri diversi; da una parte si tende a dare retta alla dottrina della Chiesa e dall'altra meno; da una parte si è conservatori e dall'altra progressisti.
Insomma, da una parte la gnocca e dall'altra i gay: è il bipolarismo, bellezza.
Quindi per Libero (e molti dei seguaci del PdL) non solo esiste un'antinomia tra omosessuali e gnocca (chissà che ne pensano se si nominano loro le lesbiche. Forse a una gnocca al quadrato!) ma la mercificazione della donna, la sineddoche gnocca-donna, il sesso promiscuo e lo sfruttamento delle donne sono perfette adesioni ai valori cristiani e a quanto la Chiesa e il Vaticano sostengono.
Davanti alla gnocca i cattolici che votano non scappano, davanti ai gay si: bella morale!
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Post spoiler free
Glee è una delle serie TV più acclamate e meglio eseguite degli ultimi anni. Sicuramente la più gay-friendly e la più approvata dal mondo GLBT.
La serie in Italia è trasmessa da Fox che nella versione italiana sottotitola i testi delle canzoni rendendoli più fruibili anche al pubblico non anglofono.
Gli adattatori italiani però, quegli stessi adattatori che non hanno ancora capito la differenza tra outing e coming out, o sono degli imbranati o dei lavativi.
Nella prima puntata della terza serie di Glee, infatti, in una delle scene più romantiche e tenere della storia d'amore tra Kurt e Blaine, mentre Blaine canta It's Not Unusual nel cortile del McKinley sono riusciti a sottotitolare il testo tradotto declinandolo al femminile.
Nel senso: sono riusciti a tradurre il verso "but if I ever find that you've changed at anytime" con "ma se mai scoprirò che sei cambiata in qualsiasi momento".
Se la canzone è cantata da Tom Jones può anche venir naturale pensare che si stia rivolgendo ad una donna. Se a cantarla, però, è un adolescente che la canta al proprio innamorato perché mai usare quel femminile?
Non stiamo parlando di modificare il testo o la metrica di una canzone (cosa che peraltro non fanno nemmeno gli stessi autori di Glee) ma di accordare un aggettivo, che in inglese è neutro, alla situazione visto che l'italiano ha una distinzione di genere.
Difficilmente si può parlare di omofobia o di intenzione censoria vista la serie ma sicuramente si può parlare di un adattamento davvero inadatto che, chissà per quale motivo, riesce ad essere sgradevole durante la visione di una scena tanto romantica.
Chissà che gli adattatori non abbiano usato, per la fretta di adattare e doppiare il telefilm in tempi brevi, qualche testo già tradotto reperibile sulla rete.
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Alla fine Mario Adinolfi se ne va dal PD. Lo fa sbattendo la porta e rinfacciando al partito e al segretario di non essere riusciti a dare a lui e alle sue idee (in senso lato) il giusto peso e la giusta rilevanza.
Suona davvero strano leggere certe parole sapendo che sono state scritte da quello stesso Adinolfi che ha rischiato di portare a fondo il PD almeno quanto la stessa "nomenklatura" (parole sue) non stiano facendo.
"Dopo una lunga e addolorata fase di riflessione" l'ex candidato alle primarie ha deciso di riconsegnare la tessera "poiché ormai mi sembra un partito intriso di conformismo conservatore". Se a parlare di conformismo e conservatorismo è quello stesso "giornalista militante" che si distingue periodicamente per conformismo e conservatorismo le sue parole suonano davvero grottesche.
"Volevamo un partito che ibridasse le culture senza annullarle, che fosse sempre più aperto", dice, ma se si pensa a quanto detto e fatto da Adinolfi stesso si capisce bene che la sua visione di ibridazione è un'annessione delle idee del cattolicesimo sociale e che l'unica apertura concessa è quella dell'adesione di tutti alla stessa. Lamenta che "i cattolici più impegnati nella fede sono stati marginalizzati" e rivendica addirittura il suo stesso impegno per promuovere "l'idea di un referendum sul matrimonio omosex (a cui sono ferocemente contrario) con l'obiettivo di aprire il più possibile le porte e le finestre del partito". Peccato che il suo unico obbiettivo, in quell'impegno, era mettere alle corde l'intero Partito Democratico ed obbligarlo ad ostracizzare le frange laiche marginalizzando il più possibile ogni richiesta dei "favorevoli" sui diritti civili soprattutto delle persone omosessuali.
Certo ha ragione Adinolfi quando vede nel PD l'ombra dei "vecchi riti da vecchio Pci" ma dimentica che sono gli stessi vecchi riti della vecchia DC cui lui sembra(va?) tendere.
La parte più grottesca della lettera di abbandono è sicuramente quella che analizza il nocciolo della sua rinuncia: "ho sempre ritenuto che il mio impegno a sinistra fosse motivato dalla necessità di ridurre le diseguaglianze".
Ha ragione da vendere a rivendicare le diseguaglianze che devono subire le nuove generazioni ma se si pensa a quanto si batta quotidianamente per il persistere di quelle esistenti per le persone omosessuali e trans c'è da chiedersi cosa intenda Adinolfi per diseguaglianza o come giudichi realmente gay, lesbiche e trans.
Parafrasando le sue stesse parole gli si potrebbe dire che "l'Italia è spaccata in due": da una parte gli eterosessuali con diritti civili e tutele. Dall'altra le persone non eterosessuali senza diritti e discriminate, che subiscono quotidianamente lo stigma sociale. "Il Pd non vuole che sia toccato nulla ai primi e dunque, a parte le chiacchiere solidali, non vuol restituire niente ai giovani", ma questo grazie anche allo stesso Adinolfi e a quelli come lui.
"E' o non è questa una grande diseguaglianza, una grave ingiustizia?"
Meglio così, quindi. Adinolfi lascia "la politica militante, con dolore". Purtroppo, però, continuerà a propinare le sue idee primo-novecentesche scrivendo.
Augurandosi, naturalmente, che non si candidi Renzi alle primarie.
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Dopo le polemiche nate dalle dichiarazioni di Massimo D'Alema sui diritti delle coppie formate da persone dello stesso sesso l'Unità deve aver sentito il bisogno di ribadire il suo cieco appoggio alla direzione del PD come da mandato del nuovo direttore.
Leggendo l'articolo comparso ieri senza firma (chissà perché!) sembra di leggere un'opinione più che una notizia. Un'opinione che, soprattutto dal titolo, ricorda più gli editoriali del Giornale e di Libero che quelli di un giornale che voglia dirsi credibile:
Stretta di mano D'Alema-gay. Sui matrimoni: «Un equivoco»
L'articolo, poi, cerca di spiegare che la diatriba tra il presidente del Copasir e "il mondo gay" è finita "con una stretta di mano e un chiarimento a Bologna".
A leggere quanto riportato dalla testata con poca attenzione sembra che pace sia stata fatta davvero e che quello con D'Alema fosse realmente un "equivoco", un'interpretazione frettolosa di parole frettolose e mal ponderate.
La realtà è un'altra invece e anche la cronaca della "pace" è andata in modo ben diverso. Leggendo con attenzione l'articolo che, evidentemente, anche volendo far credere che il sempiterno D'Alema è stato frainteso ed è un buono e progressista non può alterare del tutto quanto accade.
Andando in ordine: si riporta l'opinione di D'Amema che giudica la "Polemica esagerata" e "che rivendica l'aver sempre difeso il suo impegno per la difesa «i diritti degli omosessuali contro ogni forma di discriminazione e di omofobia»".
Poi il capolavoro: "Le associazioni dapprima lo criticano, promettono un blitz alla festa di Bologna. Lì nella serata di oggi, 13 settembre, il presidente di Arcigay Patané e di Arcilesbica Elisa Mancini tengono un incontro aperto ai cronisti con D'Alema che si chiude con una stretta di mano e le scuse del presidente del Copasir "per un equivoco"".
Sembra che sia stato acceso il calumet della pace non è vero?
Tutt'altro. L'incontro si è chiuso con una stretta di mano solo perché a tutti deve essere sembrato scortese non salutarsi o salutarsi con un insulto.
In realtà, se si va oltre quel che l'Unità vorrebbe far credere, si scopre che il presidente del Copasir ha tutt'altro che chiesto scusa perseverando nell'errore (come gli è congeniale del resto): «Chiedo scusa per l'equivoco. Può darsi che i miei riferimenti al testo costituzionale siano stati rozzi, che non mi sia espresso con chiarezza. Non ho mai detto che la Costituzione impedisce il matrimonio omosessuale. Ho detto che siamo in un Paese con una storia e una tradizione».
Altra falsità. Lui aveva proprio detto che la Costituzione definisce il matrimonio in modo differente da quello reale e lo aveva fatto con estrema chiarezza.
Poi aggiunge che visto che il Paese ha delle tradizioni anche "la lotta per i diritti deve fare i conti «con un ragionevole compromesso» tra «l'allargamento dei diritti per persone che convivono» e «la sensibilità di un mondo cattolico che si sente urtato»".
Conti che secondo D'Alema non dovevano essere fatti, evidentemente, quando si sono introdotti suffragio universale, aborto e divorzio. La storia e la tradizione del nostro Paese non contemplava di certo il ruolo attivo della donna e la sua autodeterminazione eppure la società si è velocemente adattata a questi concetti piuttosto semplici (o, cosa assai più probabili, sono le leggi che si sono adattate alla nuova società).
Poi la chiosa del D'Alema pensiero: «Non ho la remora di definire il matrimonio un sacramento». Peccato che basterebbe sapere che lo Stato non introduce sacramenti né ne contempla l'esistenza. Che il matrimonio sia o meno un sacramento per alcuni è del tutto irrilevante per lo Stato, o almeno dovrebbe esserlo.
Alla fine, oltre tutto, il solito giochetto berlusconiano col quale si crede di imbambolare chi ascolta o legge "D'Alema si è però anche detto «colpito» che le sue frasi, «o meglio spezzoni di un discorso durato tre ore», siano state riportate dopo quattro giorni".
L'intervista sarà anche durata tre ore ma le dichiarazioni contestate sono comprese in dieci minuti della stessa e non sono né "spezzoni" né decontestualizzate: domanda, risposta, obbiezione, risposta e conclusione. Più contestualizzate di così non sarebbe possibile se non riportando il fatto che non è affatto la prima volta che D'Alema dichiara queste cose facendo sempre lo stesso errore. Non solo, quindi, non si parla di spezzoni ma si parla perfino di recidive.
Tornando a quel che l'Unità vuol far credere: quello che all'inizio dell'articolo è stato definito "un incontro [.] che si chiude con una stretta di mano" pare sia finito anche con una dichiarazione del presidente di Arcigay, Paolo Patanè tutt'altro che morbida:
Parole talmente rozze da risultare incredibili.
Intanto D'Alema finge di dimenticare che non esiste nessuna relazione tra matrimonio e procreazione, perché il matrimonio non è diritto esclusivo delle coppie che possono procreare.
Poi confonde tra matrimonio civile e religioso, dimenticandosi che esiste una differenza tra cittadini e credenti e tra Stato e Chiesa.
E infine dimentica la sentenza della Corte costituzionale 138 del 2010, che parifica i diritti delle coppie conviventi dello stesso sesso a quelli delle coppie coniugate eterosessuali.
Le parole del leader minimo sono la conferma di un'alleanza con l'Udc.
Se queste sono le dichiarazioni che seguono un incontro "che si chiude con una stretta di mano e le scuse" il giornale "fondato da Antonio Gramsci nel 1924" ha dei seri problemi di credibilità.
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Secondo D'Alema:
Il matrimonio, come previsto dalla Costituzione del nostro Paese se non la si cambia, è l'unione fra persone di sesso diverso, finalizzata alla procreazione eccetera, fra l'uomo e la donna, questo dice la Costituzione.
Le organizzazioni serie degli omosessuali italiani non hanno mai rivendicato di poter andarsi a sposare in chiesa eccetera. Hanno posto un problema diverso: che vengano riconosciuti i diritti delle persone che si uniscono, tra cui il diritto all'eredità, all'assistenza, perché due persone che convivono hanno diritto a vedere riconosciuta e tutelata questa loro condizione.
Siccome una parte importante del nostro paese ritiene che il matrimonio è un sacramento, io penso che il sentimento di questi italiani vada rispettato, ed è possibile rispettarlo senza comprimere i diritti delle persone omosessuali che devono essere riconosciuti. Cioè in definitiva è possibile trovare un compromesso ragionevole.
C'è nulla da aggiungere a quanto già commentato su anellidifum0 sul D'Alema-pensiero se non che, tra le varie bugie, ha detto anche una vera e propria idiozia:
Le organizzazioni serie degli omosessuali italiani non hanno mai rivendicato di poter andarsi a sposare in chiesa.
Forse non lo hanno mai chiesto per un motivo molto semplice: sono sufficientemente serie da non confondere (loro!) lo Stato italiano con quello vaticano e quindi non chiedono al nostro Parlamento quel che può fare solo il Vaticano. Esattamente come non chiedono alla Francia gli sgravi fiscali per le spese mediche.
Giusto per ricordare chi è serio e chi non lo è e per ribadire, una volta in più, che quando si parla di diritti civili si parla di quelli italiani e non di quelli di altri Stati (fondati sulla religione o meno che siano!).
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Per la prima volta, con il censimento 2011, l'ISTAT fotograferà quest'anno le coppie conviventi anche dello stesso sesso. Alcuni parlano di "casella rivoluzionaria", altri di svolta, altri ancora di traguardo dal quale partire per rigenerare le rivendicazioni sui diritti.
Il dato di fatto è uno: per la prima volta anche i conviventi dello stesso sesso potranno dichiararsi durante le rilevazioni e non saranno costretti per l'ennesima volta a mentire o a "mimetizzarsi".
«Convivente in coppia con l' intestatario» è assai diverso dal precedente, ed ignorato, "coabitante".
La legge sulla privacy non concede di rilevare dati sull'orientamento sessuale degli intervistati ma basterà mettere a sistema i numeri che emergeranno per capire quante siano le coppie gay o lesbiche che convivono.
La svolta, in effetti, c'è anche se potrebbe rivelare numeri assai diversi dalle speranze di chi l'ha chiesta e se comunque non sarà attendibile al cento per cento: quante saranno le coppie omosessuali che decideranno, per vari motivi, di non dichiararsi all'ISTAT e ai suoi intervistatori?
Difficile dirlo e anche per questo molti personaggi pubblici legati all'universo GLBT stanno lanciando appelli al "coming out statistico". La stessa Paola Concia dice di star preparando uno spot per questo:
È arrivato il momento di farsi contare.
Infatti io ci scriverò che sono coniugata. Sto preparando anche uno spot per pubblicizzare la novità, perché è chiaro che in un Paese omofobo come il nostro ci sarà resistenza.
Bisogna vincere la paura, l' Istat è una cosa seria, capiremo finalmente quanti siamo e saremo più forti.
I numeri che emergeranno dal censimento, in realtà, più che un valore politico avranno un vero valore sociale e sociologico. Sapere se le coppie gay e lesbiche sono mille o un milione è importante per capire in che modo evolve la società italiana.
Naturalmente anche il peso politico di certi dati è rilevante ma lo è soprattutto perché la politica italiana è abituata a fare i conti della serva con i voti.
E su questo è chiaro il solito Carlo Giovanardi che si è affrettato a dichiarare:
La trovo un' iniziativa positiva che forse mostrerà che non si tratta poi di quel fenomeno così diffuso come viene presentato.
Come per le aggressioni a sfondo omosessuale, che non sono il fenomeno dilagante che dicono.
A volte sui numeri ci si gioca un pochino, adesso finalmente sapremo.
Finalmente, quindi, il sottosegretario alle politiche anti-gay (perché è oggettivamente l'unico argomento che affronta da mesi!) ha svelato pubblicamente le sue vere motivazioni: le aggressioni omofobe non sono giuste o sbagliate ma sono più semplicemente irrilevanti.
Esattamente come per le convivenze: sono poche (rispetto a quale parametro e in contrapposizione a quale "molte" non è dato saperlo) quindi ininfluenti.
Le cose, evidentemente, non sono giuste o sbagliate in relazione ai loro contenuti ma solo ed esclusivamente, secondo Giovanardi, in virtù del numero di persone coinvolte.
Se le persone di colore fossero state solo poche centinaia non sarebbe servito legiferare per abolire le segregazioni raziali o per i matrimoni interraziali. Se gli ebrei fossero solamente poche migliaia le leggi antisemite non sarebbero servite prima e non sarebbe servito abolirle poi.
Al mercato dei consensi elettorali, evidentemente, Giovanardi ha intenzione di comprare, alle spese di gay lesbiche bisex e trans, i voti di quelli che chissà per quale motivo diranno: vabbè ma se sono così pochi allora che cercano?
A questa gente, il sottosegretario in primis, bisognerebbe rispondere con due argomentazioni chiare:
- Se qualcosa è giusta lo è anche lo fosse per un solo cittadino;
- Se sono così poche le coppie, come volete far credere, allora perché ogni tanto parlate dei costi legati al welfare che il riconoscimento comporterebbe?
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Nelle ultime ore sta nascendo un vero e proprio caso legato ad un tour operator canadese che, avendo organizzato un viaggio in Italia per un gruppo di turisti omosessuali, ha richiesto per la tappa senese (e si immagina ovviamente anche tutte le altre mete del tour) una guida turistica gay.
Naturalmente nel Paese delle polemiche certe richieste rischiano di ottenere risposte sdegnate e di finire sui giornali. Secondo Rita Ceccarelli, presidente dell'associazione guide turistiche della provincia di Siena, è perfino offensivo fare simili richieste:
Siamo indignati per questa richiesta non accettiamo prevaricazioni e difendiamo con orgoglio la nostra professionalità che supera le nostre preferenze sessuali.
Noi accompagniamo in giro persone di tutte le nazionalità, cultura e religione all'insegna del rispetto reciproco. Per questo censuriamo questa richiesta.
Tanto sdegno nascerà dall'ignoranza o dall'assenza di guide dichiaratamente omosessuali a Siena?
E' bene tenere presente che le richieste di guide per così dire specializzate non è né insolita né prerogativa dei "viaggi gay". Per quanto arretrata la cultura turistica italiana dovrebbe sapere che le guide specializzate in determinati settori sono il futuro del mercato turistico e non certo per strane fantasie dei viaggiatori ma per l'esigenza di offrire ed ottenere un prodotto di alta qualità estremamente "customizzato".
Soprattutto all'estero si organizzano tour specializzati che comprendono guide esperte. Se si organizza un tour delle cantine californiane, ad esempio, si sceglie una guida che sia anche esperta di enologia. Il motivo è semplice: al turista viene offerto un professionista non solo delle bellezze storico-artistiche del luogo che sta visitando ma anche esperto, o almeno competente, del particolare segmento di mercato (perché di questo si tratta) che ha ispirato il viaggio e attirato gli utenti.
La richiesta di una guida gay, quindi, è tutt'altro che campata in aria o dettata da chissà quale stranezza: si chiede semplicemente una guida che oltre a conoscere Piazza del Campo sappia anche, ad esempio, dove e come sono gli eventuali locali gay e gay-friendly della città e la relativa gay life.
Non solo. Un gruppo di persone omosessuali potrebbe avere un'esigenza "di viaggio" in più: non essere discriminata o addirittura maltrattata dalla propria stessa guida. Ora la signora Ceccarelli non venga a dirci che tra le guide professioniste della provincia di Siena non ci sono omofobi perché sarebbe l'unico posto in Italia dove questo accade!
La stessa Ceccarelli dimostra di essere tutt'altro che aperta visto che confonde le "preferenze sessuali" con l'orientamento sessuale e affettivo e che paragona la richiesta di una "guida gay", quindi specializzata, a quella di una guida donna e carina ("Richieste anche queste - afferma ancora Rita Ceccarelli - che ci rifiutiamo di assecondare").
Di fronte alla richiesta di una guida donna per accompagnare un gruppo di viaggiatrici avrebbe avuto la stessa reazione tanto indignata? Sicuramente no e questo dimostra che la stessa presidente dell'associazione guide turistiche della provincia di Siena è tutt'altro che esente da pregiudizi e quindi probabilmente non sarebbe la scelta migliore per un "viaggio gay".
Per fare un esempio chiaro a tutti è bene ricordare che il turismo religioso è uno dei settori più sviluppati in Italia e che per simili viaggi le guide vengono espressamente preparate.
Un gruppo di turisti-pellegrini si sentirebbe rispondere che le guide sono tutte uguali e che quindi possono tutte indistintamente accompagnarli sia a Piazza del Campo che alla scoperta di Santa Caterina e della sua fede?
Risulta per caso a qualcuno che i tour religiosi possono essere accompagnati da guide atee o addirittura dichiaratamente omosessuali?
Prima di indignarsi la presidente Ceccarelli, e chi scrive di questa vicenda, farebbe forse bene a chiedersi se il mercato turistico italiano non abbia bisogno di un forte aggiornamento e di una specializzazione maggiore (e migliore). Farebbe bene a chiedersi inoltre se forse tanto sdegno da parte sua non sia dettato anche da pregiudizi e se sia davvero pronta a non discriminare le persone omosessuali almeno quando diventano turisti.
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Secondo Giuseppe Pisanu "I cattolici sono stati ridotti in Italia alla marginalità politica. L'agenda politica italiana negli ultimi anni è stata dettata da Bossi e da Di Pietro".
Coprire di ridicolo il presidente della Commissione Antimafia non è certo una azione che si fa a cuor leggero ma di fronte ad una dichiarazione simile non si può far altro che assecondare il titolare delle stesse e metterlo di fronte all'evidenza dei fatti: i cattolici (per lo più presunti) in Italia dettano da sempre l'agenda politica e soprattutto le leggi dello Stato che sempre più si sta trasformando in uno Stato confessionale. Certo magari i cosiddetti cattolici italiani vorrebbero di più avendo come modello democratico la teocrazia iraniana ma c'è di che accontentarsi, loro, e di che lamentarsi, tutti gli altri.
Giusto per cominciare dagli ultimi eventi politici basterebbe prendere in considerazione la finanziaria di questi giorni che ha tenuto del tutto fuori dall'impennata di tesse la Chiesa cattolica che non solo ha ottenuto di non prendere nemmeno in inconsiderazione l'esenzione dall'ICI ma è riuscita a non far nemmeno parlare dell'ottopermille e di una possibile revisione del meccanismo almeno per quel che riguarda le "preferenze" non espresse (e stiamo parlando di diverse decine di milioni di euro l'anno, non certo di qualche spiccio).
Andando in ordine sparso si potrebbe menzionare la legge 40 sulla fecondazione assistita: legge dettata direttamente dal Vaticano e più arretrata perfino di quella dell'Iran stesso.
L'assenza di leggi che regolino le convivenze e la genitorialità fuori dal matrimonio (per la quale sono dovute intervenire la Suprema Corte e la Cassazione).
L'assenza di una legge contro le discriminazioni basate sull'orientamento sessuale e l'identità di genere per bocciare la quale, in diverse stesure, i cattolici sono riusciti a far passare delle eccezioni di costituzionalità che gridano vendetta davanti al vocabolario stesso.
L'apertura, tutta Italiana, di un dibattito sulla legge 194 (legge che regola l'aborto) in senso restrittivo ovviamente.
La scomparsa dalle cronache anche politiche degli scandali sessuali legati ai sacerdoti cattolici.
L'elezione al CSM di un alfiere della politica cattolica.
La revisione delle norme che regolano i consultori in diverse regioni (Lazio e Lombardia in primis).
L'attacco quasi quotidiano ai laici, alle libertà di scelta, agli omosessuali e ai Pride.
La stesura di un testo di legge sul trattamento di fine vita e testamento biologico che supera ogni più rosea previsione delle stesse gerarchie ecclesiastiche.
L'assenza di qualsiasi tipo di regolamentazione delle unioni tra persone dello stesso sesso a cominciare dalle convivenze per arrivare al matrimonio e passando per le unioni civili.
La nomina di diversi direttori di estate giornalistiche e televisive che sappiano anticipare gli stessi desideri vaticani.
La stesura di una legge che regola il gettito dei fondi che lo Stato elargisce alla Chiesa cattolica in modo talmente subdolo che la maggior parte dei cittadini non sa di finanziarla, involontariamente, ogni anno.
L'impedimento dell'inserimento di nuove categorie e nuove confessioni religiose nella legge che regola l'ottopermille.
L'elenco non è certo completo e potrebbe essere ben più lungo ma è evidente che può bastare per ridicolizzare le dichiarazioni di Pisanu e smentirle pienamente.
Forse, secondo Pisanu e gli altri, i cattolici sono stati ridotti in Italia alla marginalità politica perché non sono ancora riusciti ad eleggere il Papa Re. Ma ci stanno lavorando.
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Il secondo affossamento della legge contro l'omofobia non stupisce di certo.
Davanti ad una norma piuttosto blanda e vuota, in sostanza, di contenuti significativi i maggiori partiti omofobi italiani si sono schierati dalla parte di chi, in Parlamento come nella società, giudica gay lesbiche e trans come bersagli facili perché sprovvisti di tutele culturali prima che legislative.
In 314 (293 favorevoli alle pregiudiziali di costituzionalità e 21 astenuti) ieri hanno ritenuto troppo per questo Paese anche una semplice aggravante per i reati penali. Una aggravante che avrebbe al massimo pareggiato i conti con le varie attenuanti e, soprattutto, con le consuete attenuanti generiche per chi compie reati.
Non certo una norma in grado di stigmatizzare l'omofobia radicata nel Paese più arretrato dell'intero occidente ma una forma di semplice buonsenso giuridico che sarebbe servita al massimo a far condannare qualche violento alla pena prevista dal codice penale invece che ad una inferiore. Né più né meno di questo si trattava.
Una legge seria contro l'omofobia, e forse pericolosa per certi parlamentari e politici, prevedrebbe azioni sociali e culturali per spiegare che discriminare le persone sulla base del loro orientamento sessuale e/o identità di genere è sbagliato.
Se questo paese, poi, fosse serio, affiancherebbe a quella legge sull'omofobia una o più norme per il riconoscimento delle coppie formate da persone dello stesso sesso e per il riconoscimento dei diritti per le persone omosessuali e trans.
La legge che ha visto schierarsi l'Italia peggiore, invece, non prevedeva nulla di questo.
I 314 che hanno affossato la legge ieri (perché sia chiaro: anche chi si è astenuto l'ha affossata, Carfagna compresa!), a ben vedere, hanno solo reso un pessimo servizio a loro stessi oltre che al Paese e alla società tutta.
Nessuno di loro sarebbe stato coinvolto dalla legge, nessuno di quelli che insultano le persone solo per il loro orientamento sessuale sarebbe stato limitato dalla legge. Come detto, al massimo, chi si arma per colpire si vedeva condannato alla pena prevista dal codice invece che ad una minore.
Sapendo questo risultano davvero incredibili due cose.
La prima: chi si fa portavoce di una politica per le "pene certe" e inventa reati basati su condizioni e non su fatti (cfr il "reato di immigrazione clandestina") lavora di fatto perché le pene siano più blande possibili.
La seconda: una simile legge avrebbe consentito a questo parlamento di dirsi "non omofobo" senza impedirgli di esserlo nei fatti. PdL UdC e Lega avrebbero potuto usare il risultato di questa legge per un tornaconto elettorale perfino. Una legge che non punisce quasi nessuno ma che disarma chi ti attacca di essere omofobo in politica, in fin dei conti, sarebbe convenuta a loro tanto quanto al PD.
Invece hanno scelto la strada dell'inazione, dello scontro faccia-a-faccia e dell'ignavia. Tanto per ribadire che loro sono davvero omofobi e che giudicano peggiori delle altre le persone non eterosessuali.
Hanno scelto, in più, una strada imprevedibile sul lungo periodo: "la legge non serve perché gay, lesbiche e trans sono persone uguali alle altre e quindi non servono tutele specifiche".
Dietro l'apparente buon senso si cela la malevolenza e la malafede di chi sa di pensare l'opposto di quel che ha detto ma si cela anche l'insidia dell'uguaglianza.
Forse perché forti di un movimento piuttosto inerme e malconcio non si devono essere resi conto che ieri hanno votato una legge che interpreta definitivamente la Costituzione in senso egualitario per le persone omosessuali e che quelle pregiudiziali di cui oggi si vantano un domani potranno essere usate contro le loro stesse argomentazioni contro riconoscimenti di diritti.
Se, come da interpretazione maggioritaria del dettato costituzionale, omosessuali e trans sono in tutto uguali alle persone eterosessuali come giustificheranno, da ieri in poi, la loro pretesa di trattamenti diseguali nel codice civile?






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