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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
orientamento sessuale, omosessualità, eterosessualità, identità di genere, omofobia, legge Mancino, aggravanti, reati, polemiche.

Coppie Vista la discussione in Parlamento della legge che vorrebbe istituire l'aggravante per omofobia e transfobia stanno fioccando in queste ore le varie deliranti e malevole dichiarazioni dei politici contrari alla legge stessa.

Il tema è più o meno sempre lo stesso:

perché dovrebbe essere più grave picchiare o insultare un omosessuale piuttosto che picchiare o insultare un eterosessuale?

La risposta, triste doverlo ricordare, è:

nessuno sta sostenendo che è più grave!

Come prima cosa bisogna ricordare, o forse a questo punto insegnare, a quanti riescono a partorire una simile sciocchezza che "orientamento sessuale" non vuol dire omosessuale ma è solo il termine che definisce l'attitudine di un individuo verso altri individui in ragione delle proprie aspettative affettive e, in parte, dei propri partner sessuali. In altre parole è un orientamento sessuale anche l'eterosessualità.
Una legge che preveda un'aggravante o un reato "basato sulla discriminazione per orientamento sessuale" sarebbe quindi una legge che copre tutti, omo o etero-sessuali che siano, se attaccati, fisicamente o verbalmente, in ragione di questo.

Stessa cosa si potrebbe dire per l'identità di genere visto che, anche questa, è comune a chiunque: una persona trans (sessuale o gender che sia) ha una identità di genere non in sintonia con il proprio sesso biologico mentre una persona "non-trans" ne ha una in sintonia. Sinteticamente si potrebbe dire che è tutto qui.

Partendo poi dalle obbiezioni fatte alla legge c'è da dire che la legge che si vuole far passare considera un'aggravante la discriminazione basata sull'orientamento sessuale (che come detto riguarda tutti e tutte!) mentre sarebbe più corretto stabilire un reato.
Non certo per velleità giustizialiste ma per semplice equità di trattamento per tutti i cittadini.

Nell'ordinamento italiano, infatti, c'è dal 1993 la cosiddetta legge Mancino (dl 25/6/93, n. 205) che prevede il reato di discriminazione "per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi".
In altre parole quelli che si oppongono alla legge sono già tutelati da una legge ben più adeguata di quella che osteggiano mentre chi la vuole viene tacciato di pretendere "discriminazioni positive".

Alla fine della fiera, quindi, a chi si lancia nell'iperbole "perché dovrebbe essere più grave picchiare o insultare un omosessuale piuttosto che picchiare o insultare un eterosessuale?" si potrebbe rispondere, se ci fosse una legge:

Se botte o insulti sono basati sull'orientamento sessuale sareste protetti dalla legge anche voi mentre ora non lo siete.

Rimane poi da dimostrare quando sia successo o in che modo potrebbe accadere che un tizio qualsiasi passando per strada sia stato aggredito e pestato al grido di

etero di merda. Tutti gli etero nei forni!

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Di queerboy (del 22/05/2011 @ 09:22:02, in Family Day, linkato 499 volte)
Tag: | Destra | Discriminazioni | Elezioni | Giustizia | Italia | Lavoro | Matrimonio | No-etero | Personaggi | Sviluppo Economico |
Giovanardi, Piasapia, De Magistris, ballottaggi, famiglie, casa, diritti, omosessuali, islam, programmi, discriminazioni, coppie, graduatorie.

carlo giovanardi Un endorsment così De Magistris e Pisapia non potevano certo aspettarselo. Invece il neo-sempre-presente sottosegretario Giovanardi glielo ha regalato: con loro a Napoli e Milano nascerebbero le "famiglie gay".

Ormai Giovanardi, non potendo parlare di altro vista la assoluta assenza di azione di governo sue e della sua maggioranza in tema di famiglie, non fa altro che parlare di quelle "gay". Ne consegue che per lui le famiglie composte da due uomini o due donne esistono eccome e sono al centro della sua agenda politica. Se così non fosse perché parlare di "famiglie omosessuali" e non di unioni aliene ad esempio?

Ad ogni modo il solito sottosegretario, intervistato dal solito Davi (anche la sua è una strana ossessione, bisogna ammetterlo), ha dichiarato:

Non escludo affatto che nell'improbabilissima eventualità che diventasse sindaco, De Magistris favorirà femminielli, gay e trans riconosciuti attraverso registri che ne legittimino le unioni, e discriminerà sul piano dei servizi sociali le famiglie con figli.

L'ex magistrato ha detto chiaramente che per lui non ci sono unioni di serie A e di serie B e che è favorevole ai matrimoni omosex, e che li metterebbe sullo stesso piano delle famiglie riconosciute dalla Costituzione.

Ora, senza perdere tempo a disquisire sul fatto che da tali dichiarazioni ne consegue che per Giovanardi esistono famiglie di serie A e di serie B ma comunque famiglie, bisognerebbe spiegare al sottosegretario al nulla che i Comuni non possono riconoscere famiglie come vorrebbe far credere lui ma al massimo possono riconoscere che i servizi comunali debbano essere equi anche per le famiglie diverse da quelle "regolarmente sposate". Né più né meno.

Stessa cosa si potrebbe dire per quel che riguarda i suoi deliri rispetto all'elezione di Pisapia a Milano:

Pisapia vuole liberalizzare cannabis e marijuana, ma così finirebbe con l'aumentare il giro d'affari della criminalità organizzata.

Chiunque abbia contezza del ruolo delle amministrazioni locali sa che, piaccia o meno al sindaco di turno, un Comune non può "liberalizzare cannabis e marijuana". Punto.

E ancora:

Non temo la loro politica filo gay. Io non sono anti gay.

Ma va evidenziato che con Pisapia e De Magistris, il riconoscimento delle unioni gay porterebbe a conseguenze discriminatorie per centinaia di migliaia di famiglie di Napoli e Milano.

Con loro sindaci, le case e i servizi sociali dei comuni darebbero priorità a queste nuove forme di unioni e matrimoni gay, e non alle famiglie riconosciute dalla Carta.

Per esempio cambierebbero i criteri nell'assegnazione delle case, e decine di migliaia di famiglie colpevoli di non essere gay finirebbero in fondo alle priorità degli amministratori.

Su questa serie di dichiarazioni ci sarebbe da scrivere un trattato cominciando dal fatto che non si capisce come in uno Stato che non riconosce il "matrimonio gay" un comune possa riconoscerne.

Inoltre ormai anche i sassi si possono agevolmente rendere conto che Giovanardi è eccome anti-gay, fosse per lui, evidentemente, gay e lesbiche (che nemmeno cita mai!) dovrebbero proprio estinguersi, o almeno, come già dichiarato, andarsi a nascondere per non disturbarlo.

Inoltre nessuno si chiede, né chiede a Giovanardi, l'onere della prova sulle presunte discriminazioni di cui sarebbero vittime le "famiglie colpevoli di non essere gay".

Perché ci sarebbe da chiedere al tipo che sproloquia solo di gay in che modo potrebbe avvenire tutto questo.

E' vero, infatti, che "cambierebbero i criteri nell'assegnazione delle case" ma semplicemente ampliando le liste non certo discriminando "decine di migliaia di famiglie colpevoli di non essere gay" che di certo non "finirebbero in fondo alle priorità degli amministratori".

Perché, se Giovanardi non lo sapesse, le graduatorie per le case, per rimanere nel suo stesso esempio, vengono fatte per punteggi: ad una certa caratteristica corrisponde un certo punteggio e sommando tutti i punteggi si ottiene un totale che determina un posto in graduatoria.

Ora: o Giovanardi dimostra che secondo Pisapia e De Magistris essere gay assegna un punteggio o sta sparando sciocchezze senza nemmeno preoccuparsi del ridicolo.

Sarebbe evidente anche ad un bambino che una famiglia monoreddito con un paio di figli a carico avrebbe maggior punteggio di una coppia di lesbiche lavoratrici senza figli.

Piuttosto è vero il contrario.

L'ostinazione di Giovanardi e di quelli come lui di non riconoscere le unioni tra persone dello stesso sesso e i diritti dei figli di queste discrimina fortemente tanto gli omosessuali che le "famiglie tradizionali". Nel caso, ad esempio, di una lesbica disoccupata con un figlio, anche se convivente con una milionaria, il punteggio sarebbe più alto, in quanto madre single senza reddito, di quello della coppia monoreddito di cui sopra. Un gay disoccupato, magari perché mantenuto dal proprio compagno imprenditore (quello che nella "famiglia tradizionale" sarebbe definito un casalingo!) avrebbe lo stesso punteggio di un ragazzo etero disoccupato.

Le discriminazioni, anche economiche e anche per le famiglie "etero", quindi, sono generate da Giovanardi non certo da chi, nell'ipotesi che sia vero, dice di voler regolare a livello locale le unioni tout court.

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Di queerboy (del 21/05/2011 @ 13:20:47, in Politica, linkato 478 volte)
Tag: | Destra | Discriminazioni | Elezioni | Iran e Medio Oriente | Italia | Lavoro | Letizia Moratti | Moda | Personaggi | Religione | Saranno Famosi | Sviluppo Economico | Turismo | Viaggi |
Milano, ballottaggio, Pisapia, Berlusconi, campagna elettorale, Libero, gay, turismo, GLBT, economia, Moratti.

euro La pazzesca campagna elettorale milanese, fatta di aggressioni verbali e istigazione alla paura, non poteva non tener conto di uno dei tanti "spettri" dell'italiano medio che guarda a destra (anche se in maniera strabica a quanto pare): gli omosessuali.

Secondo un delirante articolo apparso su Libero, cosa tutt'altro che inaspettata, a firma di Franco Bechis Pisapia avrebbe addirittura intenzione di far diventare Milano una "mecca gay", "un gay pride continuo" e "una sorta di camp David per pacificare la comunità Lgbt (lesbo-gay-bisessuale e trans gender) e quella arabo-islamica".

Cercando di mettere insieme le due più grandi paure della destra moderata (a sentir loro!) meneghina si commette anche il grottesco errore di lasciar passare il messaggio che quasi fanno bene gli islamici integralisti a perseguitare gli omosessuali. Perché l'Islam è un pericolo per tutto e tutti ma se si parla di omosessualità, in Italia, è un modello da seguire, più o meno come lo è quando si parla della costruzione di luoghi di culto: perché da loro non si possono costruire le chiese e da noi le moschee si? La risposta sensata sarebbe: perché sosteniamo che il loro sia un modello sbagliato e quindi dobbiamo dare il buon esempio e "spiegare" la democrazia. Ma le risposte sensate in Italia non fanno presa, si sa.

Ad ogni modo nell'articolo di Bechis si vaneggia di questa immaginifica Milano Pisapiana (neologismo orrendo ma che segue quello "Morattiano") trasformata in una sorta di gay-town dove, il sottinteso è quello, orde di omosessuali invadono le strade sostenuti dal sindaco e pacificati con i musulmani.

Magari! Ma il programma di Pisapia parla di tutt'altro come lo stesso articolo riporta e parla, soprattutto, proprio a quella Milano imprenditoriale alla quale si è sempre rivolta la destra berlusconiana e socialista e alla quale si rivolge oggi il "PersDelCons" millantando flat tax area e porti franchi.

Come lo stesso Bechis racconta Pisapia ha intenzione di valorizzare Milano come "meta del turismo omosessuale e in particolare del turismo culturale omossessuale". In altre parole strutturare l'azione amministrativa  e politica per cercare di far crescere e dare veste formale e organizzata a quel che già avviene: creare un ufficio del turismo particolarmente attento alla comunità GLBT per mettere a sistema le varie attività milanesi che vedono in gay e lesbiche i principali attori-fruitori e ampliare l'offerta per far crescere, grazie a questo, l'economia della città, soprattutto quella legata alla cultura e al turismo.

Contrariamente a quanto millantato dal giornalista (!) le politiche GLBT di Pisapia servirebbero allo sviluppo della città in senso economico e generale e non alla comunità GLBT. Naturalmente anche "le proposte più classiche come il registro delle unioni civili, gli incontri nelle scuole, qualche campagna informativa con affissioni pubbliche" sarebbero una crescita, ma sarebbero una crescita culturale e sociale. Il programma di Pisapia, invece, parla proprio di sghei.

Soprattutto parla di "sgay" a quelli che gay non sono ma che giustamente non disdegnano certo un incremento economico e un sistema cittadino che possa far crescere il benessere di quanti ruotano intorno all'imprenditorialità milanese. E scusate se è poco.

E' la "pioggia di soldi" che sottintende questo aspetto del programma di Piasapia che fa paura a Bechis, al suo direttore e al suo editore.

Trasformare Milano in una meta del turismo omosessuale e "in particolare del turismo culturale omosessuale" fa paura perché si sta parlando di big spenders, del 10% del fatturato del settore turistico a livello mondiale e di una spesa media pro-capite più alta della media di circa il 30%. Altro che porto franco!

L'attivazione dell'Ufficio del Turismo GLBT sarebbe una svolta per Milano ben più che per gay, lesbiche e trans. Naturale che faccia paura a chi cerca di riacchiappare una città che gli sta sfuggendo dalle mani.

Altrettanto naturale che chi ha avuto l'idea dello sviluppo e della messa a sistema del turismo GLBT nella seconda città italiana abbia pensato anche alle conseguenti implicazioni di ordine culturale con la più grande comunità islamica in Italia.

Sviluppare un ponte di dialogo tra economia legata alla comunità GLBT e le comunità di fede musulmana è un passaggio naturale. A tutti si può rivolgere Pisapia per questo fuorché agli "estremisti islamici e le loro moschee" di cui vaneggia l'articolo.

Se l'Italia fosse governata da gente seria e democratica, poi, il tanto vituperato passaggio sul dialogo farebbe parte dei programmi di chiunque volesse fare politica e non sarebbe certo un punto sul quale discutere. Non c'è democrazia senza un Comune che si impegni per "facilitare incontro e dialogo fra la comunità Lgbt e le comunità immigrate". Sempre che il modello sia quello democratico e non l'Iran ovviamente.

Come conferma l'articolo uscito su Libero, quindi, se vince Pisapia c'è il rischio che Milano diventi una città più ricca ed accogliente grazie alle "politiche LGBT". E' questo che fa paura ed è questo che fa dire "magari fosse!

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Di queerboy (del 18/05/2011 @ 16:06:00, in Omofobia, linkato 538 volte)
Tag: | Bullismo | Destra | Discriminazioni | Elezioni | Giustizia | Italia | Personaggi | Roma |
Carfagna, legge, omofobia, Concia, commissione giustizia, contrari, bocciatura.

Mara Carfagna 6 A quanto pare il testo della "legge Concia" sulle discriminazioni per orientamento sessuale è stato bocciato dalla commissione giustizia dove era in discussione da anni (da quando, cioè, l'Aula ha bocciato la precedente versione).

Il Pdl avrebbe votato compatto contro il testo base della legge unendosi così a UdC e Lega e smentendo le dichiarazioni fatte per settimane che davano la legge come "equilibrata" e votabile.

L'esito delle recentissime elezioni potrebbe aver influito sul voto degli esponenti del PdL ma, soprattutto, ha prevalso, come al solito, la loro innata e indomita omofobia.

In altre parole sono finalmente usciti allo scoperto e, ad elezioni quasi fatte, hanno potuto votare come hanno sempre pensato di votare.

A quanto pare il ministro delle Pari Opportunità Mara Carfagna non se lo aspettava proprio un simile voto (24 voti contro 17):

Il Popolo della liberta col voto di oggi in Commissione, ha perso un'occasione.

Il testo, infatti, non prevedeva il reato di omofobia, ma introduceva aggravanti per i reati commessi a scopo discriminatorio; una norma di stampo europeo.

Voterò a favore del provvedimento non appena arriverà in Aula.

Al di là delle convinzioni personali il ministro se l'è presa particolarmente con i propri colleghi di partito perché sa bene che questa era pressoché l'unica azione del proprio dicastero da due anni a questa parte e perché, soprattutto, l'hanno lasciata dichiarare che la legge sarebbe passata e che era una legge necessaria.

Isolata e abbandonata, quindi, all'interno della propria stessa maggioranza e per fini del tutto propagandistici e ideologici.

C'è materiale per rassegnare le dimissioni.

Dopo i tanti impegni e tanta enfasi, infatti, la Carfagna è stata lasciata sola, sfiduciata, nella sostanza e nella pratica.

Probabilmente in altri tempi, con altri politici e per altri temi un ministro trattato così dalla sua stessa compagine avrebbe dato le dimissioni provocando almeno una discussione politica.

Ma i tempi sono cambiati e i temi trattati vengono usati solo per fini propagandistici quindi al massimo ci si potrà aspettare che il ministro voti davvero con l'opposizione la legge se dovesse arrivare in aula.

Naturalmente non è detto nemmeno che la voti ma per ora, almeno da qui, bisognerà riconoscerle il beneficio del dubbio.

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Di queerboy (del 18/05/2011 @ 10:13:47, in Omofobia, linkato 454 volte)
Tag: | Bullismo | Discriminazioni | Giustizia | Italia | Personaggi | Roma | Storia |
Giornata Mondiale contro l'Omofobia, Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, politica, discriminazioni.

stendardo presidenziale Per la Giornata Mondiale contro l'Omofobia il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha scelto di indicare con chiarezza assoluta tra le cause dell'omofobia dilagante in questo Paese le responsabilità dei politici: "non bisogna sottovalutare i rischi che l'abitudine all'uso nel discorso pubblico di allusioni irriverenti, lesive della dignità delle persone, contribuiscano a nutrire il terreno sul quale l'omofobia si radica".

Non solo. Il Presidente indica con chiarezza l'evoluzione della società e dell'economia accusando, così, implicitamente la politica per il "cammino che appare ancora lungo e difficile" dell'emancipazione.

Il Presidente Napolitano sottolinea inoltre come si tratti inequivocabilmente di omofobia non solo nei casi di "aggressioni fisiche" ma anche per gli "atti di bullismo, le provocazioni verbali". In altre parole omofobia è anche l'uso corrente di espressioni e dichiarazioni omofobe.

La politica ha, evidentemente, la responsabilità della inammissibile "ostentazione in pubblico di atteggiamenti di irrisione nei confronti di omosessuali".

Per questo, anche secondo il Presidente della Repubblica "è importante che la battaglia contro l'omofobia e le discriminazioni che ne derivano non sia condotta solo ad opera di meritorie avanguardie, ma divenga un ben più vasto impegno civile".

Grazie Presidente!

La coesione sociale del nostro paese è sottoposta a gravi tensioni: inammissibili episodi di impudente aggressività e intolleranza si verificano con frequenza preoccupante. In occasione della Giornata Mondiale contro l'Omofobia voglio esprimere perciò la mia preoccupazione per il persistere di discriminazioni e comportamenti ostili nei confronti di persone con orientamenti sessuali diversi. Si tratta di atteggiamenti che contrastano con i dettami sia della nostra costituzione, sia della Carta dei Diritti Fondamentali dell'Unione Europea. Non dobbiamo quindi ignorare l'invito del Parlamento Europeo a trovare misure efficaci per abbattere anche questo tipo di discriminazioni. E, mentre da una parte deve essere apprezzata l'apertura di imprese italiane e straniere nei confronti di persone con diversi orientamenti sessuali e diverse unioni di vita, dall'altra, occorre denunciare e contrastare in tutte le sedi, e innanzitutto in sede politica, con costanza e con fermezza le aggressioni fisiche, gli atti di bullismo, le provocazioni verbali, quali quelle che hanno investito anche un autorevole membro del Parlamento Italiano. E non bisogna sottovalutare i rischi che l'abitudine all'uso nel discorso pubblico di allusioni irriverenti, lesive della dignità delle persone, contribuiscano a nutrire il terreno sul quale l'omofobia si radica. L'ostentazione in pubblico di atteggiamenti di irrisione nei confronti di omosessuali è inammissibile in società democraticamente adulte. In altri paesi democratici persone che hanno dichiarato i loro orientamenti omosessuali hanno potuto raggiungere posizioni di grande rilievo, ricoprire alte cariche anche pubbliche. Un percorso di superamento di timori e rimozioni, nonchè di ostacoli alle carriere, è stato avviato da tempo anche in Italia, ma il nostro è un cammino che appare ancora lungo e difficile. Perciò è importante che la battaglia contro l'omofobia e le discriminazioni che ne derivano non sia condotta solo ad opera di meritorie avanguardie, ma divenga un ben più vasto impegno civile. In 150 anni il nostro paese, nel suo cammino verso la realizzazione di una democrazia rispettosa delle diversità, ha dovuto affrontare terribili traversie e subire drammatiche cadute. Non dimentichiamolo. Non disperdiamo un prezioso patrimonio di libertà e di tolleranza, guadagnato nel corso della nostra storia. Mancheremmo di rispetto nei confronti di chi, per costruire quel patrimonio, ha saputo battersi con intelligenza, rischiare di persona con coraggio.

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Di queerboy (del 04/05/2011 @ 12:02:30, in Omofobia, linkato 800 volte)
Tag: | Discriminazioni | Italia | Personaggi | Pubblicità | Saranno Famosi | V.M.18 |
Giovanardi, omofobia, MOS, Movimento Omosessuale Sardo, gay, discriminazioni.

MOS Ormai è chiaro che Giovanardi ha trovato il modo di far parlare di se prendendosela con i gay e che, così facendo, riesce pure a nascondere la totale inattività del governo e sua per quel che riguarda il suo mandato ministeriale per la famiglia.

Inutile, quindi, continuare a giocare il suo gioco ed aiutarlo nell'impresa di visibilità personale e invisibilità politica.

Quello che sembra invece più singolare, e forse degno di nota, è che pure chi lo attacca cade nel tranello dell'omofobia e si dimostra, criticando Giovanardi, vicino all'omofobo da bar.

Dopo le ultime esternazioni del sottosegretario il M.O.S. (Movimento Omosessuale Sardo) ha diramato un comunicato stampa:

Apprendiamo dai giornali che Giovanardi si sarebbe lamentato dei vari baci collettivi che in questi giorni hanno avuto luogo in tutta Italia proprio per protestare contro le sue dichiarazioni contro la pubblicità Ikea. Il parlamentare avrebbe infatti sostenuto che il bacio gay lo infastidisce e che quindi gli omosessuali !queste cose" le dovrebbero fare a casa loro. Possiamo rispondere che anche a noi potrebbe infastidire il sorriso cavallino dell'onorevole o il suo tono di voce particolarmente squillante o il suo continuo gesticolare con le mani, con movenze un po' troppo delicate per un eterosessuale, ma non per questo gli chiediamo di starsene a casa quando parla e ride. [...]

Per combattere l'omofobia, a quanto pare, è lecita anche l'omofobia stessa.

Se addirittura chi vorrebbe difendere le persone omosessuali si spinge a dire che "il suo tono di voce particolarmente squillante o il suo continuo gesticolare con le mani, con movenze un po' troppo delicate per un eterosessuale" vuol dire che l'omofobia, latente o meno, è permeata nella società in maniera capillare.

Chi vuole difendere le persone omosessuali e combattere l'omofobia è chiamato come prima cosa a smantellare i luoghi comuni e non certo a diffonderli accreditandoli.

Contrariamente a quel che si pensa avere un "tono di voce squillante" e "gesticolare con le mani con movenze delicate" non vuol dire essere omosessuali. Soprattutto, è vero il contrario: non tutti gli omosessuali (in questo caso evidentemente maschi!) hanno una voce squillante e movenze delicate.

In altre parole non tutti i gay sono checche, detta così forse è più chiara l'omofobia.

Non solo: se anche fosse verosimile (non vero!) che i gay siano tutti checche non vorrebbe di certo dire che per questo sono autorizzati gli altri a farne oggetto di scherno, anche fosse politico.

I dubbi sull'orientamento sessuale di molti politici omofobi sono ricorrenti e anche leciti a volte ma non sono certo il tono di voce o le movenze "delicate" che fanno sorgere tali dubbi.

Altrimenti il prossimo modello da proporre, come critica o come valore a questo punto nemmeno importa, è che i gay vogliono essere donne e le lesbiche fanno le meccaniche.

Farà anche ridere ma non solo non è vero, non è nemmeno un argomento politico.

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Di queerboy (del 01/05/2011 @ 10:52:16, in Politica, linkato 612 volte)
Tag: | Discriminazioni | Giustizia | Italia | Matrimonio | Personaggi | Pubblicità | Saranno Famosi | Sviluppo Economico |
Giovanardi, omofobia, Ikea, Eataly, EasyJet, famiglie, gay, Governo, pubblicità.

eataly L'uscita di Giovanardi sulla pubblicità Ikea è stata un boomerang per il sottosegretario di governo con delega alla famiglia.

Non solo si sono alzate molte voci per difendere "tutte le famiglie", anche quelle che Giovanardi non riconosce come tali, ma lo stesso sottosegretario è stato reso letteralmente oggetto di pubblica derisione.

Prima il comunicato stampa di Ikea che ha annichilito le argomentazioni di Giovanardi, poi la campagna pubblicitaria di Eataly che risponde direttamente a lui dichiarandosi "anche loro aperti a tutte le famiglie" e spiegando pure il perché:

Siamo Italiani (oltre che Eataliani) e non ci offendiamo.

Anzi diciamo evviva all'amore vero tra due persone e alla possibilità di crearsi una famiglia.

EasyJet Ultima della serie, per ora (?), la campagna di EasyJet che ha scelto di andare anche oltre non prendendo nemmeno le parti delle famiglie ma decidendo i prendere platealmente in giro le dichiarazioni di Giovanardi e chiedendosi se la propria pubblicità piacerà gli piacerà.

Fatto oggetto di derisione pubblica e pure strumentalizzato per campagne di marketing. Questo è il risultato dell'azione di governo del sottosegretario alla famiglia.

C'è di che essere orgogliosi.

Non contento della propria esposizione al pubblico ludibrio Giovanardi ha anche scelto di rispondere alle campagne pubblicitarie che lo vedono:

L'iniziativa Eataly di Oscar Farinetti dimostra quello che da tempo denunciamo con forza, e cioè che la vera dimenticata e discriminata in Italia è la famiglia della Costituzione, quella fondata sull'unione di un uomo e di una donna.

Sorvolando sull'assurdità di vedere un esponente di Governo che si cimenta in un confronto politico con una pubblicità quello che lascia basiti è che Giovanardi confonde se stesso con un grande magazzino di mobili a basso costo prima e con una catena di distribuzione enogastronomica poi e magari nelle prossime ore anche con una compagnia aerea.

Rinfacciare, da sottosegretario, ad Eataly di "dimenticare" la famiglia della Costituzione è paradossale.

Non solo è falso visto che tanto Ikea che Eataly si dicono aperte a tutte le famiglie (quindi anche a quelle che vivono nella testa di Giovanardi) ma soprattutto è grottesco.

In parlamento, al Governo, in una maggioranza che è stata la più forte di sempre ci sono per caso mobilifici e produttori di cibo?

Forse Giovanardi ha dimenticato che sta a lui difendere e non discriminare, perfino aiutare e sostenere, le famiglie (tanto quelle di cui parla lui che le altre) e non ai pubblicitari.

Per l'inazione del suo sottosegretariato e per le fantasiose dimissioni prontamente sparite di chi è, secondo lui, la responsabilità?

Davvero Giovanardi pensa di giustificare se stesso e il Governo per quel che non fa prendendosela con marchi di distribuzione e omosessuali?

Davvero Giovanardi pensa che additando le pubblicità può nascondere la completa assenza di azioni a favore delle famiglie, anche fossero solo quelle che lui considera tali?

Dove sono gli aiuti, la difesa, gli incentivi e gli stimoli? Davvero sono chiusi in qualche cassetto dentro un grande magazzino blu e giallo o tra i piatti e le bottiglie di Eataly?

Magari presto scopriremo che secondo lui stanno dentro una pinna a Maiorca (dove grazie allo Stato sono riconosciute le famiglie omosessuali e vengono pure sostenute quelle eterosessuali!).

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