Nel ciclone che sta sconvolgendo la nostra società, accanto alle storie dei molti e dei gruppi - gettati allo sbaraglio dalla chiusura di aziende e fabbriche, o dall'emigrazione all'estero di attività - si inserisce anche la vicenda di due donne.
Giornaliste quotate a Milano, a un certo punto della loro carriera hanno deciso di dare corpo a un sogno sociale e politico: aprire una libreria che non fosse solo un esercizio commerciale, ma un centro culturale polifunzionale (cinema, teatro, concerti, corsi).
La libreria GABI, presente nel IX Municipio di Roma, dal 1975, con i suoi ampi spazi, accoglienti e dalle molteplici possibilità, rappresentava la sede giusta per realizzare il loro progetto. Così Flaminia e Marinella (le "Gabi"), rilevano l'azienda nell'aprile del 2004 con l'intento di svolgere un ruolo culturale e sociale rivolto ai cittadini del quartiere S. Giovanni e non solo, con una particolare attenzione per le donne.
Dopo una lunga serie di appuntamenti "da Donna a Donna", organizzati gratuitamente e dedicati all'auto-aiuto, che hanno visto la partecipazione di molte donne di diversa provenienza, appartenenza e residenza, sono seguite tante iniziative molto apprezzate, anche dalla stampa: eventi, formazione, informazione, cineforum, dibattiti, spettacoli teatrali, cabaret, corsi sul benessere psicologico e fisico, oltre, naturalmente, alla quotidiana attività libraria.
Ma il business ha regole ferree, principi e dinamiche che non si possono ignorare e che lasciano poco spazio all'idealismo. La libreria Gabi, ha ormai i giorni contati. Lo squilibrio nei conti, aggravato dalla crisi economica e dalla crisi cronica del settore del libro, ha definitivamente segnato il rosso e ha cominciato a scorrere il conto alla rovescia dello sfratto esecutivo.
A meno di non trasformare una libreria in un mercato di prodotti di consumo, con i libri non si fanno grandi affari, soprattutto oggi che tutto scorre e corre sempre più velocemente. Soprattutto oggi che per comprare un libro bastano pochi clic su internet.
Eppure la lettura è come il fiume che deposita particelle nella sua corsa verso il mare: nel tempo nuove terre emergono, formate da materiali trasportati da luoghi lontani. Nuovi saperi che si formano grazie ad informazioni ed emozioni che si stratificano lentamente nella società. Nuova conoscenza sulla quale costruire nuovi progetti, un nuovo futuro, una società migliore.
Ora, lo sforzo di sollecitare l'attenzione sullo stato della libreria Gabi, è richiesto per non far fallire l'ennesimo progetto culturale e dare un aiuto concreto a queste donne che finora hanno cercato di realizzarlo. Inoltre, occorre recuperare spazi che possano diventare anche strade nuove per l'occupazione, luoghi di incontro fra le generazioni, arene di confronto e di crescita.
Mantenere in piedi il progetto della Libreria Gabi, vuol dire attivarsi affinchè il tessuto socio-culturale del nostro Municipio e della nostra città, non venga ulteriormente impoverito, minando sempre più la possibilità dell'aggregazione e del confronto e della crescita intellettuale. Perchè la cultura fa bene.
Per sostenere questa esperienza puoi firmare l'appello, dare un contributo economico o proporre iniziative per la raccolta di fondi.
Primi firmatari:
Susana Fantino, Carmen Pignataro, Daniela De Lillo, Valeria Stanziali, Vittoria Rossi, Lidia Giansanti, Simona Pettinari, Ghita Casadei, Massimo Lazzaretti, Gianfranzo Pisa, Lorenzo Mazzoni, Sabina Parisi, Fabrizio Bordignon, Vanessa Ansini, Lucia Pierlorenzi, Florenza Mastrogiacomo,
Per firmare l'appello scrivi a Lucia Pierlorenzi: lucia.pierlorenzi@comune.roma.it
Per informazioni proposte e idee per la raccolta di fondi contatta:
Presidenza del Municipio IX tel. 06 69609202-3-4-6
lucia.pierlorenzi@comune.roma.it
Libreria Gabi tel. 06 70452498-9
Con questo appello si vogliono sollecitare non solo le istituzioni ma tutte le persone della comunità romana e non solo su un problema sempre più generale del nostro paese.
Di seguito il testo della mia mail e quindi del mio appello:
La libreria GABI è un luogo di cultura, di interessi e di partecipazione.
Uno spazio aperto al quartiere e alla città che non può e non deve soggiacere alle sole regole del business nel silenzio della collettività e delle istituzioni.
Per questo scrivo: per lanciare un appello.
Due affermate giornaliste milanesi hanno creduto che a Roma ci fosse lo spazio per un sogno, per la cultura, per degli ideali.
Le ferree regole del consumo non possono far svanire questo sogno e far pensare ad una libreria come quella di Via Gabi solo come ad un un esercizio commerciale.
Il dovere di mantenere vivo questo progetto è di tutti.
Quella della Libreria Gabi non è solo la storia di due donne e del loro sogno. E' la storia di molte realtà e di molti cittadini che non possono e non devono vedere svanire la possibilità di avere un centro culturale e polifunzionale libero e aperto.
Flaminia e Marinella (le "Gabi") organizzano appuntamenti aperti di grande respiro e dal 2004 hanno assunto l'onere e l'onore di svolgere un ruolo culturale e sociale per i cittadini del IX municipio e di tutta la città di Roma.
Ora questo progetto è a rischio perché la cultura "non paga" e l'impegno sociale, se non supportato dalla comunità, non aiuta ad arrivare a fine mese.
I conti in rosso, però, rischiano di far perdere qualcosa di importante all'intera città non solo la passione di due donne che hanno un sogno (non avevano ma hanno!).
Sollecitare l'attenzione sullo stato della libreria Gabi è un appello per la comunità romana tutta, per le istituzioni e per chiunque abbia a cuore le sorti della nostra città.
Non si può e non si deve lasciar fallire un progetto culturale.
Non si può non dare un aiuto concreto a queste due donne che finora hanno dato tanto e che promettono di continuare a farlo.
Aiutare a "le Gabi" a far sopravvivere il loro sogno vuol dire recuperare spazi che possano diventare luoghi di incontro fra generazioni, arene di confronto e di crescita sociale e mille altre cose.
Non possiamo trascurare il sogno di Flaminia e Marinella perché deve tornare ad essere anche il nostro sogno.
Quello qui sopra è il testo della mail che ho mandato a Lucia Pierlorenzi: lucia.pierlorenzi@comune.roma.it
Ovviamente per la Libreria Gabi (e per Flaminia e Marinella) non basta scrivere una mail ma servono anche idee per salvare un progetto.
Chiunque avesse idee, proposte, suggerimenti o vecchi zii americani in procinto di lasciare eredità indesiderate è pregato di spremere le meningi e farsi avanti.
Tag: | Arte | Bullismo | Cinema | Discriminazioni | No-etero | Personaggi | Saranno Famosi | Scuola | Video |
Prigioniera di un castello di favola una gatta, "la vecchia Agata", è convinta che non ci si possa amare come fanno i principi e le principesse.
Questa visione ristretta dell'amore, però, viene rovesciata da Felix che si innamora di Leon, un pesce luna: come la luna è innamorata del sole.
Due amori impossibili per "la vecchia Agata".
Vedendo queste coppie amarsi liberamente e felicemente, però, lo sguardo della gatta cambia e si apre a quello degli altri. E' così che lascia il suo castello di favola e si dona, finalmente, la possibilità di un incontro.
E' questa la storia raccontata da "Le baiser de la lune", cortometraggio ideato in Francia per spiegare ai bambini delle scuole elementari l'amore e le relazioni, comprese quelle tra persone dello stesso sesso.
Il progetto, ideato e realizzato da Sébastien Watel, sta ovviamente creando malumori tra i conservatori che vorrebbero i bambini meno aperti nei confronti delle differenze e più simili a loro.
Per finanziare questo cortometraggio Sébastien Watel aveva fatto appello ai partners istituzionali oltre che ad una sottoscrizione pubblica e questo a fatto andare su tutte le furie i benpensanti convinti che una simile proposta potesse essere paragonata a un "incitamento all'omosessualità nelle scuole elementari".
Ovviamente a dare seguito alle proteste e a sponsorizzare una petizione pubblica contro il film è stato un giornale di destra, Les 4 vérités, che ha rilanciato dichiarando che "l'integrità mentale dei bambini è minacciata da questo tipo di progetti con la complicità attiva dell'amministrazione pubblica". (Naturalmente al termine integrità si dovrebbe sostituire integralismo in questi casi!)
I partners locali [città di Rennes e la Bretagna], però, sono dalla nostra parte - spiega Watel - è a livello ministeriale che questa campagna crea problemi.
Il Ministero dell'Educazione, infatti, ha ceduto alle polemiche e ha chiesto la rimozione del proprio logo dal sito revocando quindi il proprio patrocinio al film: "la stessa richiesta è arrivata da parte del Ministero per la Gioventù e lo Sport che aveva finanziato il progetto. Ci devono essere state parecchie pressioni perché lo Stato non apparisse", continua Sébastien Watel.
A fare da contraltare alle proteste, comunque, si sono levate delle voci a favore dell'iniziativa: l'Accademia segue costantemente l'iniziativa, anche se sostiene che "bisogna fare molta attenzione", e l'associazione degli insegnanti si è detta "molto interessata a sostenere il progetto e a diffonderlo a a livello nazionale".
Il produttore e realizzatore si dice comunque non scoraggiato dalle polemiche e da quello che sta succedendo perché riceve costantemente "ottimi riscontri e incoraggiamenti" e la polemica "non penalizzerà il progetto": ".e poi è sempre interessante per un film suscitare domande e scatenare dibattiti".
Attraverso questo film spero di fornire una migliore rappresentazione delle relazioni romantiche tra persone dello stesso sesso. Si tratta di mostrare che due uomini o due donne possono amarsi anche se i loro amori sembrano diversi se non impossibili.
Il film è rivolto ad un pubblico infantile per lottare contro l'omofobia che spesso emerge durante l'adolescenza e al di là della questione dell'omosessualità questo film è una lotta contro le discriminazioni per imparare il rispetto dell'altro e della sua differenza.
Partire dall'universo poetico de Le baiser de la lune per far riflettere gli allievi sulle differenti relazioni d'amore.
Questo dvd e il suo libretto sono diretti agli insegnanti e le altre parti coinvolte per stimolare un dibattito con i loro studenti sui rapporti d'amore dopo la visione del film.
Una prima parte è rivolta ad analizzare il film in modo divertente per discutere le intenzioni dell'autore e la psicologia dei personaggi. Una seconda svilupperà esercizi ludici per portare i ragazzi a riflettere sulle relazioni romantiche: stereotipi, regole, relazioni tra persone dello stesso sesso. La terza parte fornirà informazioni di base semplici ma corrette sulle relazioni tra persone dello stesso sesso.
Queste informazioni sono destinate a rispondere adeguatamente a tutte le domande degli studenti.
Già, è proprio così: è una questione d'amore. La traduzione del titolo del libro di Alex Sanchez, che ho letto tutto d'un fiato, nel giro di una notte, rende molto bene le 180 pagine scritte in uno stile fresco e cristallino, anche se tradiscono l'originale "The God Box".
O forse non lo tradiscono, ma lo potenziano, arrivando meglio al succo della questione.
Paul, un ragazzo latino americano che ha problemi ad accettarsi (e che proprio per questo non vuole farsi chiamare Pablo), ama: ama Angie, la sua fidanzata di lunga data, e la ama come un'amica vera, senza provare mai voglie particolari; ama il padre, che tratta e accudisce come un figlio; ama la sua scuola e il suo gruppetto di amici; ama la nonna, che nel corso del romanzo lo viene a trovare qualche volta, e lo conosce meglio di chiunque altro; ama Dio, o meglio, ama la sua chiesa di carismatici.
Ed il primo giorno dell'ultimo anno di liceo, incontra Manuel, appena trasferitosi in città che, ai nuovi amici, fa una domanda semplice: se nel liceo esista una AGE, una alleanza Gay-Etero.
E per giunta ha il coraggio di dichiararsi immediatamente gay, oltre che Cristiano.
Una domanda semplice, una affermazione ancora più naturale, e nella vita di Paul, come in tutta la scuola, inizia un terremoto di quelli che abbatterebbero anche i grattacieli antisismici di Tokio.
Un terremoto che mette in dubbio tutte le certezze di Paul e che, per il desiderio di poter amare Manuel, finisce per fargli mettere in dubbio il senso dell'amore stesso e scoprire come il suo amore per Angie non fosse quello che credeva, come il suo amore per Dio non fosse quello che credeva, come il suo amore per se stesso non fosse quello che credeva.
E' una storia veramente piena, capace di guardare al microscopio il cammino di un ragazzo pieno di dubbi che fa fatica a districarsi tra quello che gli hanno sempre insegnato come una verità assoluta: Dio ti ama se sei eterosessuale, essere gay è un peccato, se ami un altro ragazzo vai all'inferno.
Una storia che racconta una realtà della piccola America, ma che potrebbe svolgersi tra i banchi di un nostro liceo, con gli episodi di bullismo ed omofobia, l'indifferenza o l'ostilità di molti adulti, il ruolo assurdo di tante gerarchie cattoliche.
Un libro da leggere e gustare non senza, se siete particolarmente sensibili, qualche ombra di lacrime negli occhi.
Alex Sanchex, E' una questione d'amore, Playground 2009, collana High School, 179 pp., ? 12.00
Un viaggio, l'autostrada, un ragazzo che va verso il proprio amore e scopre che il viaggio è dentro se stesso. "Viaggio verso me", nuovo romanzo di Gabriele Sannino edito da WLM, è la storia di Alessio e del suo viaggio lungo l'autostrada, un viaggio che ha deciso di compiere per andare a trovare la persona che ama più di chiunque altro al mondo, una persona che lo ha restituito alla vita, che gli ha reso tutto il carico d'amore che era pronto a donare al prossimo.
E' un viaggio che il protagonista compie non solo fisicamente - in autostrada, dove incontra persone, incrocia sguardi, sofferenze, gioie e dolori - ma soprattutto dentro se stesso alla ricerca del proprio passato e di un senso per la vita e le sofferenze che ha dovuto subire.
"Viaggio verso" me è un viaggio nell'anima, un viaggio che ciascuno di noi dovrebbe compiere.
Alessio è uno di noi, un uomo con le sue cicatrici, una persona che ha sofferto e, volontariamente o meno, inflitto sofferenza. E' un esempio di come tutti possiamo trovare una strada per essere felici, che non sta nell'avere ma semplicemente nell'essere.
Perchè, secondo Gabriele "oggi la società fa davvero sorridere, oggi, più che mai, questo discorso vale davvero per tutti"?
- Dopo "Non sono un alieno" ecco il tuo secondo romanzo:"Viaggio verso me".
"Viaggio verso me" è un viaggio dentro e fuori di noi. Ciascuno di noi. E' la storia di un ragazzo, Alessio, che compie un viaggio in autostrada per raggiungere la persona che ama e che nel contempo inizia a ricordare diverse tappe della sua vita. E davanti a questi eventi sorride, si dispera, spesso riflette.
- E' una storia autobiografica? Hai compiuto davvero un simile viaggio?
Io sono in viaggio da molto tempo oramai.
Sto cercando, proprio come Alessio, il vero senso di questa vita, senso che, mi dispiace per la società attuale, non sta nell' avere nell'accumulare sempre di più con la speranza di essere felici ma nell'essere.
Ne sono sempre più convinto.Oggi più che mai devi entrare in contatto con te stesso, devi capire chi sei e non ti serve una macchina fiammante o un vestito firmato o l'ultimo modello di scarpe per capirlo. E' una felicità posticcia quella, completamente falsa.
- Come mai un romanzo cosi intimistico e profondo? C'è stato un momento particolare della tua vita in cui hai voluto mettere nero su bianco certe riflessioni e/o percezioni?
"Viaggio verso me" l'ho scritto un anno fa, nel 2008, subito dopo aver pubblicato "Non sono un alieno" e l'ho fatto grazie ai miei primi lettori, a quello che mi dicevano dopo aver letto il primo libro.
Alcuni si aprivano completamente a me, mi confessavano le loro emozioni più profonde, i loro turbamenti più reconditi, le loro esperienze e io lo trovavo (e lo trovo) una cosa bellissima, che mi rende orgoglioso oltre che farmi piacere.Il disagio e la sofferenza che vedevo intorno a me però erano palpabili.
Era come se avessi scoperto un nervo che non andava toccato e quindi raccoglievo testimonianze di persone che mi dicevano che il libro gli era stato di grande aiuto. Qualcuno addirittura parlava di libro "terapeutico".
Nonostante tutto ciò, vedevo che c'era qualcosa che non andava a prescindere.Alcuni problemi andavano ben oltre l'accettazione della sessualità, alcune storie avevano un disagio ancora più profondo. Tant'è vero che mi scrivevano anche diverse donne e mi parlavano di come il libro era servito loro per affrontare differenti problemi legati alla "diversità" come per esempio l'obesità o l'anoressia.
Notavo in molte persone proprio l'incapacità, nonostante tutto, di "essere". Sempre e comunque.
Da qui è nata l'idea di questo viaggio perché non si cambia da un giorno all'altro.
- Perché la società secondo te non premia l'essere?
Perché ti promette continuamente e non mantiene.
Ti prometto che sarai ricco e che sarai bello per sempre, in cambio devi acquistare questo o quel palliativo. Facendo arricchire le solite élite.
La prova di quel che dico è l'immenso successo che riscuotono le scommesse, dal super-enalotto ai gratta e vinci.A volte mi capita di osservare certe scene nei centri commerciali che mi fanno tanto riflettere. Vedi persone piene di speranza, piene di dolore. Non si può continuare a giocare sulla pelle delle persone.
Siamo tutti legati a questa mentalità dell'avere, con l'effetto che c'è chi ha troppo e chi troppo poco.
Bisogna costruire qualcosa di completamente diverso, nuovo, in cui tutti possano avere il minimo che gli consente di vivere dignitosamente e, ovviamente, per chi lo vuole, avere anche di più ma, prima di ogni cosa, bisogna capire che questa cultura non ci porterà da nessuna parte: sta distruggendo noi, la nostra umanità e il nostro pianeta. Ovvero la nostra unica casa.
La società, in sostanza, non solo non promette l'essere, ma neanche l'avere. E tutti continuano a cascarci.
- Ovviamente da questo stato dei fatti non sfugge certo la comunità omosessuale.
Si certo, le persone omosessuali sono persone come tutte le altre e vivono gli stessi problemi sociali e gli stessi disagi che vivono tutti. Anzi a loro è riservato talvolta qualche disagio in più.
- Alessio è innamorato di Luca, l'amore della sua vita. Di questi tempi si è tanto parlato di coppie di fatto, di omofobia eccetera.
Credi che ci sia speranza di un cambiamento radicale nella cultura italiana?
Io sono un irriducibile ottimista e credo di si. Anche se oggettivamente è dura con questa classe politica, che ha dimostrato su molti temi un'ignoranza che non è affatto degna di un dirigente del paese. Insomma sembra siano selezionati dai cartoni animati a volte!
Un dirigente politico ha il dovere di difendere le minoranze, non solo, ce l'ha anche la Chiesa.Lo Stato in particolare dovrebbe garantire a tutti una pari dignità sociale. Mi riferisco ovviamente alla disciplina delle convivenze, al matrimonio e alle adozioni.
- Sei favorevole ai matrimoni e alle adozioni da parte delle coppie omosessuali quindi?
Io sono fondamentalmente un progressista, e si, sono pienamente d'accordo.
Naturalmente, come si farebbe con una coppia eterosessuale, bisogna verificare dapprima a chi lo affidi un bambino. Non puoi darlo a "chiunque", ci sono alcune persone che al di là del loro orientamento sessuale non sono in grado di accudire e crescere un'altra persona.
- Come mai secondo te c'è tanta resistenza nei confronti di questo tema?
Perché ci sono poteri forti che influenzano le coscienze spargendo inutili veleni, come fa una parte della Chiesa (non tutta per fortuna!), - e premetto che questa non è la sua missione - e poi perché c'è tanta ignoranza. Le persone ignoranti, si sa, sono molto malleabili e influenzabili.
In Italia si è ancora convinti che se un bambino cresce con due uomini o due donne diventa gay.
Se fosse così, però, sarebbe vero anche il contrario per cui oggi tutti sarebbero eterosessuali proprio perché cresciuti con un padre e una madre.Inoltre non vedo nessun motivo ostativo al matrimonio civile tra due persone dello stesso sesso. Niente di macabro e soprattutto niente di "anti-familiare".
Semplicemente due nuclei diversi.
- Sei d'accordo con l'adozione da parte delle persone single, di qualsiasi orientamento sessuale?
Anche qui stesso discorso. Si valutano i parametri e li si attua. L'orientamento sessuale non deve contare ovviamente.
I politici anche qui fanno finta di non sapere ma questa pratica c'è già.
- Tornando all'essere e all'avere: credi che le persone omosessuali debbano fare qualcosa in particolare per uscire da questo schema?
Io credo che tutti, gay, etero, trans, (e qui l'orientamento sessuale davvero non c'entra per niente) debbano, oggi più che mai vista la complessità del mondo e delle sue relazioni (economiche, sociali eccetera), guardarsi un po di più.
Il vero cambiamento di cui tutti gli uomini parlano, specie in questo periodo di crisi mondiale, deve partire dalle coscienze. Fin quando saremo tutti attratti dal dio denaro senza vedere null'altro, fin quando saremo tutti drogati da questa smania, be' vuol dire che le cose andranno sempre peggio.
Bisogna reinventare tutto il sistema politico e sociale, bisogna che ciascuno inizi ad essere lo specchio di se stesso.
- Secondo te è anche per questo che la condizione e il riconoscimento dei diritti in Italia è tra le peggiori dell'intero occidente?
Anche. Dove c'è poca consapevolezza, dove c'è solo avidità, cupidigia, individualità, dove cioè l'associazionismo e la cooperatività non rendono più, be' allora lì si è molto più soggetti ad "ubbidire" al primo che si proclama "capo".
Se siamo tutti divisi le conseguenze non possono che essere queste, in tutti i campi, anche in quello dei diritti sociali.
- Concludendo: prossimi progetti?
Hai già qualcosa su cui lavorare o ora ti prenderai una pausa di riposo e di riflessione?
Ne ho tanti di progetti. Sto già lavorando ad un terzo romanzo, mentre è in dirittura d'arrivo il mio primo racconto fantasy, che spero di ultimare presto. Voglio che sia un racconto-favola che faccia riflettere e incantare tutti.
Vorrei intrattenere insomma, ma vorrei anche nel mio piccolo smuovere qualche coscienza.
D'altronde, da sempre, questa è (o almeno dovrebbe essere) la missione tuti noi scrittori.
Tag: | Adozioni | Bullismo | Cinema | Discriminazioni | Elezioni | Fotografia | Gay Street | Giustizia | Guarire gli omosessuali | Italia | Lavoro | Lesbo | Matrimonio | Personaggi | Religione | Roma | Saranno Famosi | Scuola | Storia | Teatro | V.M.18 |
Quinto venerdì di fiaccolate consecutivo. Un impegno tanto gravoso da non consentire, per logiche dinamiche, la partecipazione "fiume" costante di tutti quelli che credono in un'idea forte ma che magari in alcuni momenti hanno anche una vita da vivere.
L'impegno è tale da non poter consentire sempre una presenza garantita ma la partecipazione c'è.
Ieri sera a Montecitorio non c'era la fiumana di gente che è salita fino al Campidoglio il 2 ma c'erano un bel po' di persone interessate davvero e alcuni di quelli che mancavano mancavano per impegni altri non per disinteresse. E' questa la vera novità delle fiaccolate organizzate settimanalmente da We Have A Dream: è importante esserci, partecipare, ma è altrettanto importante crederci.
C'è poi chi non ci crede per niente e pensa che si possa utilizzare quello spazio come un altro qualsiasi per rivendicazioni proprie, non necessariamente personali, e che non hanno alla base lo spirito di quanto si sta costruendo.
Le convinzioni personali sono legittime e rispettabili ma non posso essere imposte a tutti soprattutto in un luogo dove l'optimus è che siano presenti realtà anche diametralmente opposte accumunate, però, da un sentimento comune: la richiesta di pari dignità.
Il reading di ieri sera, ad ogni modo, è stato un bel momento in cui la comunità davvero si è espressa attraverso le scelte dei singoli per costruire un corpus variegato ma con intento comuni.
La sintesi perfetta, forse, è stata proprio la lettura di uno scritto di Massimo Consoli fatta da Alba Montori che, con ironia e puntualità ha voluto ricordare a tutti che siamo prima di tutti una "comunità varia", con le sue distinzioni, le sue peculiarità personali o corporative ma con qualche di elemento in comune: orientamento sessuale, richiesta di diritti, pretesa di piena cittadinanza.
Chi vuole metterci dentro altro, se ci si pensa bene, di spazi ne ha molti e non si capisce perchè dovrebbe venire a prendersene anche qui dove si sta facendo qualcosa di altrettanto importante ma finora unico.
Perchè noi un sogno ce l'abbiamo e siamo determinati a portarlo avanti.
Tag: | Adozioni | Arte | Bullismo | Discriminazioni | Giustizia | Italia | Lavoro | Lesbo | Matrimonio | Personaggi | Roma | Saranno Famosi | Scuola | Storia | Teatro |
Il vero nemico delle persone GLBTQI non è la violenza ma l'ignoranza.
L'ignoranza e la non conoscenza dei problemi reali e delle stesse vite delle persone omosessuali, transessuali, transgender, intersessuali e bisessuali non permette a chi ci governa, e alla stessa società civile, di affrontare in modo approfondito le questioni che vengono sollevate e le richieste che provengono da quella fetta di società che per diversi motivi non è aderente al modello di "normalità" dominante nella società.
Per combattere quell'ignoranza non servono leggi ma conoscenza e impegno. Servono programmi volti a modificare l'idea di una presunta "norma" dettata dalla maggiore probabilità di essere eterosessuali. Servono impegno e cultura per conoscere ciò di cui si sta parlando e saper affrontare non solo le richieste che provengono dall'universo GLBTQI ma le stesse vite di quelle persone che, sulla base di pregiudizi e ignoranza, vengono definite come "diverse".
Per questo si è scelto scelto di raccoglierci di nuovo davanti al palazzo della Camera dei Deputati e lì avviare una raccolta ed un reading pubblico di testi che trattino di noi, delle nostre vite, delle nostre storie e delle nostre richieste. Convinti che i politici, soprattutto quelli più fieramente e strenuamente avversi alle richieste che provengono dalla comunità GLBTQI, non conoscano ciò di cui vogliono parlare e che la loro ignoranza si riversi sulle politiche e sulla stessa società che sono chiamati non a governare ma a proteggere e guidare.
Fare un servizio non a noi stessi ma al Paese e alla classe politica che è chiamata a guidarlo aiutandola a crescere e ad imparare le nostre vite e le nostre richieste. Far conoscere alla nostra classe politica ciò che non conosce e per questo avversa.
La cultura è la prima "medicina" all'ignoranza e quindi all'omofobia e alla transfobia per questo si devono invitare i politici a combattere prima di tutto la propria ignoranza per poter meglio combattere quella dilagante nel Paese e che genera omofobia, transfobia, pregiudizi e violenza.
Per questo la comunità GLBTQI raccolta davanti alla Camera bassa della Repubblica ha deciso di rendere un servizio al proprio Paese e donare dei libri che parlino delle nostre vite e delle nostre richieste perché per prima la nostra classe dirigente impari e combatta la propria ignoranza.
Li aiuteremo a capire e a conoscerci, almeno in parte.
Leggeremo alcuni passi dei libri che abbiamo intenzione di regalare ai nostri politici. Passi che, per ognuno di noi, potranno essere rappresentativi o significativi o provocatori ma che potranno aiutare la classe dirigente del Paese a capire e conoscere per combattere, finalmente, l'ignoranza, la violenza, l'omofobia, la transfobia e l'intolleranza.
L'appuntamento è, come di consuetudine, di venerdì sera, dalle 21:00 alle 23:00, ancora davanti a Palazzo Montecitorio.
Tag: | Adozioni | Discriminazioni | Elezioni | Giustizia | Lavoro | Lesbo | Personaggi | Scuola | Storia | Sviluppo Economico | USA |
Quarant'anni fa clienti e sostenitori dello Stonewall Inn a New York City resistettero alle persecuzioni della polizia che erano diventate fin troppo comuni per i membri della comunità lesbica, gay, bisessuale e transgender (LGBT). Da quella resistenza è nato il movimento per i diritti LGBT in America. Durante il mese della Fierezza LGBT, commemoriamo gli eventi del giugno 1969 e ci impegniamo a raggiungere la piena eguaglianza giuridica delle persone LGBT americane.
Gli americani LGBT hanno dato, e continueranno a dare, un grande e duraturo contributo che continuerà a rafforzare il tessuto della società americana. Ci sono molti rispettati leaders LGBT in tutti i settori professionali, comprese le arti e la business community. Gli americani LGBT hanno anche mobilitato la Nazione a rispondere all'epidemia interna di HIV/AIDS e hanno giuocato un ruolo fondamentale per allargare la risposta di questo paese alla pandemiadi HIV.
Grazia alla non poca determinazione e impegno del movimento per i diritti LGBT molti americani LGBT vivono la propria vita apertamente, oggi come mai prima d'ora. Sono fiero di essere il primo Presidente a nominare dei candidati apertamente LGBT per il Senato - confermando le loro posizioni nei primi 100 giorni di amministrazione. Queste persone incarnano le migliori qualità che ricerchiamo nei servitori pubblici -sia alla Casa Bianca che nelle agenzie federali- gli impiegati apertamente LGBT hanno svolto il proprio lavoro con merito e professionalità.
Il movimento per i diritti LGBT ha ottenuto grandi progressi ma c'è ancora molto lavoro da fare. I giovani LGBT devono sentirsi sicuri di studiare senza aver paura delle persecuzioni, le famiglie e gli anziani LGBT devono poter contare di vivere le loro vite con dignità e rispetto.
La mia amministrazione si è affiancata alla comunità LGBT per dare vita ad un ampi a gamma di iniziative. A livello internazionale mi sono unito agli sforzi delle Nazioni Unite per depenalizzare l'omosessualità in tutto il mondo. Qui, a casa, continuo a sostenere le misure per portare l'intero spettro di pari diritti per gli americani LGBT. Queste misure includono il miglioramento della legge sui crimini d'odio, il supporto alle unioni civili e ai diritti federali per le coppie LGBT, mettere fuorilegge le discriminazioni sul posto di lavoro, assicurare i diritti all'adozione e mettere fine alla politica del "Don't Ask, Don't Tell" per rafforzare le nostre Forze Armate e la nostra sicurezza nazionale. Dobbiamo abnche4 impegnarci a combattere l'epidemia di HIV/AIDS sia riducendo il numero di infezioni da HIV che fornendo assistenza e servizi di sostegno per le persone che vivono con HIV e AIDS negli Stati Uniti.
Queste sono questioni che non riguardano solo la comunità LGBT ma tutta la nostra Nazione. Finchè la promessa di eguaglianza per tutti rimarrà disattesa tutti gli americani sono coinvolti. Se lavoreremo tutti insieme per portare avanti i principi sui quali è fondata la nostra Nazione tutti gli americani ne trarranno giovamento. Durante il Mese della fierezza LGBT invito la comunità LGBT, il Congresso e il popolo americano a lavorare insieme per promuovere parità di diritti per tutti, indipendentemente dall'orientamento sessuale e dall'identità di genere.
ORA, QUINDI, IO, BARACK OBAMA, Presidente degli Stati Uniti d'America, in virtù dell'autorità concessami dalla Costituzione e dalle leggi degli Stati Uniti, proclamo questo mese di giugno 2009 Lesbian, Gay, Bisexual, and Transgender Pride Month. Invito il popolo degli stati Uniti d'America a rimuovere discriminazioni e pregiudizi ovunque esistano.
BARACK OBAMA
Così il Presidente Obama ha reso un tributo altissimo alla comunità gay, lesbica, bisessuale, transessuale e transgender nel mese in cui si celebrano i quarant'anni dalla nascita del movimento per i diritti delle persone omosessuali.
Tag: | Adozioni | Cinema | Discriminazioni | Gay Street | Roma | Storia | USA | Video |
Domani è la Giornata Internazionale contro l'Omofobia (IDAHO - International Day Aginst Homofobia). Il Circolo Mario Mieli a Roma ha scelto di celebrare questo "evento" con la proiezione di un film storico che ripercorre parte dell'inizio del movimento internazionale GLBT e rievoca in versione individuale quello che successe la notte del 28 giugno 1969 al Village, New York.
Come dice Miranda, una dei protagonisti, la storia narrata non è la vera storia di quello che accadde davvero quella notte, quando gay e travestiti si stancarono delle vessazioni da parte della polizia e reagirono dando vita al primo moto di Stonewall, ma la sua storia di quella notte e dei giorni che la precedettero e seguirono. Perchè le storie sullo Stonewall sono quante le travestite che ci sono a New York.
Il film è il celebre Stonewall di Nigel Finch, 1995 ed è importante vederlo per chi sostiene i Pride in "giacca e cravatta", omosessuali compresi. Vedendo il film si capirà, finalmente, perchè al Pride ci devono essere transessuali, transgender e travestiti. Si capirà cosa sono i Pride "sobri" e a cosa portano. Soprattutto si capirà perchè l'intero popolo GLBT di oggi non dovrebbe far altro che portare gratitudine alle travestite sguaiate che urlavano fuori ad un bar di New York in una notte d'estate.
Il consiglio è di vedere questo film, capirlo, gustarlo e studiarlo. Tutti, gay, etero, lesbiche, pro-gay o anti-gay dovrebbero vederlo per capire di più i moti che hanno dato origine al Gay Pride.
L'occasione può essere la proiezione al Mieli di domani ma anche vederlo in un altra occasione (ormai purtroppo è fuori catalogo ma non mancherà il modo di trovarlo con "sistemi alternativi").
Certo vederlo al Mieli sarebbe meglio visto che prima del film di Finchsarà proiettato il film di Daniela e Marika e attraverso Over the Rainbow si potrebbe capire anche la ormai famigerata omogenitorialità.
Tag: | Arte | Bellezza | Cinema | Fotografia | Moda | Musica | Personaggi | Storia |
La National Portrait Galley di Londra si appresta ad allestire una mostra che è già destinata ad entrare in una eventuale seconda edizione di se stessa: "Gay Icons".
Una lunga carrellata di ritratti delle icone gay mondiali per cercare di trovare, se ce ne sono, i tratti comuni ai personaggi rappresentati e capire se esiste, e in cosa consiste, il "gene" dell'icona gay.
Curatori della rassegna, tra gli altri, anche delle vere e proprie icone come Elton John, Billie Jean King e Ian McKellen.
Gay Icons si prefige di esplorare la storia sociale e culturale gay attraverso l'intuizione personale unica dei dieci curatori che hanno selezionato le proprie icone gay sia moderne che storiche. I personaggi scelti, siano gay o meno a loro volta, sono stati importanti per ogni selezionatore e ne hanno influenzato e ispirato l'attività e la vita.
La scelta offre una serie di affascinanti figure ispiratrici, alcune molto famose, altre eroiche o relativamente sconosciute.
Indagando nel mondo dell'arte, dello spettacolo, della musica, della letteratura, dello sport e della politica la galleria di icone presentata alla National Portrait Gallery va da artisti del calibro di Francis Bacon e David Hockney all'attivista per i diritti civili Harvey Milk, dagli scrittori Quentin Crisp, Joe Orton, Daphne Du Maurier, Patricia Highsmith e Walt Whitman al compositore Pyotr Tchaikovsky, dai musicisti e cantanti K.D.Lang, Will Young e i Village People a personaggi dell'intrattenimento del pari di Ellen DeGeneres, Kenneth Williams e Lily Savage, passando perfino per Nelson Mandela e la Principessa del Galles Diana Spencer.
La lunga teoria di icone è messa in scena grazie a sessanta ritratti di fotografi e pittori, a loro volta icone, che illustrano la vita e la storia di questi personaggi.
Una mostra di opere di Andy Warhol, Linda McCartney, Fergus Greer e Cecil Beaton, quindi, che inscena l'universo dell'immaginario gay della storia del mondo.
La mostra, che sicuramente promette di oscurare la nostrana Vade Retro, aprirà i battenti il 2 Luglio e rimarrà visitabile alla Wolfson Gallery della NPG di Londra fino al 18 Ottobre 2009 .
Per i meno fortunati che non potranno andare fino a Londra, è già promesso un libro fotografico che racconta la fantastica storia di una mostra particolare ma di altissimo profilo.
Tag: | Adozioni | Discriminazioni | Giustizia | Italia | Matrimonio | Religione |
L'Enciclopedia Treccani ha appena aggiornato la voce "omosessualità".
Nonostante l'aggiornamento sia in direzione dell'accettazione e scevro di giudizi morali ci sono alcuni errori di valutazione e alcuni dati largamente sottovalutati ma l'Enciclopedia più famosa d'Italia permette di commentare le voci e apportare cambiamenti a correzioni.
Sulla base della attuale definizione data dalla Treccani la voce andrebbe modificata così:
omosessualità: Orientamento del desiderio sessuale e della sfera affettiva verso individui dello stesso sesso. Nel passato l'o. è spesso stata associata, a causa di pregiudizi religiosi, sociali, etici o scientifici, alle nozioni di peccato, malattia, degenerazione morale. In partic. nell'Ottocento si affermò una tendenza a disapprovare e punire l'o. in base a un'identificazione tra sessualità e rapporti eterosessuali riproduttivi 'naturali', che portava a considerare 'innaturali' o 'anormali' tutti gli altri comportamenti sessuali. Solo nella seconda metà del 20° sec. è stata messa in crisi la tesi sulla natura patologica dell'o.: per es. nel 1972 l'American psychiatric association ha stabilito di escludere l'o. dall'elenco delle patologie. Da allora, anche sulla scorta dell'azione di movimenti omosessuali militanti, in gran parte del mondo l'o. è considerata come il prodotto di una predisposizione biologica, di fattori psicologico-ambientali o, anche, di una combinazione di entrambi. Diversi Stati (Canada, Belgio, Paesi Bassi, Spagna, Massachusetts) hanno legalizzato le unioni tra partner dello stesso sesso e alcuni hanno riconosciuto alle coppie omosessuali il diritto di adozione (per es. il Belgio). Persistono comunque ancora oggi pregiudizi religiosi, sociali ed etici secondo i quali in alcuni paesi l'o. è perseguita per legge. In questi paesi chi pratica l'o. può rischiare dall'arresto ai lavori forzati, fino alla pena di morte.



Feed RSS 0.91
Feed Atom 0.3








(p)Link
Commenti
Storico
Stampa