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\\ Home Page : Storico : Diritti Civili (inverti l'ordine)
Di seguito gli interventi pubblicati in questa sezione, in ordine cronologico.
 
 
gay, destra, sinistra, politica, movimento, matrimonio, referendum, aborto, divorzio, schieramenti, udc, lega, lesbiche, trans, rivendicazioni, obbiettivi, stategie.

San Diego Flag Ieri durante un dialogo sul movimento GLBT, sui suoi obbiettivi e la sua strategia (percorsa e percorribile) qualcuno ha sostenuto che il movimento "non può che essere di sinistra". I motivi sono noti ai più: la destra italiana è per lo più becera, conservatrice, filo cattolica, omofoba e in buona parte reazionaria.

Tutte cose condivisibili e grosso modo confermabili.

Da qui, però, a sostenere che il movimento per i diritti civili di omosessuali e trans debba obbligatoriamente rivolgersi a sinistra ce ne passa a mio modesto avviso. Soprattutto non sono d'accordo con la semplificazione che ne deriva e sulle conseguenze di questa presa di posizione.

Non sono d'accordo non in virtù del fatto che indubbiamente ci sono (perché non possono non esserci) gay e trans che votano a destra e che quindi devono avere una loro legittima porzione del movimento che dialoghi con la loro parte politica. Non sono d'accordo perché, secondo me, sfugge un dettaglio macroscopico in questo ragionamento: ci serve la maggioranza!

Si badi bene non una qualche maggioranza parlamentare che sia in grado di mettere finalmente la firma in fondo alla lista delle nostre richieste convertendole in leggi ma una maggioranza larga e condivisa della cosiddetta "società civile" (casalinga di Voghera compresa) che ci garantisca in qualche modo il mantenimento di quei diritti che l'eventuale parte politica ci dovesse riconoscere.

Ovviamente il discorso non parte dalla situazione contingente che vede al governo la destra e all'opposizione una sinistra sgangherata che non riesce ad essere né sinistra né destra visto che questi equilibri potrebbero essere ribaltati in qualsiasi momento.

Quello cui mi riferisco è il momento successivo all'ipotetico ottenimento dei famosi desiderata del movimento per i quali non può bastare il solo calcolo aritmetico dei voti parlamentari.

Non è bastato per leggi largamente condivise come quelle sull'aborto o sul divorzio figuriamoci se basterebbe per il matrimonio tra persone dello stesso sesso o per l'adozione da parte di coppie gay e lesbiche.

Ipotizziamo solo per un momento che domani mattina qualcuno riuscisse a mettere in piedi una allegra brigata parlamentare che riuscisse a votare a maggioranza il matrimonio che chiediamo.

Siamo davvero convinti che la partita sarebbe chiusa domani sera?

Non è probabile, piuttosto, che si metterebbero in campo le stesse forze che furono impiegate per le leggi già citate invocando quindi l'istituto referendario per abrogare il tanto agognato matrimonio?

A quel punto si andrebbe alla conta e non basterebbero più gli odierni finiani, le varie Montalcini, i Ciampi, i Pininfarina ma servirebbero le casalinghe di Voghera, gli operai della FIAT che oggi votano Lega, i Dolce e Gabbana e la maggioranza di quel popolo che decide delle sorti elettorali dei partiti ma che sarebbe chiamato direttamente a decidere delle sorti dei diritti civili di migliaia (milioni?) di coppie di cittadini.

Non illudiamoci che la "società civile" sia dalla nostra parte perché è, forse più semplicemente, disinteressata alle nostre vicende e le forze che l'UdC e la Lega metterebbero in campo grazie all'appoggio dei cattolici di ferro e di noti sovrani esteri non sarebbero certo paragonabili a quelle che saremmo in grado di mettere in campo noi al momento.

In democrazia non basta avere ragione, te la devono anche riconoscere.

Con un problema in più per noi: le leggi che chiediamo non riguardano gli altri.

Per aborto o divorzio la grande maggioranza degli italiani ha votato perché aveva la consapevolezza (o il timore) che potesse essere coinvolta. Per il matrimonio tra omosessuali no.

L'italiano egoista (generalizzando all'estremo) che ha votato per il divorzio ha preferito lasciarsi aperta la strada per prendere a calci la moglie e liberarsene. Votando per l'aborto ha preferito avere la possibilità di sbarazzarsi del bastardo che la figlia o il figlio gli avrebbero potuto accollare piuttosto che rischiare la morte sotto i ferri da calza o l'esborso oneroso per una mammana.

Lo stesso italiano egoista parte dal presupposto che a lui non potrebbe mai capitare di avere un figlio gay o una figlia lesbica (impensabile poi generare trans!) quindi non vedrebbe alcuna "convenienza personale" per votare a favore di una legge che eventualmente riconoscesse loro dei diritti.

Volenti o nolenti, dopo il famoso voto accidentale di una legge sul matrimonio, ci servirebbero i voti anche di quelli che hanno votato per l'aborto o per il divorzio e non possiamo certo illuderci che "stare a sinistra" ci garantirebbe quei voti.

Per rimanere su aborto e divorzio: le grandi vittorie storiche che si ricordano in merito, fateci caso, non sono il passaggio parlamentare delle leggi ma i referendum che non le hanno abrogate.

Il passaggio storico in merito a quelle leggi è infatti il passaggio referendario non certo quello legislativo-parlamentare.

Questo proprio perché ci si accorge tutt'ora che anche una larghissima fetta dell'elettorato "conservatore" ha consentito quella vittoria e le conquiste civili che ne sono nate.

La stessa cosa, ci piaccia o meno, dovrà essere per i diritti civili delle persone omosessuali e trans italiane.

 
Di queerboy (del 12/06/2010 @ 09:38:44, in Diritti Civili, linkato 320 volte)
Tag: | Elezioni | Giustizia | Lesbo | Matrimonio | Religione | Saranno Famosi | Storia |
Islanda, matrimonio, gay, omosessuali, premier, Johanna Sigurdardortir, unanimità, legge, approvazione.

geyser Da ieri in Islanda il matrimonio è per "uomo e donna", "donna e donna" e "uomo e uomo". All'unanimità l'Althing, il Parlamento islandese, ha approvato la legge che amplia il diritto matrimoniale anche alle coppie formate da persone dello stesso sesso abolendo contestualmente le unioni civili che erano nate proprio per riconoscere le coppie gay e lesbiche.

Quarantanove i voti favorevoli alla legge mentre chi ha scelto, tra i rappresentanti parlamentari, di non sostenere la legge si è astenuto non partecipando al voto ma non facendo ostruzionismo o opposizione. 49 si, 0 contrari e 24 astenuti astenuti quindi.

Certo l'Islanda aveva già dato prova di enorme laicità e grande accoglienza per le persone omosessuali visto che nel 2009 ha eletto quella che è tutt'ora l'unico capo di governo apertamente omosessuale al mondo: Johanna Sigurdardortir.

Secondo i commentatori politici della terra dei gayser la questione dei matrimoni omosessuali non è "una grande istanza, non è mai stata controversa" e il voto all'unanimità lo dimostra a pieno.

Non solo: il riconoscimento dei matrimoni tra uomini o tra donne è tanto normale nel Paese che perfino la chiesa protestante, prima confessione nazionale, si è astenuta dalla lotta politica per impedirne l'introduzione e si sta interrogando se consentire o meno anche la celebrazione religiosa dei matrimoni appena approvati.

L'altro singolare avvenimento islandese è la contestuale abrogazione delle unioni civili già in vigore. L'Islanda, d'ora in poi, riconoscerà un unico istituto per le coppie che vogliono condividere un percorso di vita comune e non avrà più istituti ghetto o palliativi per le diverse tipologie di coppie. C'è da dire che l'abrogazione delle unioni civili corrisponde anche ad un modello di matrimonio e di società profondamente diverso dal modello mediterraneo e quindi le unioni civili sarebbero né più né meno che un doppione surrogato di quel matrimonio che ora possono contrarre tutti i cittadini islandesi.

 
Nichi Vendola, Chiesa, fede, cristiani, cattolici, gay, diritti, unioni, famiglie, politica, discriminazioni, peccati, omosessualità.

nichi vendola nudo Ad un certo atteggiamento clericale e dogmatico, a questo spirito di intolleranza che talvolta soffia forte in Italia, nel mondo ecclesiastico e nel mondo politico, non bisogna rispondere con atteggiamenti anticlericali, con una intolleranza di segno contrario.

Noi dobbiamo abbattere i muri dell'intolleranza e dobbiamo discutere.

Io vorrei sfidare la Chiesa. Vorrei capire in cosa consiste il peccato quando si è nei dintorni dell'amore.

Perché una coppia regolarmente sposata in cui vige la violenza e l'ipocrisia va bene mentre una coppia gay dove c'è un patto di amore straordinario e un vincolo di fedeltà ha a che fare con le fiamme dell'inferno? Questa rappresentazione della religione come guardiano della morale corrente e decalogo di comportamenti la trovo un po' oppressiva.

Io penso che Dio sia Libertà e che il dono di Dio sia fondamentalmente un dono di libertà.

Vorrei che tutti quanti pur conservando i propri convincimenti, imparassero ad esprimerli sempre con molto rispetto perché anche chi pensa che l'omosessualità sia una malattia dovrebbe fare una pausa di silenzio e riflessione prima di esprimere un concetto del genere che può ferire la sensibilità di un'altra persona.

Cadute le ideologie, crollati i grandi pensieri salvifici credo che oggi dobbiamo aggrapparci disperatamente ad una cosa: il rispetto della vita di ognuno a cominciare da quelle che sono più lontane da noi.

Questa dichiarazione appartiene a Nichi Vendola, governatore della Puglia e tra i pochi politici italiani ad aver dichiarato pubblicamente la propria omosessualità oltre alla propria fede cristiana.

La dichiarazione è ben più che condivisibile ma non mi piace.

nichi vendola Perché non mi piace? Semplicemente perché non mi va che dichiarazioni di tale buon senso e che coinvolgono le persone omosessuali e i loro diritti, oltre che la loro vita, arrivino, in Italia, sempre e solo da una parte: quella omosessuale.

Dichiarazioni come questa sarebbero apprezzabili se arrivassero da un politico qualsiasi dichiaratamente (e comprovatamente, magari!) eterosessuale. Invece no. In Italia a parlare di omosessualità e diritti ci si mettono solo gli omosessuali. Gli altri tacciono, al massimo rispondono con fare cerchiobottista a domande specifiche e dimostrando quasi sempre che è un argomento che li imbarazza e che non conoscono affatto.

I politici "altri" si guardano bene dal fare dichiarazioni progressiste se si parla di "diritti gay" e stanno ben attenti a non offendere (secondo loro) quella ormai famigerata sensibilità cattolica che sta diventando una zavorra per qualsiasi azione politica. Si deve stare attenti a non irritare i cattolici, a non spaventare i credenti, a non infastidire troppo i fedeli, a non costringere i cristiani a scelte radicali e via dicendo. Tutto questo sempre senza ricordarsi che qualche volta potrebbero essere loro a turarsi il naso e a scegliere la "via migliore" in nome della democrazia, della vita comune e dei diritti per tutti.

I politici italiani, purtroppo, per la maggior parte sono schiavi della loro idea di pressione sociale della Chiesa più che di una pressione reale. Lo hanno dimostrato in passato storici referendum che hanno bocciato a larghissima maggioranza la Chiesa e sancito diritti.

Per quel che riguarda le "tematiche gay" (espressione ben più che sbagliata!) invece ci si mantiene in equilibrio senza mai prendere una posizione chiara e seria. Salvo non sia apertamente contraria, quella si che viene espressa chiaramente.

Perché, in fondo, l'italiano medio non è solo tendenzialmente omofobo ma è pure maschilista, puritano e ipocrita e ha paura che se prende una posizione schietta a favore della piena cittadinanza delle persone omosessuali si possa pensare che sia egli stesso omosessuale. Un'onta indelebile che fa in modo che a parlare di gay siano quasi esclusivamente i gay stessi. Gli altri, al massimo, prendono posizioni di vicinanza senza mai sapere e capire (e soprattutto spiegare) di cosa davvero si stia parlando.

Perché non sia mai che oltre alla sensibilità cattolica venga minata pure la virilità politica.

 
Di queerboy (del 02/05/2010 @ 08:06:29, in Diritti Civili, linkato 167 volte)
Tag: | Discriminazioni | Elezioni | Giustizia | Matrimonio | Religione | USA |
Washington, District of Columbia, elezioni, matrimonio, gay, NOM, National Organization for Marriage, volantini, campagna elettorale, USA.

NOM IMG II Il National Organization for Marriage, supportato dal vescovo Harry Jackson, ha cominciato una singolare campagna di attivismo politico contro chi, a loro dire, sta cercando di minare il diritto al voto dei cittadini.

Tutto nasce dal dibattitto politico che a Washington ha aperto il matrimonio anche alle coppie formate da persone dello stesso sesso.

Dopo i ricatti e le "sconfitte" il movimento familista e il vescovo ricattatore del District of Columbia se la prendono direttamente con i politici che hanno votato la legge e si attivano per le prossime elezioni. L'obbiettivo dell'attacco, infatti, sono quei politici che sulla marriage equality law hanno votato contro il referendum popolare prima dell'approvazione.

Migliaia di flyers distribuiti casa per casa invitano i cittadini a "non votare i politici che hanno tradito il diritto al voto".

Chiaramente questi politici hanno un nome e il NOM (e il vescovo Harry Jackson) se la prendono in particolar modo con il sindaco Adrian Fenty e la delegata al Congresso Eleanor Holmes Norton:

I politici hanno impedito agli elettori di esprimersi su questo profondo cambiamento del concetto di matrimonio. Il delegato Eleanor Holmes Norton ha lavorato per impedire il voto sul matrimonio anche se in 31 altri Stati gli elettori hanno esercitato il proprio diritto. [...]

Oggi nel District of Columbia coppie gay da tutto il paese possono venire qui ed essere "sposate" senza che gli elettori abbiano potuto pronunciarsi. [...]

Dopo aver negato il tuo diritto al voto sette degli undici Membri del Consiglio che hanno votato per ridefinire il matrimonio senza l'approvazione degli elettori, tra cui il sindaco Adrian Fenty e Eleanor Holmes Norton, chiedono il tuo voto.

Fa in modo che questi politici sappiano che tu non voterai per loro perché loro hanno tradito il tuo diritto al voto.

La causa è davvero poco nobile ma bisogna ammettere che ce la stanno mettendo proprio tutta per divulgare le proprie idee e, visto che i ricatti sul sociale non hanno funzionato, stavolta fanno leva su quello cui i politici (se sono come quelli italiani) tengono di più: la poltrona.

 
Di queerboy (del 16/04/2010 @ 12:13:35, in Diritti Civili, linkato 202 volte)
Tag: | Discriminazioni | Giustizia | Italia | Matrimonio | Roma | Storia |
matrimoni O, GAY, OMOSESSUALI, SENTENZA, MOTIVAZIONI, corte costituzionale, INTERPRETAZIONI, PREGI, DIFETTI.

Palazzo della Consulta Sicuramente tutti in Italia hanno presente come ad ogni richiamo del Capo dello Stato tutte le forze politiche dicano che sono parole condivisibili e che, in pratica, quelle parole sono riferite "agli altri". Ognuno, in pratica, vede quel che vuole vedere.

Stessa cosa accade con le sentenze a quanto pare. L'unico modo è, quindi, andarsi a leggere le motivazioni che hanno portato ad una sentenza e interpretarsele da soli.

Nel caso delle motivazioni della Corte Costituzionale sui "matrimoni gay", proviamo a leggere i punti salienti magari riferiti agli argomenti più comuni (ovviamente partendo dalla parte della disposizione relativa al diritto):

  1. Contrasto con la normativa vigente, costituzionale e ordinaria: "Il Tribunale veneziano riferisce gli argomenti svolti dai ricorrenti, i quali hanno rilevato che, nel vigente ordinamento, non esisterebbe una nozione di matrimonio, né un suo divieto espresso tra persone dello stesso sesso. Essi si richiamano alla Costituzione e alla Carta di Nizza. [.] La questione [.] deve essere dichiarata inammissibile, perché diretta ad ottenere una pronunzia additiva non costituzionalmente obbligata".
  2. Vuoto legislativo: "Ferme le considerazioni che precedono, si deve dunque stabilire se il parametro costituzionale evocato dai rimettenti imponga di pervenire ad una declaratoria d'illegittimità della normativa censurata. [.] L'art. 2 Cost. dispone che la Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell'uomo, sia come singolo sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità e richiede l'adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale. Orbene, per formazione sociale deve intendersi ogni forma di comunità, semplice o complessa, idonea a consentire e favorire il libero sviluppo della persona nella vita di relazione, nel contesto di una valorizzazione del modello pluralistico. In tale nozione è da annoverare anche l'unione omosessuale, intesa come stabile convivenza tra due persone dello stesso sesso, cui spetta il diritto fondamentale di vivere liberamente una condizione di coppia, ottenendone - nei tempi, nei modi e nei limiti stabiliti dalla legge - il riconoscimento giuridico con i connessi diritti e doveri".
  3. Diritto al matrimonio: "Si deve escludere, tuttavia, che l'aspirazione a tale riconoscimento - che necessariamente postula una disciplina di carattere generale, finalizzata a regolare diritti e doveri dei componenti della coppia - possa essere realizzata soltanto attraverso una equiparazione delle unioni omosessuali al matrimonio. È sufficiente l'esame, anche non esaustivo, delle legislazioni dei Paesi che finora hanno riconosciuto le unioni suddette per verificare la diversità delle scelte operate. Ne deriva, dunque, che, nell'ambito applicativo dell'art. 2 Cost., spetta al Parlamento, nell'esercizio della sua piena discrezionalità, individuare le forme di garanzia e di riconoscimento per le unioni suddette".
  4. La Corte si è pronunciata una volta per tutte: "restando riservata alla Corte costituzionale la possibilità d'intervenire a tutela di specifiche situazioni [.]. Può accadere, infatti, che, in relazione ad ipotesi particolari, sia riscontrabile la necessità di un trattamento omogeneo tra la condizione della coppia coniugata e quella della coppia omosessuale, trattamento che questa Corte può garantire con il controllo di ragionevolezza".
  5. La famiglia come società naturale: "La norma, che ha dato luogo ad un vivace confronto dottrinale tuttora aperto, pone il matrimonio a fondamento della famiglia legittima, definita "società naturale" (con tale espressione, come si desume dai lavori preparatori dell'Assemblea costituente, si volle sottolineare che la famiglia contemplata dalla norma aveva dei diritti originari e preesistenti allo Stato, che questo doveva riconoscere).
  6. Dalla famiglia alle famiglie: "è vero che i concetti di famiglia e di matrimonio non si possono ritenere "cristallizzati" con riferimento all'epoca in cui la Costituzione entrò in vigore, perché sono dotati della duttilità propria dei princìpi costituzionali e, quindi, vanno interpretati tenendo conto non soltanto delle trasformazioni dell'ordinamento, ma anche dell'evoluzione della società e dei costumi".
  7. I Costituenti hanno incluso o escluso le coppie omosessuali dal concetto costituzionale di famiglia: "detta interpretazione, però, non può spingersi fino al punto d'incidere sul nucleo della norma, modificandola in modo tale da includere in essa fenomeni e problematiche non considerati in alcun modo quando fu emanata. Infatti, come risulta dai citati lavori preparatori, la questione delle unioni omosessuali rimase del tutto estranea al dibattito svoltosi in sede di Assemblea, benché la condizione omosessuale non fosse certo sconosciuta".
  8. Impossibilità costituzionale di allargare il matrimonio civile alle coppie dello stesso sesso: "I costituenti, elaborando l'art. 29 Cost., discussero di un istituto che aveva una precisa conformazione ed un'articolata disciplina nell'ordinamento civile. Pertanto, in assenza di diversi riferimenti, è inevitabile concludere che essi tennero presente la nozione di matrimonio definita dal codice civile entrato in vigore nel 1942, che, come sopra si è visto, stabiliva (e tuttora stabilisce) che i coniugi dovessero essere persone di sesso diverso.[.] Questo significato del precetto costituzionale non può essere superato per via ermeneutica, perché non si tratterebbe di una semplice rilettura del sistema o di abbandonare una mera prassi interpretativa, bensì di procedere ad un'interpretazione creativa".
  9. Incompatibilità tra Codice Civile e Costtuzione (art.3): "In questo quadro, con riferimento all'art. 3 Cost., la censurata normativa del codice civile che, per quanto sopra detto, contempla esclusivamente il matrimonio tra uomo e donna, non può considerarsi illegittima sul piano costituzionale. Ciò sia perché essa trova fondamento nel citato art. 29 Cost., sia perché la normativa medesima non dà luogo ad una irragionevole discriminazione, in quanto le unioni omosessuali non possono essere ritenute omogenee al matrimonio.
  10. Omosessuali e transessuali sono assimilabili per il Diritto: "si tratta di una condizione del tutto differente da quella omosessuale e, perciò, inidonea a fungere da tertium comparationis".
  11. Il matrimonio è legato al concetto di filiazione e procreazione: "Nel transessuale, infatti, l'esigenza fondamentale da soddisfare è quella di far coincidere il soma con la psiche ed a questo effetto è indispensabile, di regola, l'intervento chirurgico che, con la conseguente rettificazione anagrafica, riesce in genere a realizzare tale coincidenza [.]. La persona è ammessa al matrimonio per l'avvenuto intervento di modificazione del sesso, autorizzato dal tribunale. Il riconoscimento del diritto di sposarsi a coloro che hanno cambiato sesso, quindi, costituisce semmai un argomento per confermare il carattere eterosessuale del matrimonio, quale previsto nel vigente ordinamento.
  12. Diritti riconosciuti dai trattati internazionali: ""Ai fini della presente pronuncia si deve rilevare che l'art. 9 della Carta (come, del resto, l'art. 12 della CEDU), nell'affermare il diritto di sposarsi rinvia alle leggi nazionali che ne disciplinano l'esercizio. Si deve aggiungere che le spiegazioni relative alla Carta dei diritti fondamentali, elaborate sotto l'autorità del praesidium della Convenzione che l'aveva redatta (e che, pur non avendo status di legge, rappresentano un indubbio strumento di interpretazione), con riferimento al detto art. 9 chiariscono (tra l'altro) che «L'articolo non vieta né impone la concessione dello status matrimoniale a unioni tra persone dello stesso sesso». Pertanto [.] è comunque decisivo il rilievo che anche la citata normativa non impone la piena equiparazione alle unioni omosessuali delle regole previste per le unioni matrimoniali tra uomo e donna. Ancora una volta, con il rinvio alle leggi nazionali, si ha la conferma che la materia è affidata alla discrezionalità del Parlamento".
  13. Matrimonio o unione civile: "Ulteriore riscontro di ciò si desume, come già si è accennato, dall'esame delle scelte e delle soluzioni adottate da numerosi Paesi che hanno introdotto, in alcuni casi, una vera e propria estensione alle unioni omosessuali della disciplina prevista per il matrimonio civile oppure, più frequentemente, forme di tutela molto differenziate e che vanno, dalla tendenziale assimilabilità al matrimonio delle dette unioni, fino alla chiara distinzione, sul piano degli effetti, rispetto allo stesso".
 
Di queerboy (del 15/04/2010 @ 10:09:19, in Diritti Civili, linkato 197 volte)
Tag: | Destra | Discriminazioni | Giustizia | Italia | Matrimonio | Personaggi | Religione | Storia |
matrimonio, gay, Consulta, sentenza, Corte Costituzionale, reazioni, dichiarazioni, Roccella, Lupi, Bartolini, Giovanardi, diritti.

In un Paese dove si vorrebbe sempre che le sentenze dei giudici fossero a favore della propria parte non può che accadere di vedere dichiarazioni campate in aria rispetto alle sentenze stesse.

La sentenza in oggetto è ovviamente quella di ieri della Consulta sui "matrimoni gay".

Le dichiarazioni, invece, provengono un po' da tutte le parti e sono quasi tutte allo sbaraglio soprattutto perché, finché non verranno pubblicate le motivazioni di tale sentenza, nessuno che non faccia parte del Collegio della Consulta sa quali siano i motivi dell'infondatezza e della inammissibilità dei ricorsi.

Ovviamente tra i più innocui ci sono i "singoli" che, commentando la sentenza, inneggiano ad una vittoria di Cristo sul Demonio da una parte e alla protesta vigorosa o allo sciopero fiscale dall'altra.

Per una volta, invece, le associazioni GLBT danno prova di equilibrio commentando con delusione la sentenza ma rispettando giudici e conclusione della prima parte della vicenda.

A dare il peggio di se, invece, sono quelli che, dal mondo politico, tuonano quotidianamente contro giudici e magistratura ma che ora inneggiano ad una "giustizia fatta" che non ha nulla di sensato visto che proviene proprio da quella frangia di intollerabili reazionari che giudicano cosa si può e cosa non si può inserire nel corpus legislativo italiano.

Oltre a questa palese incongruenza, poi, ci sono le dichiarazioni politiche dei vari sgherri al servizio di poteri diversi dalla Repubblica che non avendo, come nessuno, letto le motivazioni della Corte ne danno già lettura secondo il proprio sistema valoriale del tutto impropriamente.

Ad aprire le danze il sottosegretario Roccella che, nella doppia veste di organizzatore del Family Day (si ricorda: la manifestazione più razzista ed omofoba della storia recente della Repubblica!) e di gost writer del forum delle famiglie, inneggia alla fantomatica Famiglia Naturale contenuta nella Costituzione e, secondo lei, ribadita dalla Corte. Dello stesso tenore, ovviamente, le dichiarazioni di Giovanardi, Lupi, Bertolini e via dicendo.

Ovviamente nessuno di loro ricorda di dire che non solo non conosce le motivazioni della sentenza ma che la Consulta non era chiamata a dire cosa sia il matrimonio in Italia e, soprattutto, nessuno dice che la sentenza, in realtà, parla di "discrezionalità del legislatore".

Discrezionalità che significa che l'argomento è materia parlamentare e non materia infondata. La Corte, per quel che si sa finora, non parla affatto della "famiglia naturale", delle famiglie in genere o della opportunità o meno che si riconosca il diritto civile a contrarre matrimonio per le coppie formate da due persone dello stesso sesso. Il punto sarà vedere se nelle motivazioni il rimando al Parlamento della materia conterrà anche un invito a provvedere al più presto o meno.

Quel che è certo è che la Consulta non parla di infondatezza del diritto al matrimonio civile e che ha stabilito che tocca al legislatore esprimersi sulla materia.

Cosa altrettanto certa è che la battaglia della comunità GLBT, ora, si concentrerà sulla richiesta al Parlamento e alla Politica per provvedere a rimuovere gli ostacoli alla pienezza dei diritti per tutti i cittadini italiani.

 
Di queerboy (del 14/04/2010 @ 16:35:41, in Diritti Civili, linkato 185 volte)
Tag: | Discriminazioni | Giustizia | Italia | Matrimonio |
matrimonio, gay, Corte Costituzionale, rigetto, Costituzione, motivazioni, Roma.

collegio Dalle prime battute delle agenzie si viene a sapere oggi che la Corte Costituzionale ritiene inammissibili le questioni sollevate dal Tribunale di Venezia e dalla Corte di Appello di Trento per l'ipotizzata violazione degli articoli 2 e 117 primo comma della Costituzione e infondate quelle relative agli articoli 3 e 29.

Indiscrezioni che nulla ci dicono delle motivazioni che hanno portato i giudici della Consulta a tale sentenza e che bisognerà aspettare per conoscere meglio.

Quel che appare da subito è che la decisione rimanda direttamente alle competenze del legislatore l'intera materia. Un legislatore che, finora, è stato sordo e cieco e che facilmente continuerà ad esserlo.

La sentenza di oggi, inoltre, sarà facilmente strumentalizzata dalle forze reazionarie italiane che lottano quotidianamente contro l'intera comunità GLBT, cosa che, in effetti, pare sia già cominciata con dichiarazioni accampate da associazioni familiste e filo-cattoliche che, al contrario di chi ha buon senso, già cominciano a parlare di motivazioni che non si conoscono e conseguenze che nelle migliori delle ipotesi sono troppo azzardate.

Intanto un secondo dubbio emerge sulla sentenza della Corte Costituzionale: coglierà l'occasione per sollecitare il legislatore a porre rimedio ad una vacatio legis che di fatto (e stavolta senza necessità di interpretazioni) limita i diritti dfi un gruppo specifico di cittadini?

Certo ci si augurava più coraggio dalla Corte Costituzionale ma si spera almeno in una pubblica richiesta di legislazione che, tutt'altro che coraggiosa, si potrebbe ritenere doverosa.

 
Di queerboy (del 26/02/2010 @ 09:47:40, in Diritti Civili, linkato 370 volte)
Tag: | Discriminazioni | Giustizia | Matrimonio | Religione | Saranno Famosi |
matrimonio, gay, discriminazioni, unioni civili, religiosi, vescovi, Inghilterra, appello, favorevoli.

alggayday I più strenui oppositori del matrimonio tra persone dello stesso sesso sono i vescovi e le gerarchie ecclesiastiche. Questo per quel che riguarda cattolici e musulmani ovviamente perché se si parla di di vescovi anglicani le cose cambiano, e di parecchio.

Solo pochi giorni fa un gruppo di sette vescovi e vescovi emeriti inglesi, tutti eletti alla Camera dei Lords, la camera alta britannica, hanno scritto una lettera aperta pubblicata sul Times in cui giudicano "totalmente discriminatoria" l'attuale legge sulle civil partnership.

In Inghilterra, infatti, si è scelto di creare un istituto ad hoc per le coppie di persone dello stesso sesso lasciando solo alle coppie eterosessuali la possibilità di sposarsi e di poterlo fare in chiesa.

Le coppie eterosessuali hanno la scelta tra unione civile e matrimonio. Le coppie omosessuali non hanno diritto di scegliere. Privare dei credenti dell'opportunità di scambiarsi i voti più importanti della loro vita nella chiesa o nella sinagoga di loro scelta, secondo la loro liturgia, è una discriminazione bella e buona.

Una presa di posizione alla quale non siamo di certo abituati in Italia.

I vescovi hanno deciso di scrivere e far pubblicare la loro lettera perché la prossima settimana la Camera dei Lord sarà chiamata a decidere su una proposta di legge avanzata da Waheed Alli che autorizzerebbe le unioni tra persone dello stesso sesso anche nelle chiese, nelle sinagoghe e nei luoghi di culto.

I sette vescovi hanno quindi rivolto il proprio appello ai loro "colleghi" Lords per sostenere quell'emendamento al contrario di quanto già accaduto alla fine di gennaio quando la Camera dei Lords aveva bocciato degli emendamenti alla stessa legge seguendo le invettive di due altri prelati: il vescovo di Winchester e quello di Chichester.

 
Di queerboy (del 20/02/2010 @ 07:39:26, in Diritti Civili, linkato 319 volte)
Tag: | Discriminazioni | Giustizia | Matrimonio | Saranno Famosi | USA |
diritti civili, matrimonio, gay, asta, ebay, Jamie Frevele, omosessuali.

ebay La notizia non è freschissima, risale a dicembre, ma è di quelle che si fanno notare: una ragazza newyorchese, dopo la bocciatura della legge che avrebbe consentito anche alle coppie omosessuali di sposarsi, ha messo in vendita il proprio diritto matrimoniale su eBay.

Jamie Frevele ha deciso di reagire così, in maniera provocatoria, alla negazione di un diritto che, come lei stessa dice, le è riconosciuto solo per nascita e fortuna.

Vi trascriverò una fantastica, meravigliosa, articolata dichiarazione consegnando il mio diritto a sposarmi. Non ho documentazioni ufficiali perché è qualcosa che ho perché sono nata eterosessuale. Sfortunatamente questo può essere solo un gesto simbolico. La tua offerta, però, è reale e la donazione che farai ad una organizzazione che sostiene quelli che vengono trattati come cittadini di serie B ne varrà la pena.

I proventi dell'asta, naturalmente, sono stati devoluti in beneficenza (ecco perchè parla di donazione) ad una associazione che si occupa di assistere e aiutare gli studenti che vengono emarginati a causa del loro orientamento sessuale: The Point Foundation.

Un bel gesto che dimostra come anche molti etero (anche se purtroppo ancora troppo pochi!) riconoscono che la negazione di diritti per le persone omosessuali sia una violazione di diritti e un trattamento iniquo basato su casualità che nulla dovrebbero avere a che fare con la cittadinanza.

 
Di queerboy (del 13/02/2010 @ 10:51:20, in Diritti Civili, linkato 513 volte)
Tag: | Destra | Discriminazioni | Elezioni | Giustizia | Italia | Matrimonio | Partito Democratico | Personaggi |
Vladimir Luxuria, Imma Battaglia, destra, sinistra, ideologie, ideali, diritti civili, contaminazione, gay, lesbiche, trans, elezioni, GayLib, matrimonio, unioni, coppie di fatto.

Nella vita ho imparato a non escludere mai nulla, tutto è possibile. Non sono alla ricerca di una poltrona, ma sicuramente mi farebbe piacere contagiare il centrodestra su certe questioni che non devono più essere affrontate ideologicamente o per partito preso.

Con queste dichiarazioni rilasciate a Pierluigi Diaco Vladimir Luxuria ha dato il via ad alcune discussioni interne ai "movimento" di sinistra. La reazione di Imma Battaglia ha messo giù il carico: "Cara Luxuria e se mai il PDL ti candidasse io ti voterei. E' un bel po' di tempo che sostengo che bisogna contaminare la politica e rompere gli schieramenti ideologici. Si vede che anche tra i gay e trans, anche ex comunisti, sta cadendo il muro di Berlino".

Queste prese di posizione suscitano una tale quantità di riflessioni che diventa difficile sintetizzarle in un unico pensiero, magari pure coerente.

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Da una parte, infatti, c'è chi si dice da sempre di sinistra e parla di "saltare il fosso", dall'altra c'è la necessità oggettiva di non "affrontate ideologicamente o per partito preso" i temi dei diritti civili legati alle persone omosessuali e transessuali.

La negazione assoluta e preventiva di questi due punti ha prodotto, in Italia, un sostanziale nulla di fatto che non porterà molto lontano nemmeno con eventuali governi di sinistra (se mai ce ne saranno ancora).

Poniamo solo per un attimo che nel 2013 vinca la sinistra (quale ora non importa) e che durante il suo mandato abbia un sussulto d'orgoglio e voti una legge di riconoscimento dei diritti civili per le coppie omosessuali.

Gli scenari possibili che si aprirebbero in quel caso sono due, e non necessariamente alternativi tra loro: o appena la destra riprende il potere elimina la legge votata o le ben note forze lobbistiche che vegetano in Italia indicono un referendum per l'abrogazione della stessa. Se una tale legge dovesse passare per il "voto popolare" è evidente che dovrebbe essere già stato fatto un lavoro sociale che ancora non si vede all'orizzonte: accrescere la consapevolezza dei votanti tutti che non si tratta di una legge ideologica ma di riconoscimento di diritti, che non si tratta di togliere qualcosa a qualcuno per concederlo ad altri e che, soprattutto, si tratta di dare piena applicazione ai principi costituzionali.

Per rendere tutto questo possibile è evidente che non ci si può affidare esclusivamente ai liberali di sinistra ma servirebbero anche quelli di destra. Solo così si potrebbe contare su un numero cospicuo di opinion makers in grado di spiegare alla maggioranza degli italiani la giustezza della causa. In caso contrario ci si troverebbe su barricate opposte in cui qualcuno avrebbe campo libero per manovrare interi schieramenti politici riuscendo ad agire sull'istinto tipicamente italiano a dividersi per fazioni politiche in antagonismo tra loro (cosa che sta funzionando da decenni per moltissimi aspetti della vita pubblica del Paese!).

E' evidente che se la destra italiana fosse "contaminata" su questi temi il lavoro di cui sopra sarebbe notevolmente diverso.

Ora si potrebbe obbiettare che tutto questo sarebbe possibile se la destra italiana fosse una destra europea moderna. Vero! Il processo evolutivo, però, non è un "processo spontaneo".

Le giraffe hanno il collo lungo per poter arrivare alle cime degli alberi dove gli altri animali della savana non arrivano a mangiare le foglie mica mangiano le foglie in alto perché hanno il collo lungo!

Sarà difficile che attraverso un processo del tutto spontaneo la destra italiana si adegui a quelle del resto del mondo occidentale e svegliandosi un bel giorno conscia che i diritti civili sono un tema universale che deve essere riconosciuto a prescindere.

Per far sì che tutto questo accada servono qui "contagi" di cui parla Vladimir (oltre alla presa di coscienza che uno stato libero è solo uno stato laico in senso ampio).

Quello che non torna proprio del discorso di Vladimir, e ancor più della reazione di Imma, è che per contaminare/contagiare la destra si debba saltare il fosso ignorando tutto il resto. Welfare, economia, istruzione, patrimonio ambientale e culturale non sono visioni marginali di un'appartenenza politica che possono facilmente essere buttate nella pattumiera per un'unica battaglia (a meno che quella non sia l'unica battaglia!).

Il compito di contaminare la destra, quindi, dovrebbe essere lasciato a chi ha già visioni di destra sul resto o almeno possa essere vicino a quelle posizioni non certo a chi si dice di sinistra (nel caso di Vladimir addirittura estrema e extra parlamentare) e per convenienze varie rinnega tutto quello che ha detto e fatto finora.

Altro discorso sarebbe quello di far crescere GayLib, unica associazione GLBT di destra, e magari farle superare quegli steccati ideologici di cui è intrisa tanto quanto le cugine di sinistra per permetterle di contaminare davvero il centro destra e farlo evolvere verso una destra moderna e assimilabile a quelle moderate del resto del mondo occidentale.

GayLib, però, è rappresentanza di se stessa e con gli esigui numeri di cui dispone poco può fare.

Inoltre sempre più spesso si può ravvisare una sorta di scontro ideologico tra associazione di destra e associazioni di sinistra che ricalca in tutto e per tutto quella divisione immatura tipica della società italiana schierata su due fronti opposti.

Se GayLib e le altre associazioni riuscissero a sedersi finalmente ad un tavolo e a stabilire un piano generale di azione da condurre insieme e in parallelo su fronti opposti le cose forse cambierebbero e non servirebbe a Vladimir e Imma fare salti iperbolici per far crescere la destra, la sinistra e la società sui diritti civili.

 
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