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E' uscito il nuovo libro della WLM Edizioni, prima edizione ottobre 2008, un romanzo di formazione nel quale Gabriele Sannino descrive le esperienze del giovane Walter, alle prese con l'accettazione della propria omosessualità.
La narrazione comincia quando Walter ha sedici anni e frequenta il liceo (anch'io mi chiamo Walter, sarà per questo che mi è piaciuto questo manoscritto e ho deciso di editarlo? Ammetto un coinvolgimento particolare durante la lettura della prima bozza, dovuto al fattore di cui sopra).
Nel proseguimento del racconto Walter cresce e, lasciata la scuola, avrà alcune prime esperienze lavorative, ma cresce soprattutto interiormente. A passare dalla negazione di sé all'accettazione della propria omosessualità, verrà aiutato dai personaggi femminili che lo circondano, a casa e a scuola, con i quali instaura rapporti di profonda amicizia, sebbene dapprima nasconda anche a loro quello che ha sempre saputo di sé.
Quello che ho amato in questo libro è l'idealismo dei giovanissimi, idealismo che non posso condividere appieno, visto che non ho più vent'anni, ma che in fondo, nonostante le esperienze negative, è rimasto nel mio cuore.
La mia mente si ferma ancora, ogni tanto, a sognare l'amore ideale, romantico e senza compromessi che trovate in questo libro, dove tutto o quasi finisce positivamente, ma non vi racconto come, naturalmente.
"Non sono un alieno" è un romanzo dedicato al pubblico più giovane, ma anche a chi, più adulto voglia tornare per un attimo a sognare un mondo più positivo, prendere un nuovo slancio per vivere il suo amore, per cercarlo se lo ha perduto.
Sono rimasto un poco sorpreso quando, incontrato l'autore per la prima volta di persona, mi ha confidato che di mestiere fa il militare.
- Gabriele, quando hai cominciato a scrivere questo romanzo?
Ho cominciato circa un anno fa. L'idea mi è venuta guardando un documentario sull'ufologia ( di cui sono appassionato) dove si parlava di alieni e della loro "diversità". E proprio in quel momento ho iniziato a farmi delle domande.
- Puoi spiegarci meglio?
Si. Ho cominciato a pensare all'uomo e alla sua paura per tutto ciò che esula dalla routine quotidiana. E da lì mi è venuta l'idea di scrivere un romanzo sulla diversità.
- Ci sono elementi autobiografici nel tuo scritto?
Certamente. In realtà io credo che ogni libro, anche quando non è un'autobiografia dell'autore, è sempre, in qualche modo, una biografia depistata. Io con Walter ho delle cose in comune, ma naturalmente lascerò che sia un mistero.
Scherzo.
Di certo, comunque, la parte più introspettiva sono le riflessioni di Walter, che sono le mie riflessioni sulla società e che rispecchiano completamente il mio animo.
- Nel libro l'amicizia è un elemento fondamentale della vita del protagonista, Walter. Quanto conta l'amicizia nella tua vita?
Per me è fondamentale. Senza amici, con i quali comunque devono esserci delle affinità, non ti confronti e quindi non cresci. Io ho degli amici preziosi come tesori e me li tengo ben stretti.
- A che età hai accettato la tua omosessualità e hai cominciato a viverla? (Io, solo a ventinove anni, purtroppo, ma poi mi sono rifatto del tempo perduto, direi).
Io molto presto a dire il vero. Avevo diciotto anni. E non ho sofferto come Walter, ma non è stato neanche tutto rose e viole. Sono sempre stato un po' temerario lo ammetto.
- In famiglia e con i tuoi amici hai già fatto coming out? O forse lo fai attraverso questo libro?
Beh, con la mia famiglia, quella stretta cioè genitori e sorelle, si, con la schiera dei parenti no. Ma credo lo sapranno. specie ora.
Con i miei amici, quelli più cari, sono andato un po' a colpo sicuro. Sapevo com'erano e come avrebbero reagito. Avevamo già affrontato più volte l'argomento, in maniera impersonale.
- L'ambiente militare in Italia appare piuttosto chiuso riguardo l'argomento omosessualità, riflettendo l'atteggiamento generale della società italiana. Come vivi il tuo essere gay all'interno di questo ambiente di lavoro?
L'ambiente militare in Italia è formale e rigido. Il bello è che questa formalità a volte esula dalla sfera lavorativa e invade anche quella privata..
Bisogna essere regolari insomma.
Per fortuna, però, ci sono anche persone aperte e intelligenti che non demonizzano né il sesso né l'omosessualità.
- Dal libro si percepisce che sei un inguaribile ottimista. Da dove proviene il tuo ottimismo?
Io credo che essere ottimisti sia tutto. Senza non arrivi da nessuna parte. Con l'ottimismo sei propositivo e fattivo. Altrimenti ti fermi ancor prima di iniziare il viaggio.
- Nello scrivere questo romanzo mi hai raccontato del tuo bisogno di esprimerti con uno stile giovane, moderno. Quali sono gli autori che hai preso come riferimento?
Beh ce ne sono tanti. Citerò per esempio Lara Cardella in "Volevo i pantaloni" o Edoardo Nesi col suo romanzo "Per sempre". Loro sono dei classici esempi che scrivere in maniera semplice non vuol dire affatto scrivere in maniera banale. Anzi forse è il contrario. Bisogna comunicare, questa è la cosa importante.
- Quale contributo può dare il tuo libro alla causa lgbt?
Wow. qui ragioniamo in grande. Beh, onestamente spero che questo libro restituisca "normalità" a tutte le persone che si considerano diverse o che vengono considerate tali.
Noi non siamo degli alieni. Siamo delle persone come tutte le altre che fanno quello che fanno tutte le altre. E poi, a proposito di alieni, chi ci dice che siano dei diversi? Anche noi saremmo diversi per loro.
Scusa ma la mia passione per l'ufologia di tanto in tanto riaffiora.
- Figurati, dov'è il problema?
Di con parole tue quale messaggio vuoi trasmettere con questo libro.
Beh i messaggi, le parole in realtà sarebbero tutte nel libro. scherzo ovviamente!
A ogni modo c'è un messaggio che potrebbe sintetizzare il mio romanzo, ed è in realtà una frase che ho visto campeggiare alla testa del corteo del gay pride a Bologna, e che quasi mi ha commosso.
La frase diceva " Siamo tutti diversamente uguali".
- A proposito ma il ragazzo cosi sexy in copertina sei tu o qualcuno di simile?
Oh grazie. dopo ricordami che ti stacco un assegno.
No non sono io, ma lavorerò anche a questo.
Il libro è edito da wlm edizioni e in vendita nel bookshop on line, dove sono disponibili tutti i libri WLM e libri a tematica lgbt di altre case editrici.
Tag: | Elezioni | Personaggi | Roma |
Oggi pomeriggio le elezioni del direttivo di ArciGay Roma che porteranno alla conseguente elezione del presidente dell'associazione provinciale che vanta più iscritti sul territorio romano.
Il presidente uscente Fabrizio Marrazzo sta vivendo momenti decisamente scomodi all'interno del movimento GLBT romano e la popolarità appare in caduta libera.
Su diversi blog si parla di Federica Pezzoli come dell'alternativa capace di scalzare l'attuale dirigenza e dare un deciso cambio di rotta.
Solo pochi giorni fa ho pubblicato un'inervista proprio all'avvocata e avevo annunciato la pubblicazione di un'intervista al tanto osteggiato Marrazzo che aveva dato la stessa disponibilità di Federica a rispondere ad alcune domande.
A quanto pare però il buon Fabrizio all'epoca del consenso all'intervista non sapeva bene da che parte io potessi essere.
Col passare dei giorni deve aver capito che io non sono tra i suoi sostenitori e malgrado nell'intervista che gli ho mandato non ci fosse alcuna provocazione deve aver deciso di non prestare il fianco a possibili attacchi (anche se quegli attacchi da questa parte non sarebbero arrivati ma questo forse Fabrizio non l'ha capito!) e di non rispondere più alle mie mail.
Ovviamente non c'era alcun obbligo da parte sua a farlo ma, come detto, "chiedere è lecito e rispondere è cortesia".
Una cortesia che il presidente uscente ritiene di non dovere ad uno dei tanti membri dello scenario omosessuale romano. Scenario che lui sarebbe chiamato a difendere, intercettare e capire per poter svolgere al meglio il proprio mandato.
Quando ha dichiarato la propria disponibilità Fabrizio forse ancora non sapeva che altrove ci sarebbe stato un fronte agguerrito contro di lui e una volta scoperto deve aver pensato fosse meglio schierare i propri sostenitori dove più servivano piuttosto che sprecare energie a casa di chi non lo avrebbe comunque rieletto.
Che poi tra i vari lettori poteva esserci qualcuno che l'avrebbe sostenuto deve essere sembrato un danno accettabile. Devono bastare gli alfieri di cui già si dispone...
Ma cosa avrei chiesto a Fabrizio che o ha tanto impaurito da farlo sparire?
Niente di più e niente di meno di quello che ho chiesto a Federica Pezzoli tranne che per quello che riguarda il presente e il passato.
Dove a Federica si potevano chiedere giudizi sull'operato di Marrazzo a Fabrizio si potevano chiedere giudizi sulle critiche ricevute per quello stesso operato.
Per essere completi meglio postare l'elenco delle domande alle quali non avremo forse mai risposte ma che anche da soli potremmo intuire:
- Chi è Fabrizio Marrazzo?
- Da anni alla guida di Arcigay Roma. E' sempre particolare parlare di se stessi ma in questo caso è d'obbligo. Come giudichi il tuo operato e quello del tuo direttivo?
- Cosa rivendichi della tua esperienza all'ArciGay Roma?
- Secondo te c'è qualcosa da cambiare nella gestione uscente? Oppure reputi impeccabile l'operato del gruppo dirigente uscente?
- Il tuo slogan per la rielezione recita "Roma, capitale di diritti. Insieme si può". Finora la Capitale non brilla certo per i diritti delle persone omosessuali. Il nuovo sindaco, poi, non è certo un pilastro delle lotte GLBT. Come credi si possa raggiungere l'obbiettivo dei diritti e cosa bisognerebbe cambiare della strategia attuale?
- Uno dei tuoi cavalli di battaglia e delle tue rivendicazioni sull'operato dell'associazione è la Gay Street. Molti, però, anche all'interno dell'universo gay e gay friendly la giudicano non molto di più di un'operazione commerciale e un'occasione di lustro. Come rispondi a chi sostiene (ti confesso che anch'io sono tra questi) che all'estero nella realtà non esiste una vera e propria Gay Street e soprattutto che nelle altre capitali occidentali le vie o i quartieri gay e gay-friendly non sono "scelti dall'alto" ma una sorta di evoluzione locale di costumi e abitudini che nessuno istituzionalizza?
Per lo più i quartieri gay sono semplicemente zone a più alta concentrazione di persone e locali omosessuali, non ci sono targhe e, che mi risulta, non nessuno le rivendica. - Visto il nuovo scenario politico tanto nazionale che locale come proponi di agire? Nel concreto ci sono iniziative e azioni in programma?
- Alcune voci di corridoio dicono che il congresso che si concluderà con le elezioni del nuovo direttivo è stato largamente anticipato. Solo calunnie o c'è qualcosa di vero? In che data era previsto il congresso secondo lo statuto?
- All'interno dell'ambiente GLBT romano spesso vieni criticato anche aspramente. Come giudichi queste critiche?
- Secondo molti ArciGay, e soprattutto ArciGay Roma hanno un filo diretto con il PD. Secondo molti questo filo diretto è addirittura innegabile. Come intendi rispondere?
- Negli ultimi giorni un utente anonimo che si firma Boa Rosa sta invadendo la Rete con iniziative del tutto particolari sulla tua candidatura e rielezione. Li hai visti? Come giudichi i video le aste on line e le altre iniziative?
- Va molto di moda tirare le somme dei primi cento giorni di "governo" e di conseguenza fare promesse elettorali proprio in merito ai primi cento giorni: cosa farai nei tuoi primi cento giorni di Marrazzo due se sarai eletto?
Intanto si ricorda a tutti gli iscritti che oggi pomeriggio ci sarà il congresso del Comitato Provinciale Arcigay Roma Gruppo ORA che si terrà in prima convocazione alle ore 16:30 e alle ore 17:30 in seconda convocazione presso via Buonarroti 12 Roma.
Avranno diritto di voto tutti i soci che risultino regolarmente iscritti alla data del 22 luglio 2008.
Tag: | Elezioni | Personaggi | Roma |
Come già annunciato c'è aria fresca che spira nel panorama GLBT romano. Aria fresca che sembra partire dalle elezioni di ArciGay Roma, maggiore associazione romana per numeri.
Le elezioni di ArciGay, di solito, non sono un vero e proprio evento ma quest'anno sembrano aggiungere qualcosa allo scenario omosessuale capitolino.
L'esecutivo uscente non è particolarmente amato da molti e soprattutto da chi non è all'interno dell'associazione e una faccia nuova, relativamente nuova, si affaccia al congresso con l'intenzione di dare battaglia alla gestione Marrazzo.
Antagonista dell'uscente Fabrizio Marrazzo è infatti Federica Pezzoli, avvocata, ex transgender e attivista.
Federica ha messo su un comitato promotore per sostenere le proprie idee e, con il comitato, un blog ad hoc per partecipare il programma e discutere delle proposte.
Ho chiesto a Federica di parlarci di se stessa, delle sue proposte e di queste elezioni.
Ovviamente ho fatto altrettanto con il direttivo uscente, nei prossimi giorni sarà pubblicata anche l'intervista a Fabrizio Marrazzo.
Chi è Federica Pezzoli?
Federica è una donna, fiera del suo passato e di tutte le scelte che ha compiuto. Fiera di essere stata capace di costruire relazioni personali che costellano la sua vita di affetti importanti, profondi e duraturi. Fiera di essere oggi un'avvocata e ieri di essere stato un avvocato. Fiera di aver lottato per anni per ottenere i suoi diritti e di essersi impegnata per veder affermati quelli delle persone gay, lesbiche, transgender.
E fiera oggi proporre una candidatura "di frontiera" alla guida di un'associazione importante nel panorama lgbt italiano.
Se mi consenti una precisazione, vorrei estendere il concetto di comunità lgbt anche alle persone ex-transgender, poiché il loro percorso non finisce con la semplice transizione chirurgica, ma richiede un supporto anche per arrivare ad una piena integrazione sociale.
Perchè hai deciso di candidarti alla guida di Arcigay Roma?
Potrei limitarmi a dire che l'ho fatto per rispondere ad una richiesta di un gruppo di soci francamente delusi di 5 anni di gestione del vertice attuale. Però, preferisco dire che ho visto con i miei occhi e ho deciso che l'istanza di quel gruppo era giusta e che era da sostenere.
E dato che quando mi ci metto sono una tipa tosta, mi sono buttata a capo fitto in questa avventura, convinta di riuscire a colmare il gap che separa l'associazione di oggi dalla comunità e dalle altre realtà associative che ci sono a Roma e nella sua provincia
Cosa pensi di portare dalle tue precedenti esperienze all'interno di una associazione così radicata?
La rete di contatti con altre realtà lgbt è un patrimonio che potrà arricchire l'Associazione. Grazie a questa rete, sarà possibile ricostruire un rapporto di collaborazione e di rispetto finalizzato ad individuare e perseguire obiettivi comuni e condivisi.
Il tempo della contrapposizione e della contesa per la visibilità deve finire, per lasciare posto ad un approccio strategico in cui gli obiettivi della comunità sono l'unica cosa che conti. E su questo, penso che la mia tenacia e le energie del direttivo che proponiamo siano un contributo di grande importanza.
Il tuo slogan elettorale è "Cambiare in meglio si può", cosa credi che ci sia da cambiare nell'associazione?
Mi inviti a nozze con questa domanda, ma voglio essere molto sintetica.
Il vero problema che affligge Arcigay a Roma è l'assoluta mancanza di partecipazione da parte dei soci e quindi un forte deficit democratico, aggravato da una grave mancanza di trasparenza sia nella gestione, sia nel rapporto con altri soggetti del panorama politico.
Tutto questo ha prodotto una situazione di isolamento dell'Associazione dal resto del movimento romano, con serie ripercussioni in termini di credibilità.
Penso a tutta la vicenda della richiesta di incontro al Sindaco Alemanno, alla richiesta di avere il patrocinio per la manifestazione del Pride inviata all'insaputa di tutte le altre associazioni ed infine alla mancata sottoscrizione della piattaforma politica del Pride di Roma.
Insomma episodi che hanno reso, se possibile, ancora più plumbeo il clima attorno ad Arcigay Roma, anche con ripercussioni sull'Associazione nazionale.
Dunque, per rispondere alla tua domanda, il nostro primo impegno sarà quello di incoraggiare al massimo la presenza dei soci interessati ad impegnarsi nella vita associativa e individuare con loro progetti ed iniziative da realizzare insieme, privilegiando al massimo il loro coinvolgimento e l'integrazione con le altre associazioni.
Insomma potremmo usare uno slogan: "Porte aperte in casa Arcigay".
Alla campagna elettorale hai legato il video di Vasco Rossi "c'è chi dice no", a cosa vorresti dire no?
No, la canzone del noto provoca(u)tore Vasco Rossi si intitola "Gli Spari Sopra" (1993).
L'abbiamo scelta per le parole di denuncia di questa canzone:"Ed è sempre stato facile fare ingiustizie!
Prendere, manipolare, fare credere!
Ma adesso state più attenti!
Perchè ogni cosa è scritta!
E se si girano gli eserciti e spariscono gli eroi
Se la guerra poi adesso cominciamo a farla noi
No sorridete, gli spari sopra sono per voi..."
Credi che l'attuale presidenza abbia fatto errori che è necessario correggere e abbia sbagliato direzione in qualcosa?
In sintesi, direi che più che alle esigenze della comunità e a quelle dei soci si è dato molto, forse troppo, peso a relazioni politiche non sempre trasparenti e a una certa "indulgenza" nel cercare spazi che assicurassero una notevole visibilità.
Spesso determinando una cesura dannosissima verso gli altri soggetti della comunità che operano sul territorio.
Credi che l'associazione sia pronta ad un cambiamento come quello che proponi? Ci sono elementi di resistenza ?
Purtroppo c'è un vissuto che non può essere facilmente dimenticato.
Il livello di conflittualità che oggi esiste fra Arcigay Roma e le altre associazioni LGBT che agiscono sul territorio ha raggiunto un livello altissimo.
In caso di successo, dovremo lavorare sodo per ricostruire la rete di relazioni che in questo momento è stata spazzata via.
Questo sicuramente comporterà qualche difficoltà, ma sono certa che il direttivo che proponiamo sarà capace di compiere questa opera di radicale mutamento.
Voci di corridoio dicono che il congresso che si concluderà con le elezioni è stato largamente anticipato. Se è vero come giudichi questa scelta e perchè è stata compiuta?
La sua prevista collocazione era intorno al mese di dicembre.
Non posso fare ulteriori riflessioni, se non invitare a considerare che la convocazione emessa il 22 luglio è seguita immediatamente all'annuncio della costituzione del Comitato promotore della mia candidatura.
Ti consiglio di fare la stessa domanda alla dirigenza uscente, probabilmente loro hanno una versione più convincente.
All'interno dell'ambiente GLBT romano il tuo diretto antagonista sta vivendo momenti di contestazione, come giudichi il dibattito che si è aperto in merito?
Beh, innanzitutto non posso che essere felice che esista un dibattito. Certo sta assumendo toni molto accesi, ma avere la possibilità di discutere è già un notevole passo avanti.
Avrai certamente saputo che abbiamo aperto un blog nel quale siamo aperti al confronto con chiunque voglia interloquire con noi (http://ilprogrammadifederica.wordpress.com).
Questo è un segno oltre che della nostra consapevolezza della forza dei moderni mezzi di comunicazione, ma anche della nostra apertura ad una gestione trasparente e partecipata.
Lo definirei un "fatto senza precedenti" nella storia di questa associazione.
Va molto di moda tirare le somme dei primi cento giorni di "governo" e di conseguenza fare promesse elettorali proprio in merito ai primi cento giorni: cosa farai nei tuoi primi cento giorni di presidenza di Arcigay Roma se sarai eletta?
Verificare tutta la contabilità dell'associazione: sapere a quanto ammonta l'attivo di Arcigay Roma ci darà la misura per prendere ogni decisone in merito alle iniziative da intraprendere. Speriamo bene.
Perciò il Collegio dei Revisori dei Conti sarà subito incaricato per verificare lo stato attivo e passivo dell'associazione.
Poi, attuazione della democrazia partecipata.
Messa on line dello Statuto dell'associazione, dei Regolamenti interni vigenti.
Infine, la comunicazione: un'assemblea dei soci per illustrare questi punti e contestualmente il restyling del sito per offrire alle/ai Socie/i maggiore informazione sulle attività dell'associazione.
Alcuni criticano la candidatura di una donna alla guida di un'associazione gay e ti accusano di non essere adatta a questo ruolo, cosa ne pensi e in che modo vorresti controbattere?
Dicono di più, dicono che una ex-transgender non possa comprendere i temi legati ai gay, alle lesbiche e ai bisex.
Inutile nascondere la resistenza che c'è verso la mia candidatura. Ma crediamo che sia un segnale molto forte, molto nuovo e molto radicale per combattere ogni forma di LGBT-fobia.
E anche utile per l'unità del movimento LGBT tutto.
Secondo molti ArciGay, e soprattutto ArciGay Roma hanno un filo diretto con il PD. Secondo molti questo filo diretto è innegabile. Come intendi porti rispetto al Partito Democratico e ai partiti in generale?
Pensiamo che le associazioni non debbano essere delle sezioni di partito mascherate.
Arcigay Roma è, e sarà, un'associazione apartitica, ma non apolitica.
Negli ultimi giorni un utente anonimo che si firma Boa Rosa sta invadendo la Rete con iniziative del tutto particolari sulla candidatura e rielezione di Fabrizio Marrazzo. Video e aste on line che tendo a mettere in evidenza le mancanze del tuo avversario. Come giudichi queste iniziative?
Se mi consenti una sintesi estrema... fa-vo-lo-se!
Trovo che un po' di sana ironia e anche un pizzico di satira non guastino affatto.
In generale direi che la comunicazione passi anche attraverso le immagini di un video, pur ironico.
Già che ci siamo . potresti dire a BOAROSA, se lo incontri, che mi sta molto simpatico e trovo sia un tipo creativo e pieno di fantasia?
E che anzi mi dispiace un po' che trascuri me e dedichi tante attenzioni a Fabrizio Marrazzo.
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Mi chiamo Walter Manzoni e sono l'editore del libro "Il mio angelo, quando gli angeli mettono la coda, ma non perdono le ali". Ho il piacere di presentarvi l'autrice del libro Eliana Matania Ruggiero.
Ciao Eliana, ciao a tutti!
L'incontro rappresenta il filo conduttore della vita di Giulia, la protagonista.
Lo comprendiamo già dalla prima pagina, là dove leggiamo: « [...] fu la naturale conseguenza di un percorso durato 33 anni, un percorso che ha portato a conoscermi attraverso gli uomini che hanno attraversato la mia vita [...]».
Un incontro, più incontri dunque.
Se pensiamo alle nostre vite, quanti volti abbiamo guardato, quante mani abbiamo stretto, in quanti occhi ci siamo persi per ritrovarci e quante spalle abbiamo visto voltarsi e allontanarsi.
Questo è un sunto della prefazione al tuo libro scritta dal Dottor Simone De Andreis, docente presso l'Università di Genova.
Quali sono gli incontri che ritieni più significativi nella tua vita fra quelli descritti nel tuo libro?
Certamente tutti! A volte pensiamo che alcuni incontri siano più importanti di altri perché nel bene o anche nel male ci portano a cambiamenti rilevanti. Nella realtà credo che ogni incontro, anche quello che ci sembra solo all'apparenza meno importante, anche quello di cui ora non rammentiamo, anche quello fugace, porti qualcosa comunque di nuovo nella nostra vita e quindi faccia parte della nostra costruzione come "persona". E infatti in questo romanzo ogni incontro porta a costruire Giulia verso la consapevolezza di se.
Dopo che qualcuna delle persone che abbiamo incontrato nella nostra vita si distacca da noi o siamo noi a distaccarci da questa persona, è inevitabile provare dolore, dolore che sicuramente raggiunge il suo culmine quando si tratta della persona amata.
In questi momenti è come se sprofondassimo sotto terra. Come tornare alla luce? Per tornare alla luce bisogna riprendere a volere bene a noi stessi.
Giulia in questo racconto affronta alcune situazioni molto dolorose che si riveleranno però passaggi di una crescita interiore.
Qual è la tua ricetta personale per uscire dal dolore e andare avanti?
Innanzitutto saper ridere di se stessi e quindi anche dei propri dolori e delle "disavventure" della nostra vita, quindi affrontare il dolore, viverselo senza però crogiolarsi in esso, non averne paura perché prima o poi passa e soprattutto comprendere il perché di quel dolore, elaborare insomma ogni passaggio fin quando, una volta compreso, il dolore sparisce e noi siamo pronti a rialzarci e rimetterci in gioco, con qualcosa in più e mai qualcosa in meno.
La Dottoressa Michela Tafelli scrive: "Il romanzo si apre senza preamboli come uno spaccato sull'attualità di un periodo chiave della vita di una persona - su cui si proiettano frequentemente le esperienze formative del passato, con il suo bagaglio di difficoltà e incertezze - che sembra far risuonare alle orecchie il celebre incipit, ma da subito si avverte il forte e costante impulso al cambiamento, alla positività, alla ricerca incessante della felicità.
Nel percorso interiore descritto nel romanzo Giulia, la protagonista scopre il mondo omosessuale femminile. Il valicare il limite tra una semplice curiosità sessuale e la ricerca di un amore omosessuale è dovuta, secondo te, al fatto che la protagonista nel suo profondo è stata sempre lesbica o la spiegazione è che tutti siamo in realtà bisex e quindi liberi di scegliere di amare una persona di un sesso diverso o del nostro stesso sesso?
Io credo che in ognuno di noi ci sia una componente etero e una omosessuale e che quindi in un certo senso siamo tutti un po' bisessuali, ma dove l'ago della bilancia tenda dipende poi dalla persona. Non esistono in questi casi risposte che vadano bene per tutti. Ci sono uomini e donne in cui da sempre il proprio ago tende verso l'omosessualità e altri e altre in cui l'ago invece tende verso entrambi secondo i periodi della vita, degli incontri e non ultimo anche dei condizionamenti sociali. Giulia certamente non ha mai represso nulla e quando ha sentito gli impulsi dentro li ha semplicemente seguiti. Non credo sia una "libera scelta" in questo senso, quanto piuttosto una naturale tendenza.
Nel romanzo un altro personaggio fa lo stesso percorso della protagonista ma al maschile, passando da etero a bisex per poi avere solo relazioni gay.
Pensi che la condizione di bisex sia solo il momento di passaggio da una realtà eterosessuale, cui le persone si adattano per convenzione, verso una realtà omosessuale, lesbica o gay che sia, in forma stabile, dopo il raggiungimento dell'autocoscienza?
La scelta che fa Giulia come quella di un altro personaggio maschile, è quella di seguire la propria natura, ovunque questa la porti. In questa società vivere in questo modo non è semplice, si rischia di non essere compresi né da una parte né dall'altra e si rischia spesso che la bisessualità venga scambiata con promiscuità o indecisione, cosa che invece non è quando è reale. Per alcune donne e uomini la bisessualità può certamente essere solo un momento di passaggio, ma questo accade quando il proprio passato etero è stato vissuto appunto solo per convenzione sociale. Non per tutti è così. Ci sono anche alcuni uomini e donne che hanno avuto storie etero sentite esattamente come quelle gay o lesbiche.
Tu, allo stato attuale ti ritieni lesbica?
Allo stato attuale certamente mi ritengo lesbica e non ho paura né vergogna alcuna a definirmi tale. Le definizioni però mi stanno strette perché io non sono solo l'Eliana di ora ma anche quella del passato. Più corretto sarebbe dire che considerando l'arco della mia vita sono bisessuale, anche se da quasi sei anni ho una compagna, un rapporto monogamo e con lei voglio rimanere possibilmente per il resto della mia vita. In una conversazione tra amiche parlando di cose simili è venuta fuori la parola "unisex". Ecco se proprio devo scegliere una definizione questa mi appartiene maggiormente. Unisex intesa come "essere umano unico" perché neanche clonandoci otterremmo un esatto nostro "uguale".
La Dottoressa Tafelli scrive ancora: "La voce narrante dell'autrice presenta spassionatamente la propria vita, e spiega con disinvoltura il proprio punto di vista sugli argomenti più svariati: dalle occupazioni quotidiane a vissuti personali ed intimi; tutto sempre con la massima sincerità e candore, senza nascondere nulla, senza imporre giudizi né temere quelli altrui. Una vera sfida alle falsità e alle ipocrisie che spesso le persone usano come mezzo di difesa della propria intimità".
Ti viene sempre spontaneo raccontare apertamente di te, fa parte del tuo modo di essere, non frapporre ostacoli tra te e gli altri, non innalzare barriere, muri, per difendere la tua privacy o è uno sforzo di apertura che hai fatto più nello scrivere il libro?
Decisamente mi viene spontaneo. Non ho mai nascosto nulla di me da quando ero una bambina e raccontavo ai miei compagni di scuola, in una Napoli di 35 anni fa, che i miei genitori erano separati. Mi sono sempre divertita anzi a vedere le espressioni stupite apparire sui loro volti, soprattutto quando aggiungevo che avevo un secondo padre, il fidanzato di mamma, e che convivevamo con lui. Un vero scandalo allora. Né più né meno quanto lo è ora dire di avere una relazione omosessuale o dire di avere un figlio o un genitore omosessuale. I muri non li ho mai alzati e in genere riesco ad aggirare anche quelli degli altri. Benevolmente dico di me stessa che sono un caterpillar.
Immagino che non sia sempre facile essere spontanei e limpidi.
Hai avuto difficoltà sul lavoro con la gente dopo che hai raccontato le tue esperienze di vita? Hai già fatto altri piccoli outing oltre a quello che scaturisce naturale dal pubblicare il tuo romanzo?
Ho fatto outing da subito con gli amici, poi anche in famiglia e sul lavoro e non ho mai riscontrato particolari difficoltà. Probabile anche fortuna la mia, ma è anche vero che la naturalezza con cui tu ti racconti può davvero spiazzare gli altri. Spesso diamo poca fiducia a chi ci circonda o ci vergogniamo noi stessi di quel che siamo e proiettiamo sugli altri la nostra "omofobia interiorizzata". Forse qualcuno che non ha reagito benissimo deve esserci stato tra i conoscenti, ma ho l'abitudine di non curarmi mai di ciò che pensano i conoscenti e anzi paradossalmente ora uso in un certo senso la mia omosessualità per selezionare le amicizie. Se pur parlando e facendomi conoscere dovessi notare incomprensioni persistenti verso questo lato di me, semplicemente vuol dire che non si ha nulla da dirsi. Da queste persone mi allontano. Ho imparato nella mia vita a non curarmi troppo di quello che la gente pensa di me. E' stato il grande insegnamento di mia madre e mi è servito per ogni cosa della mia vita ed ogni scelta, compresa questa.
Nel libro l'amicizia è un tema dominante e intensamente positivo: tu sei una persona che fa facilmente amicizia?
Sono certamente molto socievole e quindi facilmente faccio amicizia. Naturalmente la vera amicizia, quella che non ti abbandona mai anche nei momenti peggiori, quella che non ha bisogno di una costante frequentazione ma che è sempre verde e viva anche a chilometri di distanza, questo tipo di amicizia non si trova tutti i giorni perché è comunque una forma di amore e per esistere e continuare a vivere devono stabilirsi delle affinità elettive particolari.
Nel libro Giulia racconta di relazioni instabili, poco durature, con diversi uomini.
Tu credi che l'instabilità delle relazioni eterosessuali sia causata dalla incapacità dell'uomo etero nell'accettare come compagna una donna emancipata e in carriera come Giulia?
Certamente questa è una delle tante cause ma non solo. L'uomo come la donna è condizionato dalla nascita e ricopre un ruolo che gli viene imposto. Ancora oggi ha come modello una donna che la società impone, che la famiglia spesso ripropone. Per questo, pur desiderando una donna emancipata, quando se ne ritrova una dinanzi non sa spesso che farsene. Ma soprattutto direi che all'uomo non viene insegnato assolutamente come gestire le emozioni. Una donna, per condizionamento ma anche per la sua stessa fisiologicità (il ciclo con i suoi dolori, il dolore della verginità, il dolore del parto), in un certo senso non ha paura di soffrire, anche se spesso poi considera la sofferenza come stato naturale e non invece solo momentaneo della vita. L'uomo invece è condizionato dalla nascita a reprimere le emozioni e quindi è assolutamente impreparato poi a gestirle, cadendo rovinosamente dopo la prima delusione e spesso allontanandosi da qualsiasi cosa possa in un futuro portargli dolore. Questo credo sia il nodo principale.
Nel tuo romanzo alcune relazioni lesbiche e gay non hanno vita lunga.
Quali elementi possono essere la causa di questa difficoltà a creare coppie stabili? La mancanza di valori supposta da alcune personalità religiose? O è semplicemente un fenomeno legato all'allungamento della vita? Ricordo che fino a un paio di secoli fa si viveva in media fino soli 40 anni e solo grazie a penicillina e benessere la vita media si è allungata fino a 75 anni circa.
Innanzitutto chiariamo che questo discorso è valido per tutti i tipi di coppie. Più che la durata della vita media, ciò che è cambiato rispetto al passato sono le possibilità. In passato le possibilità di ricostruirsi una vita, di rimettersi in gioco, di conoscere nuove persone, era praticamente quasi impensabili. Ora invece ci sono immense possibilità e, al contrario di ciò che ci viene detto dalla nascita, io non credo che una relazione valida dipenda dalla durata quanto piuttosto dall'intensità con cui la si è vissuta e se la si è vissuta completamente ed in ogni suo aspetto. Credo che sia piuttosto naturale che solo crescendo e quindi imparando anche attraverso le varie storie della nostra vita noi si possa arrivare ad una maggiore consapevolezza e conoscenza di noi stessi e quindi anche di ciò di cui realmente abbiamo bisogno in qualcuno che ci sta al fianco. La relazione ottimale è quella che avviene tra due individui che uniscono le loro individualità. Ma per far ciò gli individui devono formarsi. Se una storia termina non è un fallimento ma solo un'esperienza in più sul nostro cammino. Ecco il concetto che dobbiamo imparare per andare avanti nella nostra vita.
Credi di aver trovato l'Amore?
Certamente quello che vivo con la mia compagna da ben sei anni non posso che chiamarlo Amore. Va anche detto che ogni storia importante nella nostra vita nel momento in cui la viviamo la sentiamo come "amore". Solo che esistono "amori insani" (ossessioni più che altro) e "Amori sani". Questo certamente è un "Amore sano", un amore completo, vissuto quotidianamente, mai negato da entrambe le parti.
Nel libro risulta evidente, specialmente con gli uomini, quanto il sesso sia anche e soprattutto un mezzo di comunicazione. Una funzione naturale ma maltrattata da un senso religioso cupo ancora oggi.
Il sesso è una forma di comunicazione più maschile che femminile o a parte l'ipocrisia è praticato in eguale misura dagli uomini come dalle donne?
Io sono fermamente convinta che il sesso sia una sanissima forma di comunicazione e che di base non ci siano differenza tra uomini e donne in quanto a potenzialità. Ma in questa società e soprattutto in quella italiana le differenze si sentono fortemente e i condizionamenti sociali giocano una parte importante in questo. Se gli uomini da una parte, cui viene insegnato a non avere sensi di colpa di alcun genere, ne "abusano" quando usano il sesso per "fuggire" dalle emozioni, dall'altro la donna spessissimo fatica ad avere una sana e libera sessualità. Dalla nascita alla donna viene insegnato che essere "disponibili" è da "poco di buono". Spessissimo purtroppo ancora oggi, anche tra le donne, viaggia questo concetto o il pensiero "niente sesso senza amore". Ad esempio l'argomento eiaculazione femminile è argomento quasi sconosciuto tra gli uomini (che anche se lo conoscono lo vedono al massimo legato alla pornografia) che alle donne (che se e quando lo vivono finiscono per rimanerne scioccate come se fosse una malattia).
Ritieni che sia praticato con maggiore frequenza nei rapporti lesbici e gay rispetto a quello che accade nei rapporti eterosessuali, o anche questa è una leggenda metropolitana?
Personalmente credo possa esserci una maggiore frequenza tra gay, che essendo uomini, rifacendomi al discorso di prima, vivono il sesso con più libertà, ma sinceramente ho più l'impressione che sia una leggenda metropolitana.
I personaggi del libro uomini e donne vengono descritti attraverso la parte maschile e femminile sia che siano uomini che donne.
Cosa manca nel mondo d'oggi: forse una maggiore consapevolezza che tutti abbiamo una parte femminile e una parte maschile nel nostro carattere? Forse anche nel fisico?
Diciamo che quello che manca soprattutto è la consapevolezza di che cosa sia maschile e cosa femminile, la consapevolezza che non è solo e unicamente una questione esteriore, di modo di fare o di vestire, quanto un modo di sentire. Tutti abbiamo questi due modi di "sentire" e di porci verso gli altri e un essere completo, uomo o donna che sia, lo è secondo me proprio quando non rinnega nessuna delle due componenti.
I personaggi del tuo libro comunicano moltissimo attraverso sms, chat, e-mail e blog.
In questo mondo virtuale ti sembra che la gente tenda più a nascondersi dietro creazioni immaginarie, oppure credi che riesca, nascosta dall'anonimato, a essere più vera, spontanea, che di persona? Qual è la tua esperienza?
Il cosiddetto mondo virtuale è composto di persone e le persone possono mentire sia che le incontri realmente sia che le incontri in una chat. Ovviamente se si mente sul proprio aspetto è facile farlo via internet. Ma dipende da quello che cerchi. Io ho sempre privilegiato la mente e il cuore di una persona, ecco dunque che incontrare qualcuno via chat forum o blog mi permette di non farmi distrarre, nel bene e nel male, da ciò che vedo. Facile farsi abbagliare da un paio di begli occhi in fondo. Al contrario questo favoloso mezzo di comunicazione ci permette innanzitutto di superare eventuali timidezze personali, ci permette di far vedere ciò che conta, la nostra anima e ci permette infine di conoscere e comunicare con persone che nella nostra quotidianità non avremmo potuto mai conoscere. Si può mentire sul proprio aspetto, ma i pensieri e le affinità mentali non si inventano.
Il tuo romanzo è ambientato tra Milano, Roma e Napoli con netta prevalenza di Roma.
Cosa ti lega a questa città?
Napoli è la città dove sono nata e con cui da sempre ho un rapporto di amore e odio, cui però devo la mia "indole napoletana" che su alcune cose mi è stata molto utile. Milano è quella dove ho trovato i miei equilibri e non è poco. Roma è la mia città d'adozione, è quella in cui sono cresciuta come donna, quella dove mi sono scoperta e strutturata e probabilmente quella che maggiormente mi assomiglia. Ecco perché ancora oggi sono molto legata a questa città.
Quando hai iniziato a scrivere il romanzo e cosa ti ha spinto a farlo?
Lo iniziai a scrivere quasi per gioco, semplicemente aderendo all'idea, nata su un forum, di scrivere un romanzo a più mani. Qualcuno iniziò con due frasi, io ho proseguito e da sola. Quando mi resi conto di quello che poteva venir fuori iniziai a scriverlo per conto mio. Quello che mi spinse fu un bisogno. Volevo semplicemente mettere su carta un sogno ricorrente, trovando così più costruttivo scriverlo piuttosto che continuare a sognare stesa su un divano.
In quanto tempo hai scritto il libro? E' stato difficile o facile portarlo a termine?
In pochi mesi a dire il vero. Iniziato a maggio/giugno e terminato a dicembre dello stesso anno. Non è stato facile perché mentre lo scrivevo la mia vita cambiava e il finale che all'inizio avevo pensato non mi stava più bene. Ho dovuto fermarmi per qualche tempo prima di riprendere e terminarlo quasi tutto d'un fiato, approfittando del fatto che lavoravo poco e avevo molto tempo libero a disposizione in quel periodo.
Quanto in questo tuo primo romanzo è autobiografico?
Direi buona parte di quello che ho raccontato, anche se ho cambiato nomi di alcuni e anche variato alcune situazioni. Ma diciamo che la spina dorsale della storia è certamente autobiografica.
L'emozione che dà il raccontare di sé è uno stimolo o un freno durante la scrittura. Hai provato dolore nel mettere giù i tuoi ricordi?
Al contrario, ho provato una sorta di liberazione. E' come quando scrivi un diario. In fondo io da sempre scrivo, quando ho bisogno di chiarirmi le idee. Fino a quel momento scrivevo poesie, pensieri, riflessioni o e-mail ai miei amici. Questa volta ho scritto un vero e proprio romanzo ma è stato certamente terapeutico innanzitutto per me.
Il tuo titolo è molto intrigante! Queste figure mezzi angeli e mezzi demoni che evochi nel titolo siamo forse noi persone comuni, noi persone umane?
Assolutamente si. Io rivendico da sempre questo concetto. Noi siamo fatti di mille sfumature a volte anche opposte tra loro e una non esclude l'altra. Inoltre ci tenevo che non venissero interpretate in maniera errata e semplicistica alcune cose. Questo è un libro di Amore, anche quando si parla di sesso in maniera diversa da quella che comunemente si intende.
Ma esistono gli angeli e i demoni oppure siamo tutti un po' diavoli e un po' angeli? Sei religiosa?
Non pratico alcuna religione e mi definisco agnostica. Siamo certamente tutti un po' angeli e demoni anche se esistono persone con forti energie positive soprattutto e persone invece che queste energie te le succhiano e ricambiano solo con negatività.
Dopo il Pride 2000 a Roma si era respirato un vento di nuova libertà. Ma la campagna omofobica attuata dalla Chiesa Cattolica e degli esponenti politici cattolici o di destra, dà la sensazione di trovarsi in Italia in un clima politico da Controriforma. Come proseguire la battaglia per i diritti delle persone lgbt?
Innanzitutto cercando di avvicinarci e farci conoscere. Io sono convinta che ci siano molti "cristiani" che non condividono certi atteggiamenti della istituzione Vaticana, così come conosco alcuni elettori di centrodestra che non hanno di certo atteggiamenti o idee omofobiche. La società civile, la cosiddetta maggioranza silenziosa, è nettamente migliore di chi ci governa e di chi impone modi di pensare. Dobbiamo innanzitutto diventare più coesi tra noi, pur distinguendoci nelle nostre diversità, così come dobbiamo cercare di divenire sempre più visibili perché spesso le persone che ci circondano semplicemente non sanno, non conoscono.
A quale pubblico è rivolto il racconto delle tue esperienze di vita?
A tutti. Chiunque secondo me può leggerlo perché si parla di un percorso umano innanzitutto.
Se pensi di scrivere nuove opere letterarie ci sarà nei prossimi libri più distacco dalla tua persona o pensi che saranno pregni dei tuoi ricordi?
Difficile a dirsi. C'è sempre qualcosa di se in quello che si racconta. Diciamo che certamente non scriverò racconti di fantascienza, ma l'idea è quella di scrivere una storia che non riguardi direttamente la mia vita pur avendo con essa qualche attinenza.
Cosa può dare alla causa omosessuale raccontare di sé, anziché scrivere opere fantasiose?
Coraggio a chi ancora non ha fatto alcuni passi. Dimostrare che certe cose possono accadere e non sono solo sogni.
Hai proposto tu l'opera della copertina. Hai scelto questa bellissima opera di tuo padre.
Quali tratti di questa figura femminile ti rappresentano?
Ho scelto un dipinto di mio padre in onore della sua memoria e per ringraziarlo di tutto quello che mi ha insegnato e tra tutti ho scelto questo perché se da un lato mi ricorda un po' le donne di Klimt, che adoro, in un certo senso rappresenta la mia "femminilità interiore".
La pubblicazione del romanzo può influire o sta già influendo sulla tua vita?
Direi che certamente sta già influendo. Ogni azione nella nostra vita influisce e questa non mancherà certamente di farlo.
Come mai ti sei rivolta a me come editore?
Per quasi cinque anni ho inviato il romanzo ad editori e concorsi. Da una parte ho ricevuto proposte da sedicenti editori che richiedevano somme di denaro, scartati per ovvie ragioni. Dall'altra c'è stato chi lo voleva pubblicare snaturando però buona parte del racconto per concentrarsi solo su una parte. Non ho mai avuto ambizioni eccessive e quindi ho atteso. Partecipando al pride di Milano del 2007 mi hanno consegnato un volantino che pubblicizzava un sito di raccolta di professionisti LGBT e su questo sito ho trovato il sito della casa editrice. Visto che sono comunque sempre una persona ottimista ci ho provato per l'ennesima volta e la tenacia mi ha dato ragione perché ho trovato finalmente un editore che facesse il vero lavoro di editore e non mi chiedesse di stravolgere il manoscritto.
Ulteriori informazioni sui siti www.wlmedizioni.com e www.wlmedizioni.it, oppure digitando Eliana Matania Ruggiero o Walter Manzoni nei motori di ricerca di Google.
Intervista a cura di Walter Manzoni in collaborazione con Queerway. Tutti i diritti riservati. E' concessa la stampa a uso privato.
Marco (in arte Novecento67) è nato in Sardegna. Si è trasferito a Torino dopo il liceo per seguire un amore di giovinezza e per protare avanti i suoi studi. Si è laureato in lingue. Per sei anni ha lavorato come imprenditore, poi ha deciso di cambiare la sua vita e seguire le sue passioni.
Oggi, a 41 anni, il suo lavoro è completamente diverso: escort di professione per scelta.
Ci ha contattato per raccontarci la sua storia e per dare voce ad una sua personale protesta. Lo abbiamo intervistato per sapere di più di lui, la sua professione e la sua protesta.
Ciao Marco. Lasciamo a te di presentarti
Ciao... piacere. Marco, in arte Novecento67. Ho 41 anni, compiuti ad agosto. Nato in Sardegna, sono andato via a 18 anni dopo il liceo scientifico e trasferito a Torino per amore di una donzella e per gli studi universitari: lingue e letterature straniere.
Vivi da solo?
No con mia moglie.
La donzella di prima?
No. Quella si è eclissata dopo 7 anni di convivenza: non riusciva a tollerare più il fatto che non sono monogamo e credo che l'essere umano per natura non lo sia. C'è chi ha il coraggio di riconoscerlo chi no. Ognuno fa le proprie scelte
Hai figli? Tua moglie che fa?
Si, ho dei figli. O meglio, mia moglie ha dei figli del primo matrimonio. Lei è una donna eccezionale. Anche dopo gli eventi più terribili, ha sempre saputo reagire e rimettersi in gioco, aprendo un negozio per darsi una ragione in più per vivere... o sopravvivere. Un negozio di cornici, manifesti d'autore e qualche complemento d'arredo. Un piccolo negozietto, ma carino...
Da quanto tempo lavori come escort?
5 anni, ma full-time solo da 3... Prima facevo tutt'altro: l'imprenditore in un'azienda con 13 dipendenti... Sono stato amministratore per 6 anni: contatti con clienti e fornitori, banche .
Come mai hai smesso di fare quel lavoro?
Aspettavo questa domanda. Tutti trovano sconcertante questa mia scelta. Amavo il mio lavoro ma la burocrazia infieriva sempre di più e poi il mondo dell'industria è un mondo di squali. Stress accumulato a stress... Viaggiavo in pratica tutti i giorni in centro a Torino per la ditta: un inferno.
Gradatamente ho deciso di uscirne prima in parte e poi completamente.
Da 3 anni faccio solo l'escort e sono contento di questa scelta
Qual è stata la ragione per cui hai deciso di fare l'escort? E' per sfuggire dallo stress?
No assolutamente! Come ti ho detto prima non sono mai stato monogamo. Tra l'altro non l'ho mai nascosto. Scegliendo di fare questo lavoro mi sono avvicinato alla mia indole: amo conoscere persone nuove ed interessanti
Quindi è una passione. Come l'hai scoperta?
Anzitutto avrai capito che non arrivo dalla strada e che questo lavoro non è certo l'ultima spiaggia per un disperato. Non è più una questione di fare sesso a go go; non mi ha mai interessato collezionare avventure, scopate, ecc. Ho sempre ritenuto che il rapporto sessuale, nella coppia od occasionale, sia la cosa più naturale e spontanea per l'essere umano. Trovo un po' ridicolo chi sfoggia conquiste come se facesse chissà cosa. Questa mia caratteristica sin da ragazzino, quando forse questo era concesso, mi ha fatto sentire diverso dai miei coetanei. Oggi come oggi meno che mai, la scopata fine a se stessa non è di mio interesse. Ho 41 anni, ci sono state anche le cose usa e getta, ma da qualche anno voglio qualcosa di più.
Strano, penserai, andare a cercare questo qualcosa di più in persone che mi contattano per sesso a pagamento. Eppure non è poi tanto strano: pagare o non pagare sostanzialmente conta poco; pagare è semplicemente farsi un regalo motivato da mille ragioni
Ti è mai capitato di fare sesso con un cliente che poi non hai fatto pagare?
No: se non deve pagare lo decido prima, mai dopo. Ricordo una sola volta: una notte intera, la perfezione di un incontro, non c'era bisogno di niente altro. Un momento davvero magico.
Non ti interessano le avventure, mordi e fuggi, e cerchi qualcosa di più. Ma allora, secondo te, chi è un escort? Ci puoi dare la tua definizione?
Un attimo. Non sono il classico escort! Anzitutto io mi trascino dietro la mia filosofia di vita, la voglia, il desiderio di comunicare qualcosa e contemporaneamente anche ricevere.
Parto da un presupposto: uomini e donne non sanno più amare, non sanno più fare l'amore, ci si è persi, ci si usa. Amare è diventato semplicemente mettere il cazzo dentro un buco, raggiungere l'orgasmo e stop. Una cosa distorta. Ci siamo dimenticati dei nostri sensi...delle mani, della bocca, di tante cose. Io voglio trasmettere questo alle persone: aiutarle a riscoprirsi o per la prima volta accorgersi che ogni millimetro della nostra pelle ci può dare emozioni e sensazioni.
Io la chiamo arte amatoria prendendo spunto dall'antichità.
Gli escort tradizionali, invece, sono quelli da una botta e via?
Non mi sento in definitiva di appartenere a questa categoria. Troppo diversi da me.
Anzitutto la clessidra a scandire il tempo, non un minuto di più. Con me invece si sta anche un'ora in più, senza che l'onorario aumenti.
Si fanno strapagare e un po' mi urta. Danno importanza esclusivamente al denaro, fingono quasi tutti, non gliene frega niente neanche di fare quattro chiacchiere.
Macchine del sesso e basta, dissento completamente.
Solo due o tre colleghi li reputo davvero ok e qualche volta collaboriamo insieme.
Quindi vi conoscente tra colleghi?
Si. Spesso ci si telefona per delle informazioni. Alcune volte se ti chiedono un incontro a tre sei costretto a contattarli. Capendo che non era una situazione che mi poteva interessare ho spesso declinato: le cose a tre si fanno solo se c'è intesa.
Per te, quindi, che cos'è l'amore? E il sesso? in che modo lo trasmetti o lo mostri ai tuoi clienti?
Ti faccio un esempio: se dovessimo incontrarci e dovessimo andare a letto insieme ti proporrei un gioco innocente. Ti lego le mani e ti privo della possibilità di interagire; ti bendo gli occhi, non vedi e puoi solo immaginare; ti chiudo la bocca... non puoi più esprimerti; ti ho levato buona parte dei sensi, quelli fondamentali.
Ora ci sono le mie mani che attraversano il tuo corpo, le sensazioni che provi sono 10 volte superiori a quelle che avresti provato se avessi potuto utilizzare tutti i sensi. In questo modo ti sei concentrato solo sul piacere di quelle mani o della bocca che ti sfiora. Ecco che incominci a capire che c'è qualcosa di più che la scopata, che si può provare piacere anche in altri modi.
Mi piace trasmettere questa cosa: scoprire il piacere non sono all'altezza dell'uccello ma sentirlo a livello cerebrale è una bella cosa.
Quindi ti capita spesso che ti chiedano di non fare sesso ma di far scoprire solo sensazioni?
Si: mi capita. Ci sono dei ragazzi che a volte vogliono solo giocare senza arrivare alla penetrazione.
Voglio ancora aggiungere una cosa a conclusione di questa diversità nell'esercitare la professione: non l'ho mai considerata una forma di prostituzione, pur rispettando chi la esercita.
Il denaro conta relativamente. Avrei bisogno di meno soldi di quelli che guadagno per vivere. Buona parte vanno in beneficenza soprattutto a favore dei bambini.
Quindi guadagni molto?
Direi di si. Poi dipende da quanto vuoi lavorare: puoi arrivare tranquillamente a 10.000 euro mensili. Considera che io lavoro in tutta Italia e qualche volta in Francia, Svizzera, Spagna, .
I tuoi amici sanno che lavoro fai?
Tutti sanno che lavoro faccio moglie, figlia, fratelli, nipoti . solo mia madre è all'oscuro.
Cosa ne pensano?
Vita mia...
Non tollero giudizi a tale proposito. Rispetto tutto e tutti nelle loro diversità e voglio essere trattato allo stesso modo.
Tua moglie come vive il tuo non essere monogamo?
Quando abbiamo cominciato a stare insieme era già al corrente. Lo sapeva da prima, sua sorella è una mia cara amica ed ogni tanto la vedevo in qualche festa di compleanno. Sapeva già queste mie caratteristiche.
Cambio un attimo argomento. Ci racconti la giornata tipo di un escort?
Al mattino chiaramente riposo. Anche se in questo periodo mia moglie mi ha chiesto di darle una mano nel negozio (a tempo perso curo la sua contabilità). Pomeriggio: palestra, piscina, attività sportive in genere. Non lavoro mai al mattino e al pomeriggio capita raramente.
Il lavoro è concentrato al 90% dalle 20 in avanti, in ogni caso a me non piace fare sesso al mattino: sono uno che ha il risveglio lento...
Nella mia giornata, tra l'attività sportiva e il lavoro ci sono i miei hobby, cose comuni: musica, film, fotografia...
Poi devo rispondere alle e-mail, comunicare prezzi, gestire contatti continui anche solo per 4 chiacchiere.
Ho conoscenze sparse in tutta Italia. A volte non riesco a smistare la posta: mediamente ricevo 40 e-mail al giorno. Ho avuto fortuna!
Quindi prima dell'incontro c'è la conoscenza via mail? Cerchi di conoscere meglio chi devi incontrare per capire cosa cerca o solo per conoscere meglio la persona?
Sporadicamente. Di solito dirotto tutti sul telefono: voglio sentire la voce.
Mi rendo subito conto di chi ho davanti, una sorta di sesto senso che affini con l'esperienza.
Sai subito se è un mitomane. Riesco a cogliere subito come è la persona che mi chiama.
Ho messo dei paletti attorno a me ben solidi per evitare di vivermi delle situazioni poco edificanti, e questo attraverso i profili o la pubblicità che mi fanno.
E che tipo di persone ti contattano? Chi sono i tuoi clienti? Ci descrivi il tuo cliente tipo?
Non voglio persone intolleranti o arroganti: non mi da nulla relazionarmi con loro.
Pulizia: un'altra cosa da curare particolarmente.
Poi c'è una cosa che mi infastidisce: se mi chiedono le misure.
Ho creato la pagina hard nel mio sito appositamente per quelle persone che vogliono sapere sapere sapere...
Non ho mai pensato che i centimetri siano importantissimi a meno che non si parli di un minidotato.
Capitava a volte nel passato che fosse la prima domanda che mi facessero: "quanto lo hai lungo?". Mettevo giù il telefono. Anteporre il mio cazzo al mio essere non mi piace. Io sono tutto di un pezzo, cazzo compreso, e mi fa piacere essere considerato nella mia completezza.
Dicevi che ti fanno della pubblicità. Capita spesso che i clienti ti consiglino ad altri?
Si... E in genere la maggior parte restano in contatto...
Il cliente più difficile? L'uomo sposato: il suo continuo conflitto diviso tra sensi di colpa e desiderio...
Insomma, hai dei clienti abituali con i quali hai delle vere e proprie "relazioni"?
Diventano amicizie. Il denaro ha anche questa motivazione: deve esistere una barriera tra me e l'interlocutore, per far capire che di un escort non ci si deve innamorare.
Una cosa che invece non capiscono le donne: molte si innamorano...
Ma ti è mai capitato di innamorarti di un cliente?
Assolutamente no. Ci sono clienti sia uomini e donne che mi piacciono particolarmente e che vederli è proprio una festa, ma non mi sono mai innamorato di nessuno: amo mia moglie.
Hai più clienti uomini o donne?
Dipende dai periodi e dai circuiti dove ti viene fatta la pubblicità. Agli inizi lavoravo esclusivamente per coppie e donne, ma ero in contatto con un privè. Con Internet a volte è capitato di avere per mesi il 70% di clienti uomini, il 20% di donne e il 10% di coppie. Al rientro dalle vacanze di agosto, invece, c'è stato un proliferare di contatti esclusivamente femminili: tutte donne sposate, tra Firenze, Roma e Grosseto .
Si sono stufate delle vacanze con i mariti?
La donna che si rivolge ad un escort ha le stesse motivazioni (all'incirca) di un uomo: spesso è la curiosità, il desiderio di trasgredire, fare con un escort quello che non hai il coraggio di fare con marito o moglie
Quali sono le fantasie più frequenti dei tuoi clienti? Cosa ti chiedono di fare?
C'è una differenza ben precisa tra uomini e donne. Io ho un'immagine pubblica oramai ben definita: a me si rivolgono le persone che sanno di trovare quello che cercano. Ti spiego. Io ho un'indole dominante. Sia chiaro che è un gioco, niente di così sconvolgente.. non mi veniva la parola. Con gli uomini mi piace esercitare questa mia caratteristica e quindi esercitare un soft sado-maso
Quindi sei un master?
Master è già qualcosa di troppo grosso.. ma rende bene il mio carattere. Contemporaneamente però so essere molto dolce. E' un dualismo. Il nostro essere è formato da mille particelle, spesso l'una opposta all'altra. Con le donne non mi viene di istinto di procedere in tale senso: sono più dolce, ma se vedo che la controparte ama spingersi oltre il consueto, fuori dai binari, mi ci inoltro...
Però il punto di partenza come vedi è diverso: la maggior parte degli uomini che si rivolge a me è perché gradisce essere sottomesso fisicamente e psicologicamente. E' una cosa che solo 10 anni fa non avrei mai detto che mi sarebbe piaciuta, ma se fatta con arte, con equilibrio, è un bel gioco...
Ci racconti la cosa più bella che ti è capitata sul lavoro in questi cinque anni?
Sono moltissime. Sinceramente ci sono delle situazioni molto gratificanti. Una mi ha quasi commosso. Un ragazzo di Torino mi aveva contattato e ci siamo sentiti un po' di volte al telefono. Il giorno del suo compleanno voleva regalarsi un incontro con me, perché voleva conoscermi e parlare del mio modo di vedere le cose. Mi disse subito che non era animato da desideri sessuali. E' diventato un mio amico: ogni tanto ci si vede e si va a cena fuori.
E la cosa più brutta che ti è capitata? La più strana o imbarazzante?
Cose brutte pochissime e solo agli inizi. Mancanza di pulizia: questa è una cosa sgradevole. Poi un'altro episodio...
Chiaramente non ho la pretesa di piacere a tutti: sarebbe stupido solo pensarlo. Tre anni fa un imprenditore mi contattò: aveva visto foto e tutto, però al momento che mi vide è successo qualcosa di assurdo. Pensava fossi più alto, il look non era adatto a lui . Girò le spalle e se ne stava andando via...
Guai fare una cosa del genere. Piuttosto mi dici: "Scusami.. ma...". A volte lo faccio anche io con i clienti: ho pure io il diritto di scelta. Ma girare i tacchi senza dire nulla è una cosa mi fece imbestialire. Questo è il mio lavoro, vivo di questo ed esigo, pretendo rispetto.
Non ti piaccio? Ok, nessun problema.
Fai lo stronzo? Non lo tollero: mi risarcisci perché ho perso tempo per venire da te e ho declinato altri impegni oppure ti denuncio sotto la forma di molestie telefoniche.
Queste cose spiacevoli sono avvenute due volte in 5 anni. In questo senso sono stato fortunato...
A proposito di rispetto ... ci hai contattato perché ti è capitata una disavventura. Ce la racconti?
Si tratta del sito di incontri Me2.it. Sono iscritto a quella chat da un anno circa e pago un abbonamento mensile. Non nego che il motivo principale per il quale mi ero iscritto era quello di fare pubblicità al mio sito, non disdegnando tuttavia, quando il tempo me lo permetteva, di cazzeggiare un po' nella chat, cosa che tra l'altro gli altri escort non fanno mai.
Il mio profilo era ok, le foto ok, tutto ok, tranne il numero di cellulare in calce al profilo. Un moderatore mi comunicò che dovevo levarlo e io l'ho tolto subito. Il moderatore in questione, tra l'altro, è un mio sostenitore in questa disavventura.
Per il resto, le fotografie con in sovrimpressione il mio indirizzo e-mail o il link del sito, il link stesso del sito alla fine del mio profilo erano ok. Avevo pure l'autorizzazione ad intervenire in chat lanciando un semplice messaggio del tipo "visita il mio sito web www...". Tutto concordato con i moderatori.
Ultimamente riuscivo a connettermi un giorno su tre ed in risposta mi appariva un messaggio dicendomi che c'erano difficoltà di carattere tecnico, un'altra volta mi diceva che il mio IP era stato bannato . Dopo un mese mi decisi di scrivere allo staff chiedendo spiegazioni e soprattutto perché non mi avevano mai risposto le volte precedenti. Feci una domanda buttandola sullo scherzoso: "Non è che la mia presenza non è gradita?". Con tutta tranquillità li dirottai verso il mio profilo dove comunque a mio parere era tutto quanto a posto e concordato con i moderatori. Due giorni dopo mi telefonano alcuni amici, chiedendomi come mai non ero più presente su me2.
Arrivo a casa, accendo il PC e sulla posta trova una mail di Me2 che mi accusava di pubblicità non autorizzata e di spam. Mandai risposta a qualche indirizzo ma mi tornavano indietro.
Non sopportavo di non avere il diritto alla replica, perlomeno per capire cazzo stava succedendo.
Io mi ero comportato sino al quel momento secondo quanto mi era stato detto: se esistono delle regole mi adeguo, anche se per istinto ribelle mi viene da pensare che esistono per essere infrante.
Dopo breve tempo si è creato un movimento abbastanza vasto di persone che mi conoscono e che hanno cominciato a mandare lettere di proteste per la cancellazione del mio profilo e perché mi fosse dato il sacrosanto diritto di difesa.
Quindi quello che ti da più fastidio è non aver potuto rispondere a quello che vivi come un sopruso?
Diciamo che quella è stata la cosa originaria.. ma poi, quando cerchi nel torbido, vengono a galla altre cose...
Tre utenti si sono autosospesi per protesta, le lettere arrivavano a decine anche alla redazione di gay.it. Nessuno riceveva risposta. Le lettere erano tipo questa qui: "Mi stupisce la Vostra scelta di sospendere il profilo di Novecento67, quando la vostra chat è piena di persone con comportamenti veramente scorretti di tipo intimidatorio, calunnioso, blasfemo e offensivo anche della condizione psico-sessuale altrui. Conoscendo la persona che sta dietro al nick Novecento67, posso dire che avete fatto un grave errore a non dargli la possibilità di correggere quei banali errori riportati nel suo profilo. E' una persona di grande umanità e intelligenza, che mi ha aiutato, senza nessun compenso, a superare paure e sofferenze psico-affettive che mi rendevano la vita di relazione difficile. La cosa ridicola è che punite, in modo troppo deciso e senza diritto di replica, le persone più utili agli altri, mentre la vera spazzatura resta in circolazione impunita. A volte, provare a ripensare alle proprie decisioni è segno di grande intelligenza. Mettetevi in contatto con lui".
Ci sono centinaia di persone che mi contattano, che probabilmente non vedrò mai, che stanno in capo al mondo ma per i quali sono diventato un punto di riferimento: io sono fatto così, è nella mia natura ed è a complemento della mia arte amatoria il piacere di dare qualcosa agli altri, gente sola, in crisi . Mi telefona moltissima gente, c'è una solitudine incredibile e, io tempo permettendo, sono sempre disponibile.
Comunque ritornando al discorso di me2: i signori capivano che la questione cominciava a farsi pesante, la gente non demordeva gli faceva anche cattiva pubblicità nei newsgroup. Alcuni volevano costituire una piccola delegazione per andare a parlare a Pisa.
Insomma, alla fine, sono stato contattato dallo staff che mi ha dato il numero di telefono per mettermi in contatto con loro e chiarire le cose: "Mica penserai che ti abbiamo cacciato via perché sei un escort" mi disse al telefono uno degli incaricati. Io gli ho spiegato per l'ennesima volta che tutto quello che avevo fatto si era limitato a ciò che mi era stato detto essere consentito. Non vorrai arrampicarti sui muri e venirmi a dire che alcuni moderatori fanno dei favoritismi e concedono certi favori a chi gli è simpatico! Poi gli ho rimproverato di non essere stato preventivamente avvisato e lui mi ha detto che mi avevano mandato diverse e-mail parlando di questo problema (anche perché si può essere espulsi solo a seguito di richiami).
La cosa strana è che io non ho mai ricevuto né richiami né e-mail. "Avrai mica Fastweb? Sai, succede a molti di non ricevere la nostra posta!".
Nonostante questo ho comunque cercato di essere accomodante e mi hanno detto che mi sarei potuto riiscrevere utilizzando un altro nick e io così ho fatto.
Nel frattempo il moderatore che mi aveva dato il consenso a fare quello che facevo mi ha mandato, per conoscenza, una e-mail che aveva mandato allo staff di me2 dove mi assolveva con piena formula dichiarandomi innocente a tutti gli effetti.
Nella mail si legge:
"900 si rifà alle prime regole (non chiare tra l'altro) della moderazione e tuttora non molto chiare.
Per quanto riguarda gli escort se ben ricordate prima si diceva solo che gli stessi non potevano e non dovevano mettere numeri telefonici sia in chat che nel profilo!!!! Non si parlava di indirizzi internet (inseriti solo in seguito inseriti tra i divieti). Per cui, per quanto mi riguarda, dopo avere chiarito ai tempi il fatto dei numeri telefonici con lo stesso 900, non ho più avuto modo ne di vederlo ne di contattarlo.
Per gli altri, ad oggi, se appaiono in chat e spammano in pubblica provvedo.
Inoltre posso dire che prima di bannare o fare cancellare un profilo di chiunque sia sarebbe opportuno avvertire almeno con un messaggio altrimenti, cosi facendo, diamo l'idea di creare un clima da regime.
Aggiungo poi: rispondete alle e-mail che mandano gli utenti ed ai loro messaggi!"
A questa ne sono seguite altre che hanno aperto una discussione interna allo staff sulle regole e sui vari motivi che possono portare alla cancellazione di un profilo.
Ma non è finita qui. Tra la gente che protestava e che aveva messo nel proprio profilo l'invito alla protesta, ce n'è una in particolare che si è affacciata in tutte le stanze.
Ogni qualvolta che le persone lo contattavano per avere spiegazioni e lui cominciava a raccontare i fatti lo disconnettevano. La persona che veniva disconnessa ogni qualvolta parlava del mio caso lo ha persino scritto nel profilo: la disconnessione - un bavaglio alla libertà di parola.
Conclusione: mi sono riscritto con un altro nick ma voglio chiarezza.
E il nuovo profilo è uguale a quello precedente?
Si. Il mio attuale profilo è uguale a quello precedente ho solo evitato di mettere il link del mio sito e il mio indirizzo e-mail.
Quindi la tua esclusione è dovuta ad un'incongruenza delle regole di me2?
La mia esclusione è dovuta ad una massa di imbecilli che non sanno quello che fanno.
Ci sono altri profili su me2 che rimandano a siti o e-mail di escort?
Giusto ieri ho dato un occhiata per vedere come si comportano i miei cari colleghi e nella stanza di Como ce ne sono almeno de che menzionano il loro sito. Li conosco entrambi telefonicamente.
Loro hanno mai avuto problemi con lo staff?
No. E sono tra gli escort storici e più conosciuti nel nord Italia, presenti nella chat da sempre.
Mi pare di capire, quindi, che alla fin fine dietro questa vicenda non vedi una discriminazione, ma solo il frutto di disorganizzazione? E' così?
Sostanzialmente è così. Almeno nel mio caso. Ma io, a maggior ragione, non devo farne le spese perché pago un abbonamento.
Tuttavia ci sono dei fattori, a mio avviso, molto molto gravi: Il diritto di replica e di difendermi, il diritto di quest'altro utente di parlare di me. Queste sono le cose più gravi, non le disfunzioni. Questo è un atteggiamento da regime. Gli atteggiamenti che una volta erano osteggiati e combattuti dai gay ora sono entrati a far parte della loro mentalità. Mi sono chiesto: è il potere che cambia le menti? Probabilmente si.
Lascia amareggiati ma è così. Lasciamo stare le disfunzioni: capisco che a volte non sia semplice avere tutto quanto sotto controllo.
Però mi viene da chiedermi perché i miei colleghi siano ancora lì.
Ti aspetti delle scuse, di essere riammesso? Cosa ti potrebbe far considerare chiusa la vicenda?
Dovrebbero cambiare alcune regole. Quelle relative alla libertà di espressione. In pratica tutto quello che è stato negato in questa vicenda.
Prima di sospendere una persona questa deve essere interpellata: sono diritti fondamentali in una società democratica. Su questo non transigo, sono disposto a coinvolgere le associazioni più importanti per questa cosa.
Dopo questa vicenda, la tua attività è cambiata in qualche modo? Hai avuto dei danni? O dei vantaggi?
Nessun danno. Neanche vantaggi. Io ho un giro di affezionati che non mi ha quasi fatto accorgere a questa cosa. Credo siano circa 300 persone che almeno una volta all'anno mi chiamano.
Poi ci sono sempre le nuove conoscenze. Insomma non me ne sono neanche accorto.
Ti volevo fare ancora un paio di domande prima di chiudere l'intervista: per quanto tempo pensi che farai ancora questo lavoro?
Ti ho letto nel pensiero. Chiaramente c'è un limite di età, non ho mai quantificato gli anni, presumo ancora tre anni più o meno. Per adesso è un lavoro che mi da molte soddisfazioni, ho conosciuto un casino di persone davvero splendide: è gratificante.
Se la cosa non dovesse essere più di mio gradimento tiro i remi in barca.
Quando smetterai di fare questo lavoro, che programmi hai?
Darò una mano a mia moglie nel negozio. Credo farò questa scelta.
Un'ultima cosa per chiudere: che titolo daresti a questa intervista?
Il titolo? Bella domanda...
Fondamentalmente ho parlato di me, la diatriba con me2 è venuta fuori perché fa parte di me.
La butto lì.
Forse: Novecento67... un percorso dentro noi stessi



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