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Michele Vietti è il nuovo vicepresidente del Csm.
L'ex presidente vicario dell'Udc alla Camera e primo firmatario della eccezione di costituzionalità sulla legge contro le discriminazioni basate sull'orientamento sessuale è stato eletto a Palazzo dei Marescialli.
All'aberrante scelta era presente anche il Capo dello Stato che ha presieduto la seduta che ha elargito 24 voti su 26 a Vietti.
Definire Michele Vietti "membro laico" è già di per se un insulto ad ogni laico italiano ma è solo una formula inventata per definire i passacarte dei partiti dentro il Consiglio Superiore.
Quello che stupisce di più è la dichiarazione di Napolitano che si è detto convinto che il nuovo Csm "saprà affrontare con obiettività e concretezza anche le questioni più complesse che di volta in volta le saranno sottoposte così da pervenire a soluzioni adeguate attraverso un confronto sereno non inficiato da rigide contrapposizioni".
Stupisce perché Vietti ha dimostrato di non essere in grado di "affrontare con obiettività e concretezza" le questioni e di fare un uso spregiudicato del Diritto piegandolo ai propri interessi e riuscendo a scrivere una pregiudiziale di costituzionalità che grida vendetta davanti all'intero corpus legislativo ignorandolo, denigrandolo ed epurandolo di ogni appiglio normativo e scientifico.
Perché, per chi non lo ricordasse, i cardini dell'eccezione scritta da Vietti erano due:
- nell'ordinamento non esiste il rimando all'orientamento sessuale;
- con questo termine si sarebbe corso il rischio di ricomprendere "qualunque orientamento ivi compresi incesto, pedofilia, zoofilia, sadismo, necrofilia, masochismo eccetera".
Tutti e due palesemente falsi e presentati ignorando volutamente che nel corpus italiano l'orientamento sessuale è contemplato (vedi leggi sul lavoro!) e che gli esempi riportati in un documento del parlamento erano non afferenti all'orientamento sessuale ma a pratiche sessuali e/o reati.
Eleggere Vietti, o gente come lui, a rappresentante del CSM non è solo un insulto alle perone omosessuali e transessuali ma a tutti gli italiani che pretendono che il proprio Stato sappia distinguere tra credenze e realtà, tra giustizia e privilegi e magari anche tra orientamento sessuale e pratiche.
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Camillo Langone cerca quotidianamente spunti per attirare l'attenzione di qualcuno su se stesso e puntualmente, purtroppo, ne trova.
Nella sua preghiera di oggi ci fa sapere,oltre al fatto che odia pagare le tasse, che con i suoi "soldi il ministero dell'Interno finanzierà un osservatorio carfagnoide "sulla minoranza degli omosessuali e le altre a rischio di discriminazione, i cui esponenti avranno spazi a disposizione ed interlocutori per un diretto dialogo con le forze di polizia"".
Secondo Langone "Come i comunisti cinesi fanno pagare ai condannati la pallottola che gli verrà conficcata nella nuca, gli omosessualisti italiani sono riusciti a farmi pagare la corda con cui mi impiccheranno".
Ammettiamo per assurdo, e solo per un attimo, che la tesi di Langone sia plausibile invece che risibile.
Lo sa Langone e chi gli da ragione che quotidianamente lo Stato fa pagare agli omosessuali, ai quali non riconosce diritti, la corda con la quele li impiccano ?
Volendo essere piccoli come chi scrive e pensa certe cose si potrebbe dire che gli omosessuali pagano le tasse per i matrimoni cui non posso accedere ma questo sarebbe davvero limitante e scorretto tanto quanto quel che scrive Langone.
Piuttosto ci sarebbe da denunciare il fatto che lo Stato (e quindi anche gay, lesbiche, trans e tutti gli altri) paga Il Foglio con i contributi per l'editoria e quindi che ai gay viene fatta pagare la corda con la quale proprio Langhone li impicca.
Gay, lesbiche e trans, sempre insieme a tutti glia altri, pagano per far andare in onda sulla TV pubblica le orribili sparate di noti personaggi che incitano alla discriminazione.
Gay, lesbiche e trans, sempre assieme a tutti gli altri, pagano dichiarazioni di ministri e politicanti degne al massimo del Malawi che non solo metaforicamente inneggiano alle corde per impiccarli.
Il concetto di democrazia e di stato solidaristico è tanto lontano dalla mente di chi si è avventato più volte contro altri cittadini per il loro orientamento sessuale da arrivare a paragonare la pena di morte allo stigma della violenza.
E questo la dice lunga sul personaggio.
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A Roma sembra che le notizie vadano in coppia come i carabinieri.
Mentre si diffondeva la notizia che il Comune di Roma, finalmente, ha approvato all'unanimità la mozione per la prevenzione e la lotta all'omo-transfobia che impegna "il sindaco e la Giunta ad adottare iniziative perché le celebrazioni della giornata mondiale contro l'omofobia prevedano il coinvolgimento delle istituzioni comunali e si promuovano iniziative per sensibilizzare l'opinione pubblica e il mondo scolastico verso la cultura delle differenze, la prevenzione e la condanna di atteggiamenti e comportamenti di natura omofobica" arrivava lo stop del Rettore alla rassegna di lungometraggi QueerinAction alla Sapienza.
Pretesto della revoca dell'autorizzazione il presunto rischio di gravi disordini dovuti ad attacchi omofobici da parte di gruppi di estrema destra alla manifestazione stessa e ai suoi partecipanti.
Secondo il rettore Luigi Frati, quindi, a Roma l'emergenza omofobia è arrivata ad un tale punto che è legittimo pensare che interi gruppi organizzati si armino per attaccare non solo gay e lesbiche ma anche gli eventuali "etero friendly" che guardano film.
Un ragionamento capzioso che sfrutta gli episodi di omofobia per giustificare scelte che devono per forza venire da tutt'altri intenti.
Il blocco della manifestazione, per altro a poche ora dal suo inizio, si rivela quindi come un atto omofobico che legittima in qualche modo il motivo stesso del blocco.
Non solo. Se davvero secondo il rettore Frati l'omofobia a Roma è tanto presente, dilagante e strutturata da legittimare la revoca di una manifestazione all'Università che intende fare per ricondurre la Sapienza ad un regime consono all'istituzione e in grado di promuovere la tolleranza e la civiltà? In che modo, da questo suo ragionamento, intende agire per ricondurre alla vocazione di "fabbrica del pensiero" l'Istituzione che governa?
Ammesso e non concesso che il pericolo di assalti sia plausibile e probabile come agirà d'ora in poi il rettore Frati per arginare questo dilagante disprezzo per le diversità e in che modo si è adoperato fin qui (con poco successo evidentemente) per garantire la sicurezza e l'accoglienza dei suoi studenti?
L'ammissione di non essere riuscito a fare in modo che la Sapienza fosse un luogo sicuro per tutti e tutte e per tutte le eventuali iniziative che vi si volessero svolgere non è forse un'ammissione di fallimento della quale dovrebbe prendere atto non annullando una rassegna cinematografica ma traendo le debite conclusioni sul suo stesso operato?
Oppure pensa che la violenza sia ormai inevitabile e che sia legittimamente accolta all'interno della "sua" Università e quindi l'unico modo di essere al sicuro sia nascondersi?
A queste domande, ora, non dovrebbe potersi sottrarre ma essendo il motivo evidentemente un pretesto è difficile che il rettore Frati ne dia conto.
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Ancora un'aggressione. Ancora violenza ai danni di una persona ritenuta "diversa".
I telegiornali Rai ieri sera nel dare la notizia dell'ennesimo pestaggio a Roma di un ragazzo omosessuale hanno tutti messo l'accento su quello che per loro era il possibile movente: il ragazzo aggredito vestiva in maniera eccentrica.
Non so di certo in che modo fosse vestito il ventenne pestato a sangue per le vie del centro della Capitale ma una cosa è sicura: nelle parole dei giornalisti Rai c'era un sottofondo di provocazione. Se sei gay e in più lo fai vedere in fondo te la sei cercata.
Un po' come quelli che a proposito di uno stupro non dimenticano di dire che la vittima sarà pure una vittima ma portava la minigonna e quindi in qualche modo o se l'è cercata o se l'è meritata quella violenza.
Non è certo difficile vedere come questo tipo di interpretazione sia figlia delle varie vicende che percorrono in lungo e in largo il Paese e che politici, prelati e personaggi pubblici non fanno altro che alimentare.
Se due gay o due lesbiche si baciano viene ritenuta una provocazione (tanto da poterlo scrivere in un documento ufficiale votato a maggioranza trasversale a Udine) e quindi la violenza sarà sbagliata ma in fondo è stata attirata in qualche modo.
Se un ragazzo si veste "in modo eccentrico" sarà sbagliato pestarlo ma in fondo in fondo richiama quelle dichiarazioni sul Pride fatte da chi un Pride non l'ha mai visto.
Se porti una spilletta di un'associazione in fondo stai provocando perché stai sbandierando il tuo orientamento sessuale.
Proprio come per le donne vittime di stupro per le quali i giudizio non è mai scevro dai dubbi sul loro abbigliamento e quindi sulla loro reale non consensualità.
Se sei una donna con la minigonna in fondo te lo sei cercato lo stupro, se sei un ragazzo gay che per qualche motivo non si nasconde in fondo te le sei cercate le botte.
Questo è il Paese in cui si votano le ordinanze di censura di una campagna contro l'omofobia, in cui sindaci e ministri possono dichiarare distanze nette nei confronti delle persone omosessuali, in cui i prelati possono accostare pedofilia e omosessualità nell'indifferenza della società per coprire le proprie responsabilità, in cui segretari e presidenti di partito possono confondere istituti legali con sacramenti e reati con peccati, in cui alle dichiarazioni di solidarietà e di condanna per le aggressioni possono andare a braccetto con insulti velati sulla legittimità e la legittimazione delle persone e dei loro affetti, in cui per posizioni antiscientifiche e antistoriche non si viene nemmeno richiamati dal proprio partito, in cui si possono presentare (e poi non cacciare) amministratori che inneggiano alla violenza in nome della moralità e di una presunta normalità, in cui anche il Presidente del Consiglio può fare battute da bar sui gay e sulle lesbiche, in cui ci si può scandalizzare di una relazione con una trans di più che per un ricatto e per il malaffare, in cui si può votare in Parlamento una pregiudiziale che accosta orientamenti affettivi, parafilie, pratiche sessuali e reati.
La lista potrebbe essere infinita ma ormai sembra inutile stilarla visto che oggi, dopo che si è pubblicata la notizia di un nuovo pestaggio, tutti esprimono solidarietà e si augurano che i colpevoli vengano trovati e perseguiti ma già da domani si potrà tornare nell'indifferenza totale o nella militanza anti-omosessuali con dichiarazioni che se non giustificano certi comportamenti ne sono quanto meno involontarie progenitrici.
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"Questa non è soltanto la causa delle Associazioni degli omosessuali, così come la causa dei diritti delle donne non è solo la causa delle associazioni delle donne. E' una causa comune, è una causa generale, è una questione di principio, è una questione di fondamento costituzionale.
Ho molto apprezzato quello che il Ministro ci ha detto circa i progressi che si stanno realizzando anche nel delicatissimo campo della lotta contro l'omofobia. E' indubbio che si debba avere un adeguamento delle normative per superare discriminazioni, per sanzionare violenze ed anche per affrontare con tutta la libertà, e sapendo che si tratta di un tema controverso, il tema dei riconoscimenti da dare.
Su ciò si discute nel Parlamento, non so quanto si sia vicini o lontani da soluzioni che mi auguro sempre siano soluzioni condivise. Nello stesso tempo appare chiaro che c'è una stretta interconnessione e influenza reciproca tra ciò che cambia nelle norme e ciò che può cambiare nella cultura e nel costume".
Una dichiarazione che fino a pochi mesi fa sarebbe sembrata irraggiungibile quella del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano per l'incontro al Quirinale con le realtà GLBT in occasione della VI Giornata internazionale contro l'omofobia (e la transfobia).
A fare il paio con il messaggio del Presidente un'altra dichiarazione epocale: a quanto pare il Ministro Carfagna ha chiesto "scusa alle comunità omosessuali per essere stata inizialmente guidata da un pregiudizio nei confronti delle istanze del loro mondo" .
In una giornata, in pratica, sono arrivate dichiarazioni che si attendevano da mesi (meglio dire da anni!). Ora il punto sarà vedere come queste dichiarazioni incoraggianti si trasformeranno in realtà e atti concreti anche per dare seguito alle parole di Napolitano che ha chiaramente ricordato che servono interventi per le discriminazioni (tanto politico-normativi che sociali e culturali) e una normativa per le coppie omosessuali che scelgono di vivere insieme.
Dopo la Corte Costituzionale, quindi, anche il Presidente della Repubblica ricorda al Parlamento che una regolamentazione delle convivenze tra persone dello stesso sesso non solo manca ma è necessaria. Necessaria tanto quanto una dura condanna e una legge contro le discriminazioni e una svolta culturale e politica per le "questioni" legate al mondo omosessuale e alle sue istanze.
Tutto questo idillio sarà messo sul banco di prova a breve visto che si sta per aprire la stagione del Pride, storicamente l'evento più attaccato dalla politica e dagli omofobi, e si potranno registrare immediatamente i cambiamenti di atteggiamento in ossequio a quanto auspicato dal Presidente e, almeno per ora, dallo stesso Ministro Carfagna.
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Arcigay e Arcilesbica, con il patrocinio del comune di Udine hanno prodotto una campagna per la Giornata mondiale contro l'omofobia: 100 manifesti con due uomini e due donne che si baciano e uno slogan chiaro "Civiltà. Prodotto tipico friulano".
Ovviamente la chiesa locale storce il naso e per bocca del direttore della Pastorale per la famiglia don Giuseppe Faccin boccia duramente l'iniziativa e il sindaco Furio Honsell.
Secondo don Faccin, evidentemente, non è in ballo la civiltà se si parla di rispetto delle persone indipendentemente dal loro orientamento sessuale.
Il discorso sull'omosessualità va preso in seria considerazione e affrontato nei dovuti termini. " Spiegarlo" in questo modo, con manifesti, con questo eccesso di enfasi, quasi che quello rappresentato fosse il modo di relazionarsi, mi lascia esterrefatto.
Ma sono ancor più perplesso perché ritengo scandaloso che su questa iniziativa ci sia il patrocinio dell'amministrazione comunale.
Patrocinare significa condividere una provocazione che pone grossi interrogativi a livello educativo.
Mi chiedo quale impatto possano avere sui giovani queste immagini.Lo ripeto: che ci sia il patrocinio è fuori da ogni buon senso e da ogni correttezza anche perché la finalità della pubblica amministrazione è il bene comune, mentre in questo caso si tratta di aver messo il marchio su una vicenda che andrebbe affrontata diversamente.
Per diversamente si intende con le dovute discriminazioni ed anatemi ovviamente visto che il messaggio migliore da dare ai ragazzi "per il bene comune" è proprio quel puntare il dito contro l'inciviltà di chi considera l'omosessualità come qualcosa di sbagliato e da attaccare.![]()
Per don Faccin, però, il problema sta proprio lì: insegnare ai ragazzi (e magari anche agli adulti) che le l'inciviltà è sbagliata sempre può minare la sua personalissima catechesi di esclusione e condanna: "il fatto che i media siano poco attenti ai processi educativi non giustifica quello che ha fatto il Comune. Che tipo di cittadini costruiamo? Quale tipo di educazione diamo ai giovani? Certo, se passa la logica del "provare" (provare lo spinello, lo sballo, i trans) non andiamo da nessuna parte. I giovani hanno bisogno di progetti che presuppongono coordinate coerenti e serie dal punto di vista educativo".
Costruire cittadini tolleranti e civili è quel che più disturba don Faccin, evidentemente, ed è meglio che i giovani crescano con l'idea che attaccare o magari picchiare un gay o una lesbica non solo non è grave ma non è nemmeno peccato. Tant'è che inventa interpretazione della campagna per rafforzare quel che dice (sfido chiunque a trovare un riferimento a "provare" nella campagna!).
Naturalmente il sindaco Honsell difende la propria scelta e da giustificazioni che in un Paese civile (davvero!) non servirebbero di certo: "Sono baci di affetto e sono stupito per le polemiche. Per me è importante che Udine si dimostri una città attenta ai diritti di tutti, che rifiuta qualunque tipo di intolleranza".
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Mentre due ragazzi vengono picchiati in strada perché gay e il Presidente della Repubblica, in vista della Giornata Mondiale contro l'Omofobia e la Transfobia, accoglie le associazioni GLBT il ministro preposto rilascia all'amico Oliari una dichiarazione:
I recenti casi di aggressioni ai danni dei cittadini gay dimostrano che l'omofobia non è ancora stata sconfitta del tutto. Dimostrano che, nel nostro Paese, vi sono sacche di un'inciviltà che non dovrebbe avere cittadinanza in una democrazia fondata sui diritti, quale è la nostra.
Per estirpare questo cancro, partendo dalle radici, le Istituzioni devono continuare a lavorare, come già stanno facendo, seguendo la strada autorevolmente segnata dal Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, nella direzione della prevenzione.
Non soltanto, quindi, investire sulla sicurezza dei cittadini come il Governo ha fatto sin dall'inizio del suo mandato, ma anche contrastare quei pregiudizi che ancora albergano nella coscienza di qualche italiano.
A questo punto viene da chiedersi se il ministro Carfagna sia tanto ingenua da credere che uno spot, pure bruttino, possa cambiare situazioni storiche malgrado dichiarazioni e azioni di esponenti della maggioranza o sia in malafede e cerchi di sviare l'attenzione da responsabilità più o meno oggettive sue e dei partiti che le ruotano attorno.
Oliari, ovviamente, queste obbiezioni non gliele farebbe mai ma chiederle se sia davvero convinta che si stia facendo qualcosa e chiederle di dire anche cosa sarebbe stato davvero opportuno.
Va bene che la famosa campagna era la prima mai fatta in Italia, va bene che per qualcuno era pure fatta bene, va bene che non ci si poteva aspettare molto altro da una committenza di destra ma credere che qualche decina di passaggi di uno spot che dichiarava che se stai per schiattare non ti interessa se chi ti salva la vita è gay o lesbica possa aver "educato al rispetto dell'altro, all'abbandono di qualunque pregiudizio" è davvero da ingenui se non si è in malafede.
Soprattutto perché oltre a quello non si è fatto altro, si è bocciata una legge sollecitata dall'Europa, si sono continuate a fare dichiarazioni agghiaccianti, non si è speso un euro per attivare politiche di integrazione né un minuto di tempo per analizzare cosa siano le discriminazioni e l'omofobia oltre ai pestaggi.
L'Italia sarà pure "un paese tollerante e rispettoso, per sua cultura, delle diversità" ma la situazione attuale non può essere descritta altro che come lassismo istituzionale se si vuol dimenticare che ministri, sottosegretari e politici vari quotidianamente alimentano il pregiudizio e si adoperano perché da "tollerante e rispettoso" il Paese diventi un po' più chiuso e intollerante.
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Per la giornata internazionale contro l'omofobia del 17 Maggio una lunga serie di associazioni GLBT e non solo hanno proposto una campagna di sensibilizzazione sociale che prevedrà tanto affissioni pubbliche che la distribuzione di di volantini informativi. Obbiettivo della campagna è l'opinione pubblica perlopiù pilotata dall'informazione "ufficiale" verso qualcosa di molto diverso dalla comprensione reale del fenomeno omofobia e delle problematiche legate alle richieste della galassia omosessuale e transessuale.
Una campagna che fa suo lo slogan governativo (del tutto strumentale e per nulla adatto) "l'amore vince sempre sull'odio".
Perché è per questo che "gli altri" non vogliono che si focalizzi l'attenzione sull'amore ma piuttosto sul sesso o su altri aspetti della vita che, la maggior parte delle volte, non hanno rilevanza o bisogno di riconoscimenti esterni.
Per le strade delle nostre città dovrebbero quindi apparire manifesti di coppie (agées vivaddio!) che molto semplicemente si abbracciano e raccontano la propria storia di anni.
Contemporaneamente dovrebbero essere distribuiti volantini di approfondimento sul tema dell'omofobia che spiegheranno "Che cos'è l'omofobia", "Che cos'è l'omofobia interiorizzata", "Quanto è diffusa l'omofobia", "Quali sono le cause dell'omofobia", "Perché il 17 Maggio" e le recenti vicissitudini della "legge contro l'omofobia" nel nostro paese (forse una posizione più indignata per la famosa pregiudiziale di costituzionalità sollevata dall'UDC sarebbe stata adeguata ma è un dettaglio).
Tutto questo perché "forse in Italia essere omosessuali è considerato ancora una colpa".
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Se si chiede a chiunque quale possa essere il "gesto d'amore" più tenero e bello da vedere la massa degli intervistati risponderà "il bacio!". A condizione, però, che il bacio sia tra un uomo e una donna, secondo il sindaco di Bergamo Franco Tentorio.
Per la Giornata Mondiale Contro l'Omofobia, infatti, al Quadriportico del Sentierone, in pieno centro cittadino, si pensava di allestire un'esposizione di foto dal titolo "Baci rubati". Una galleria di fotografie che dimostrava come un gesto semplice come il bacio fosse pressoché identico tra coppie etero e omosessuali.
Niente. Secondo la giunta quella mostra è troppo e si nega il permesso.
Secondo sindaco Tentorio si può dare il patrocinio ad un convegno sull'omofobia ma la mostra è troppo": "ci preoccupava: sulla base della presentazione degli organizzatori ci è sembrato che i contenuti fossero troppo forti. L'allestimento in pieno centro ci è sembrato inopportuno. Abbiamo posto attenzione alla sensibilità di bambini e anziani" (almeno stavolta sono stati innovativi inserendo pure il pretesto dei vecchi!).
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Allora viene da chiedersi che tipo di foto, e soprattutto che tipo di baci, fossero in programma per l'esposizione. Magari qualcuno, conscio anche della lotta al conformismo sessuale, ha pensato di esporre per le strade del centro bergamasco foto semi-hard.
Macché! Baci, semplici e casti baci per lo più tra ragazzi e ragazze giovani, nulla di più nulla di meno. Quello che si è ritenuto "troppo forte" è la presenza stessa dell'amore omosessuale.
Niente esposizione pubblica allo Sentierone quindi, la mostra verrà ben nascosta nei locali del Mutuo Soccorso di Bergamo e all'auditorium di piazza della Libertà, come contorno ad altre iniziative legate alla giornata del 17 maggio.
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Dopo settimane di presenza sui media di argomenti come pedofilia e omosessualità colpevolmente mescolati sabato notte, in pieno centro e su un autobus di linea, è stato aggredito l'ennesimo omosessuale romano.
A quanto pare un gruppetto di ragazzi si è prima avventato su un ragazzo di colore, poi se l'è presa con un ventiduenne gay insultandolo e offendendolo nell'indifferenza degli altri passeggeri e del conducente che dovrebbe essere preposto anche al controllo della vettura che sta guidando.
Immancabilmente sono partiti i giri di comunicati di condanna delle associazioni GLBT romane e la scontata solidarietà espressa al ragazzo da parte delle istituzioni e dei politici romani che a parole non fanno mai mancare la vicinanza dopo episodi del genere ma che nei fatti nulla fanno per evitarli (quando non li incitano implicitamente con dichiarazioni e discorsi che sono naturale antefatto a simili aggressioni).
Così il sindaco Alemanno si affretta a far scrivere la propria condanna e la solidarietà di tutti, la neo-eletta Polverini si ricorda di aver partecipato ad un paio di fiaccolate e dichiara che in seguito prenderà provvedimenti "nell'ambito delle sue competenze" e non farà mancare "il proprio impegno", Zingaretti si dice frustrato.
In fondo un comunicato non si nega a nessuno e almeno a parole certe cose vanno condannate. Quello che ci si dovrebbe chiedere è se nei fatti si potrebbe trovare qualcosa di concreto per evitarli (annullarli forse è impossibile).
Nei fatti, come ricorda ora qualcuno, ci si dovrebbe ricordare che viviamo in un paese in cui è stata votata una obbiezione di costituzionalità sulla legge anti-discriminazioni che grida vendetta davanti al buonsenso, che non si è fatto il minimo accenno, da parte delle Istituzioni, ad una condanna per le parole irresponsabili e irrazionali di Bertone, che l'Italia non ha mai inserito nel proprio calendario il 17 maggio, giornata mondiale contro l'omofobia, che la prima dichiarazione di un neo eletto governatore è stata contro un Pride e la comunità che lo sostiene, che il Ministro delle Pari Opportunità non perde occasione per stigmatizzare le richieste della comunità omosessuale, che politici anche di spicco in televisione vengono accolti solo per travisare, e far travisare, tutto ciò che ruota intorno a gay, lesbiche e trans, che rappresentanti delle istituzioni non esitano a sbeffeggiare la condizione omosessuale ad ogni occasione. L'elenco potrebbe essere infinito e forse è anche inutile.
Ora, di fronte ad un nuovo episodio (anche se non ce ne sarebbe stato il bisogno) si presenta, però una nuova occasione per fare davvero qualcosa di concreto, anche se magari solo formalmente. Come detto il 17 maggio è la giornata mondiale contro l'omofobia e, di nuovo come detto, l'Italia non ha mai aderito al calendario per questa ricorrenza.
Come dichiara oggi Paola Concia il Comune, insieme alla Provincia e alla Regione, avrebbe l'occasione buona per "celebrare la Giornata mondiale contro l'omofobia e [.] metterci la faccia" dando magari anche un esempio alle istituzioni centrali.
Ovviamente aspettando le prossime e immancabili dichiarazioni non richieste dello stesso sindaco contro il Pride e il patrocinio. In fondo manca più o meno un mese e mezzo quindi arriveranno entro qualche settimana.



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