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E' tempo di elezioni regionali (sì, ho scoperto l'acqua calda!) e tra programmi proposte e dichiarazioni si trova un po' di tutto anche a proposito di gay, lesbiche, trans e intersessuali.
In particolare nel Lazio ci si occupa, come d'abitudine, di "temi GLBTQI" anche con piattaforme programmatiche e piattaforme unilaterali che i vari candidati possono (dovrebbero!) firmare come impegno elettorale.
Al momento, per quel che ne so, ci sono proprio per il Lazio due piattaforme che sono già state firmate da alcuni candidati (vedremo poi se quelle firme varranno come impegno concreto).
Una delle due è direttamente collegata ad un partito (Sinistra Ecologia e Libertà), l'altra è stata lanciata da ArciGayRoma e ArciLesbicaRoma ed è aperta e quindi sottoscrivibile da tutti i candidati indipendentemente dal partito di appartenenza.
La prima è più evocativa, la seconda apparentemente più pragmatica. Ma quali sono le differenze tra le due piattaforme?
Partiamo da quella "arci" che chiede "secondo le competenze del governo regionale" di tutelare le coppie di fatto per rafforzare e incrementare i servizi e le opportunità offerte a tutte le forme familiari. A questo si aggiunge la richiesta di uno "specifico Osservatorio [sulle discriminazioni] e l'istituzione di una struttura antidiscriminazione che individui nelle associazioni e nei movimenti omosessuali e transessuali i referenti privilegiati". Annessa a ciò, ovviamente, l'istituzione di un fondo regionale a supporto delle vittime dell'omofobia e la promozione di progetti e azioni contro le discriminazioni per orientamento sessuale e identità di genere.
Si chiede inoltre di "sostenere e riconoscere le iniziative culturali della comunità lesbica, gay, e trans: attività di aggregazione, visibilità e dialogo" (non meglio specificando non ho capito cosa possa voler dire!).
Ultimo punto quello che chiede di "favorire progetti di informazione e prevenzione sulle malattie a trasmissione sessuale e promuovere, nell'ambito della salute, il benessere delle persone lgbt".
Favorire e promuovere vuol dire tutto e niente, sembrerebbe, e oltre tutto c'è, a mio avviso, una troppo stretta correlazione tra mst e popolazione GLBT. Soprattutto alla luce delle statistiche che suggeriscono le mst sono in larga crescita in tutte le fasce sociali, in tutti gli orientamenti sessuali" e soprattutto tra i giovani. Inoltre sarebbe bello sapere cosa si possa intendere per "promozione, nell'ambito della salute, del benessere delle persone lgbt".
In estrema sintesi ArciGayRoma e ArciLesbicaRoma chiedono ai candidati, nel caso vengano eletti:
- di tutelare le coppie di fatto;
- un monitoraggio sulle discriminazioni che sia in grado di fare il punto della situazione e di gestire un fondo antidiscriminazione;
- una campagna anti-discriminazione;
- l'appoggio alle attività culturali della comunità GLBT(QI?);
- informazione e prevenzione per le malattie a trasmissione sessuale e la promozione, nell'ambito della salute, del benessere delle persone lgbt.
L'altra piattaforma, quella di QueerSEL, è invece un impegno che sottoscrivono i candidati di Sinistra Ecologia Libertà impegnandosi a seguirla nella loro azione di consiglieri regionali (a leggerla bene sembrerebbe sia un impegno anche politico e non solo istituzionale.
In cosa si differenzia dalle richieste "arci"?
Innanzitutto compaiono categorie importanti che altrove sembrano essere sconosciute (gli/le intersessuali ad esempio!).
Testimoni di Civiltà (questo il titolo dato al documento), inoltre, parla apertamente di "cittadinanza dimezzata" e di diritti stabilendo da subito che "la Regione può e deve intervenire per migliorare le condizioni di vita delle persone LGBTQI".
Venendo alle richieste. Ci si impegna a "costituire un gruppo di lavoro presso il Consiglio o la Giunta regionale che sviluppi un rapporto di dialogo e di confronto costante tra le strutture e gli enti regionali e l'universo LGBTQI". Poi, di nuovo il miglioramento "dei servizi di assistenza e di prevenzione relativi alle malattie sessualmente trasmissibili". Con una bella differenza però, SEL si ricorda delle "persone sieropositive all'HIV o malate di AIDS" impegnandosi a "migliorate le strutture ospedaliere, l'assistenza domiciliare e gli altri servizi sociali". La differenza sta soprattutto nel ri-dare cittadinanza, all'interno delle tematiche legate alle mst, a quelli che sono da anni i grandi assenti delle campagne che girano intorno all'AIDS: i sieropositivi e i malati.
SEL, da partito di sinistra, si ricorda anche del lavoro e della "parità di trattamento in materia di occupazione e di condizioni di lavoro", e scusate se è poco visto che ciò ha ripercussioni anche sulla vita e la cittadinanza delle persone transessuali (in transizione o che abbiano già compiuto il percorso).
Un occhio di riguardo anche per SEL all'omofobia e ad una "legge regionale contro l'omofobia e le discriminazioni" che va ben oltre, però, la campagna aggiungendo la "formazione degli operatori pubblici e l'informazione nelle scuole". In più anche SEL chiede "la costituzione di un ufficio di studio ed un osservatorio multidisciplinari e permanenti sulle discriminazioni e la violenza" dove però si analizzerà non solo il bullismo omo-trans fobico ma anche l'educazione sessuale e la prevenzione delle malattie sessualmente trasmissibili.
Per le persone trans ci si impegna, inoltre, ad "attivare una casa di accoglienza e strutture di assistenza per le persone transessuali che sono oggetto di tratta o di sfruttamento". Un occhio anche alle terapie necessarie alla transizione che si vorrebbero gratuite (la sanità è di stretta competenza della regione!).
A livello culturale, inoltre, ci si impegna a "socializzare la memoria storica delle persone LGBTQI che furono perseguitate durante i totalitarismi", a costruire "un monumento ad esse dedicato" a promuovere e organizzare "iniziative culturali collegate al tema della memoria e della violazione dei diritti delle persone LGBTQI".
Novità delle novità quella già anticipata: "costituire un dipartimento della sanità per le persone intersessuali". La quasi totalità dei politici, e a quanto pare degli omosessuali e delle loro associazioni, non ha la benché minima idea di chi o caso siano le persone intersessuali che alla fine sembrano diventare più esseri mitologici insieme alle sirene e ai centauri che cittadini privati arbitrariamente di diritti e serenità, oltre che di una corretta assistenza sanitari. "Le persone intersessuali sono definite tali perché alla nascita presentano caratteri sessuali primari non perfettamente definiti, ovvero hanno caratteristiche genetiche particolari, che determinano ambiguità nella definizione del genere sessuale. Queste persone, in molti casi subiscono interventi di attribuzione chirurgica del sesso, senza tener conto che tale attribuzione potrebbe non essere coerente con lo sviluppo del bambino, determinando una forma grave di violenza e di condizionamento".
Dato ciò SEL (per prima in Italia) intende "costituire un dipartimento di riferimento per questo tipo di casistiche, specializzato e multidisciplinare che possa sostenere ed indirizzare il personale medico e seguire questi bambini fino al momento della scelta e dell'attuazione della soluzione più coerente rispetto alle caratteristiche fisiologiche, genetiche e psicologiche". E scusate se è poco!
Anche qui in estrema sintesi si può definire il programma sottoscritto in:
- una legge quadro regionale contro le discriminazioni (autodeterminazione, parità di condizioni, lavoro, integrazione sociale, rispetto, formazione, abitazione, sanità, informazione) che integri un tavolo di confronto permanente con le realtà territoriali;
- assistenza e prevenzione sulle mst e sostegno alle persone sieropositive o malate;
- una casa di accoglienza per le persone transessuali vittime di tratta o disagiate;
- più informazione e cultura legate all'universo GLBTQI con un occhio particolare alla "memoria";
- sostegno ed equiparazione di tutte le forme di famiglie;
- la costituire un dipartimento della sanità per le persone intersessuali.
A leggerle insieme le due proposte sembrano quasi essere una un sottoinsieme dell'altra!
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A quanto pare la mediocrità e l'assenza di capadcità analitica è contagiosa e le stesse dichiarazioni cominciano a passare di bocca in bocca saltando dalla Cuccarini alla Clerici fino alla Polverini (il che dovrebbe essere preoccupante per un politico che si rifà al pensiero di due starlettes!).
Anche Renata Polverini, intervistata dall'ennesimo Klaus Davi pensa che matrimonio e genitorialità non facciano per i gay e le lesbiche. Ovviamente anche lei ha amici gay che la pensano allo stesso modo. Saranno sempre gli stessi, a questo punto, che fanno il giro!
Ho tanti amici gay e non penso che il matrimonio o l'adozione siano una loro priorità.
Le persone che conosco io vogliono semplicemente poter vivere serenamente questa loro condizione.
Sarebbe interessante chiedere alla Polverini in che modo omosessuali e trans possano secondo lei vivere "serenamente la loro condizione". Chissà che intende.
Anche perché non ci si può davvero dimenticare che la Polverini ha scelto di appoggiarsi a partiti come La Destra di Storace e l'UdC di Casini e Buttiglione che tutto possono fare meno che favorire la possibile serenità delle persone omosessuali accoppiando gay e lesbiche a pedofili e zoofili e le richieste di diritti a mere "pretese".
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Mentre le strade del Lazio sono tappezzate dal "piano americano" della Polverini che guarda sorniona e rievoca la sicurezza tanto cara al centro-destra il Pd sta inondando Roma dei suoi manifesti elettorali per le regionali di marzo.
Facce piuttosto inquietanti parlano (c'è proprio il fumetto!) di imprese, crisi, scuola, economia verde, lavoro e via dicendo. In uno di questi cartelli c'è lo stesso Bersani che pensa ad "un'altra Italia".
In nessuno dei cartelloni elettorali visti finora in giro per la Capitale c'è anche solo l'indicazione della candidata di coalizione a quelle stesse elezioni: Emma Bonino.
Ha senso appoggiare una candidatura che non si sostiene? Per il PD evidentemente si visto che l'intera campagna stampa gira intorno all'assenza della faccia e del nome della Bonino.
Forse è anche questo uno dei segnali di cui parla la stessa candidata radicale a proposito della "raccolta delle firme e la loro autenticazione".
A quanto pare, infatti, Emma Bonino denuncia "l'illegalità sulla autenticazione delle firme per la presentazione della liste elettorali" per la quale non si troverebbero vidimatori disposti all'operazione e boicottaggi di vario tipo: "si ipotizza che dietro si nasconda un preciso mandato dei partiti, sia di centrodestra che di centrosinistra che decidono a priori chi si può presentare alle elezioni e chi no".
A giudicare dai cartelloni elettorali del PD chi non si può candidare è stato già deciso e si è scelto di non sponsorizzarlo non mettendoci al faccia.
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La prima persona transgender ad essere nominata ai vertici dell'amministrazione pubblica americana. Questa è destinata ad essere la nota biografica di Amanda Simpson che ha ricevuto dalla presidenza degli Stati Uniti la nomina a consulente tecnico senior per il Dipartimento del Commercio presso il Bureau of Industry and Security.
Ovviamente ad aver portato Amanda Simpson al posto che ricopre ora non è l'impegno civile all'interno del National Center for Transgender Equality ma l'alta competenza lavorativa che ha dimostrato finora e l'incredibile carriera formativa: tre anni di lavoro per l'industria aereospaziale e la difesa, vicedirettrice in Advanced Technology Development presso il Raytheon Missile Systems di Tucson, una laurea in fisica, un master in ingegneria e uno in business administration, una lunga esperienza di volo, addestramento di volo e test pilot.
Sono davvero onorata di aver ricevuto questa carica e sono impaziente ed eccitata per l'opportunità che mi si presenta davanti. Allo stesso tempo, come una delle prime persone transgender designate dalla presidenza ad incarichi di governo federale, spero di essere presto una tra centinaia e che questo incarico apra future opportunità per molti altri.
Mentre una considerevole parte delle persone GLBT in USA comincia a criticare Obama per l'assenza di prese di posizione in materia di diritti civili e a chiedere a gran voce la promessa abolizione del famigerato dont ask, don't tell il Presidente compie passi da gigante sull'emancipazione delle persone omosessuali e transgender e non certo solo a parole.
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"Sui temi etici di frontiera il Pd non deve avere meccanismi che limitino la libertà di coscienza". Il nuovo segretario del PD traccia la strada del partito lasciando aperto uno dei fronti più importanti della politica.
"I meccanismi che arginino il dissenso interno devono riguardare le scelte concrete" quindi i temi etici non sono, secondo il nuovo vate piddino, scelte concrete, non riguardano direttamente la vita delle persone e non riguardano, a questo punto, nemmeno il DNA di uno dei due più grandi partiti italiani. Meglio nascondere la polvere sotto il tappeto che provare a vedere da dove entra e in che modo toglierla.
Secondo Bersani "se gli aspetti di confronto non verranno messi in equilibrio con meccanismi coesivi, noi rischiamo fenomeni di anarchismo e di feudalizzazione. Per questo occorrerà meglio bilanciare l'ampia dialettica, l'assoluta libertà di pensiero, con l'esigenza di preservare l'autorevolezza e l'univocità delle posizioni del partito".
Ecumenica interpretazione di quello che continuerà ad essere uno dei nodi gordiani del PD che per tenere insieme tutto preferisce non prendere posizione e non sciogliere quel nodo che da una parte lo soffoca e dall'altra lo tiene come fosse una briglia.
Ovviamente questa presunta dialettica tra diversi sentire "non riguarderà i temi etici di frontiera" sui quali il Partito continuerà a non pronunciarsi.
Ma quali sono i "temi etici di frontiera"? Perché nel resto del mondo, e per buonsenso, si parlerebbe di clonazione umana, eugenetica e eutanasia ma in Italia le frontiere sono tanto labili che consentono ai politici, compresi quelli che si dicono progressisti, di vederle anche dove non ci sono. Così i temi dei diritti civili si trasformano in temi etici e quei temi si spostano ai margini della discussione fino ad arrivare alle frontiere per essere ignorati o sottovalutati.
Alle frontiere del Diritto vengono relegati non solo, o non tanto, temi come il rapporto di fine vita o l'omogenitorialità ma perfino i diritti civili basilari come l'autodeterminazione, il riconoscimento giuridico delle coppie stabilmente conviventi, la tutela delle minoranze e i diritti basilari delle coppie omosessuali.
Le frontiere, quindi, si avvicinano pericolosamente alla vita quotidiana di milioni di cittadini che in virtù di un genericismo tutto italiano si ritrovano relegati a margini del discorso politico e parlamentare e che a questo punto si sentono dire che i loro temi sono di frontiera e che non faranno parte del DNA del secondo partito parlamentare italiano perché, se entrassero a pieno titolo a farne parte, sarebbero temi dirimenti.
In fondo non interessa alla classe politica riconoscere ciò che è giusto o almeno parlarne in maniera appropriata. Quel che conta è "costruire un'alternativa" che, proprio su questi argomenti, alternativa non è ma semplice e pedissequa riproduzione di stereotipi e vizi che interessano alle masse i quanto colore e non certo contenuto.
Certo il PD ora ha un vice-presidente dichiaratamente gay ma la sua omosessualità, i sui diritti e le sue rivendicazioni sono messi all'angolo e decretati, in assemblea nazionale, ufficialmente "di frontiera" e quindi non interessanti. Non riguardano più la sua vita perchè, a questo punto, la sua è una vita "di frontiera".
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Il "caso Marrazzo" e il sexy-gate a questo collegato è destinato a tenere banco nella discussione politica per i prossimi giorni. Questo nuovo scandalo che coinvolge sesso mercenario e politica, però, ha due risvolti evidenti che tutti cercano di mischiare per far si che i contorni rimangano confusi.
Da un lato, infatti, c'è l'indubbia figuraccia di un politico che mente platealmente per salvarsi chiappe e poltrona e dall'altra la conclamata omofobia italiana che tende ad assolvere un Presidente puttaniere e a condannare un Governatore che va a trans. Perché, come ha scritto Feltri in questi giorni, "la gnocca è un'attenuante". In fondo andare a puttane, purché biologicamente femmine, appare dalle dichiarazioni di molti meno grave che andare a trans, come se il dato politico non fosse quello di un amministratore che cede ai ricatti per salvare la sua bella faccia.
Parliamoci chiaro: la vera e unica colpa di Marrazzo è che ha staccato assegni a quattro carabinieri malviventi per farli tacere non certo il fatto che gli piaccia anche avere compagnie "diverse".
L'Italietta omofoba, invece, si scopre sconvolta dal secondo, e privato, aneddoto non dal primo. Sono tutti tanto abituati ad una classe politica poco chiara e corrotta (e magari anche corrompente) che si scandalizzano più per il fatto che Marrazzo se la spassi con qualche trans che perché ha pagato per non far uscire la cosa e che ha mentito per tenerla in sordina.
Gasparri arriva a sentenziare che è definitivamente destabilizzata la superiorità morale del PD. Ovviamente non si riferisce al ricatto e alle menzogne cui si è arreso il Governatore del Lazio ma al fatto assai più privato di quel che ha fatto sotto le lenzuola.
Per Gasparri, e per moltissimi altri, il dato preoccupante è che a Piero Marrazzo piaccia anche. (facile rima!) non certo che chi è chiamato ad amministrare la cosa pubblica sia disposto a pagare per poter continuare a farlo.
Se il Governatore del Lazio avesse denunciato dall'inizio quanto stava accadendogli le reazioni sembra chiaro che sarebbero state le stesse. Eppure la differenza è abissale.
Se Marrazzo non avesse ceduto ai ricatti e avesse denunciato fin da subito i quattro carabinieri coinvolti la destra e i moralisti italiani avrebbe chiesto e detto le stesse cose: questa è omofobia, anzi trans-fobia nello specifico.
Ma è davvero più grave andare con una trans che soggiacere ad un ricatto?
In questa Italia parrebbe di si visto che anche chi non ha mai espresso posizioni omofobe può essere tacciato di andare a trans come se fosse una colpa grave mentre chi va a puttane, sempre femmine biologiche, viene automaticamente assolto.
A dimostrazione di tutto questo anche l'uso massiccio del genere maschile per identificare LA trans coinvolta nella vicenda che si sta facendo nella comunicazione di questi giorni. Altro dato profondamente omofobo che vuole rimarcare "il genere di provenienza" di chi ha fatto da compagnia di letto di un politico. Perchè è bene che "la gente" ricordi bene di chi e cosa si sta parlando: un politico maschio che va aletto con altri maschi che si spacciano per donne.
Questa ennesima presa di posizione rimarrà come una macchia aggiunta al già ricco curriculum degli omofobi italiani.
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Dopo stroncatura pelosa dell'altra settimana di quella che era la proposta Concia il Ministro competente si era affrettata a dire che la legge serve e, in linea con il suo Capo di Governo, che "ghe pensi mi'" tanto la legge era praticamente pronta.
Sembrava che la Carfagna volesse presentare la legge direttamente al primo Consiglio dei Ministri in calendario o al massimo a quello della prossima settimana. Invece niente. Rinviata la presentazione a data da destinarsi: "Credo che su un tema così complesso ci sia bisogno di una riflessione più ampia".
Quanto ampia, e soprattutto lunga, sarà questa riflessione non è dato sapere visto che la ministra glissa e si è anche fatta impapocchiare da qualche malevolo collega che le ha fatto credere che "il disegno di legge non potrebbe comunque arrivare all'esame delle Camere, perché dopo la questione di pregiudizialità che è stata accolta dall'aula di Montecitorio bisogna aspettare sei mesi prima di poter discutere dello stesso argomento".
E dire che la Carfagna è laureata in legge!
Dovrebbe saperlo, il ministro, che i sei mesi di embargo sono per la stessa legge (opportunamente modificata) e non per lo steso argomento: legge nuova pregiudiziale nuova ci sarebbe da dire.
Ad ogni modo la soluzione migliore escogitata dal Consiglio dei Ministri per la legge è quella attendista che punta forse ad aspettare che la gente dimentichi quanto accaduto in questi giorni.
Sono dell'idea che questo tempo vada impiegato per fare una riflessione più ampia all'interno della stessa maggioranza per cercare di arrivare a una posizione quanto più possibile condivisa.
In altre parole: qui dentro c'è chi non ne vuol sentir nemmeno parlare di limitare il proprio diritto di aggressione e servirà tempo per convincerlo almeno a varare una qualche forma di specchietto per le allodole.
Perfino il coordinatore Bondi sembra essere sulla stessa linea: "Credo sia giusto promuovere leggi che tutelino le persone contro ogni discriminazione che riguarda l'orientamento sessuale. E lo dico da cattolico convinto che un'apertura in tal senso non implichi che si arrivi al riconoscimento delle coppie omosessuali o alla possibilità che adottino figli".
Perché certe aperture, in Italia, bisogna giustificarle.
L'idea tutta italiana che un "grande centro" cristiano e democratico sia fermamente e saldamente ancorato alla morale cattolica e che ne riprenda, anche nei contenuti politici, la dottrina è davvero un'anomalia in Europa. Ad aderirvi, forse, solo la Polonia.
A dimostrare che il nostro centro è tutto fuorché europeo gli esiti delle elezioni tedesche e soprattutto alcune rivelazioni che da quelle urne sono uscite.
E' vero che la Merkel è capo di un partito di centro destra e il suo consenso è apparentemente inscalfibile ma a quanto pare non può mai permettersi di governare da sola. Stavolta dovrà allearsi con la FDP per formare il proprio organico e quindi con una forza apertamente di centro e liberale.
Ai vertici della FDP, però, non c'è un omologo tedesco del nostro Cesa o di Casini ma un gay dichiarato con tanto di compagno che punta dritto verso il Ministero degli Esteri. Guido Westerwelle, leader dell'FDP, è evidentemente il vero vincitore delle elezioni in Germania e farà da ago della bilancia per il secondo governo Merkel.
Un gay dichiarato che governa con il centro e guiderà la politica estera di una delle potenze economiche più grandi e solide dell'occidente, altro che i nostri tristi conservatori che non sanno vedere oltre il proprio vecchio ed antico testamento.
Da anni Guido Westerwelle non solo non nasconde il proprio orientamento sessuale ma non perde occasione, in comizi e apparizioni pubbliche, per ironizzare sulla sua omosessualità fino al punto di andare alle conferenze stampa per la vittoria con il suo compagno Michael Mronz e forse anche per questo, in un Paese civile, è stato premiato.
Westerwelle quindi si avvia a diventare il primo politico apertamente omosessuale a ricoprire uno dei ruoli di maggior impegno e rispetto del mondo occidentale divenendo, senza dubbio, il gay di maggior peso politico tra le democrazie moderne.
Tutto questo sempre ricordando che è a capo di un partito di centro e di ispirazione cristiana che, almeno in linea teorica, dovrebbe essere l'omologo tedesco dell'idea tutta italiana di un grande centro cristiano-democratico.
Le distanze tra il resto del mondo e i nostri politici sembrano sempre più incolmabili e la voragine sembra non fare atro che allargarsi. Merito di una politica strabica e bigotta che non è in grado di guardare altro che il proprio ombelico e i propri ipotetici interessi.
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Secondo l'ex Presidente della Repubblica Cossiga, quello di Gladio, delle Picconate, di Moro, delle sirene della polizia che dovevano coprire quelle delle autoambulanze, quello che una volta si scriveva con la "K", il Governo Berlusconi dovrà presto pagare pegno alla Corte Costituzionale per il lodo Alfano. Secondo Cossiga la moneta di scambio saranno le unioni omosessuali e il matrimonio gay.
"La Corte deve affrontare anche il problema della legittimità del 'lodo Alfano', e non vi è dubbio che nelle trattative che vi sono in corso, la maggioranza 'mollerà' sul tema dei matrimoni tra non eterosessuali per avere in cambio lo 'scudo' processuale penale per il premier".
Secondo il Presidente Emerito, quindi, il Governo Berlusconi sarebbe disposto a cedere sui ricorsi del Tribunale di Venezia e della Corte d'Appello di Trento lasciando che venga ufficialmente dichiarata l'incostituzionalità del divieto di contrarre matrimoni tra persone dello stesso sesso in cambio dell'impunibilità del Presidente del Consiglio e delle altre alte cariche dello stato.
Secondo Cossiga ad avvalorare questa lettura ci sarebbe il mal digerito "massacro di Silvio Berlusconi da parte de 'L'Avvenire', e di 'Famiglia cristiana', del cardinal Bagnasco e di monsignor Crociata" da parte della maggioranza.
Tenendo presente che Cossiga è in politica praticamente da prima che esistesse la possibilità di esserci l'analisi prende un sapore di "autorevole lettura".
Quello che però Cossiga, forse, non considera è come la maggiornaza al governo, e praticamente tutta la politica italiana, si relaziona con il Vaticano, con le gerarchie cattoliche e con i "massacri" che da quelle parti vengono organizzati.
Finora quando vescovi e cardinali hanno alzato la voce i politici hanno "abbassato le penne" e piuttosto che aprire lo scontro diretto hanno sempre preferito pagare, sia in senso metaforico che pecuniario, il dazio per un "ammorbidimento" delle critiche.
Che per ripicca nei confronti di "'L'Avvenire', e di 'Famiglia cristiana', del cardinal Bagnasco e di monsignor Crociata" il Governo lasci introdurre il matrimonio gay è del tutto improbabile e lo è per diverse ragioni.
Prima fra tutte la necessità di ricucire uno strappo e riacquisire l'appoggio clericale che è l'unico che potrebbe davvero indebolire o rafforzare il consenso elettorale in questo Paese. Gli stessi strali, apparentemente isolati, contro la decisione dell'Aifa sulla Ru486 e il ricorso del Ministro dell'Istruzione sulla decisione del Tar in materia di ore di religione nelle scuole pubbliche stanno lì a dimostrare la tesi.
L'appoggio della Chiesa e dei suoi vertici è fondamentale per ogni politico italiano e maggiormente per i partiti di destra conservatori. Lo è ancor di più per un Premier che è insidiato dall'ala laica della destra e che ha grossi problemi con la morale cattolica di molti dei suoi elettori.
Tra l'appoggio della Magistratura e l'appoggio del Vaticano non ci sono dubbi verso quale decisione propenderebbe Berlusconi.
Inoltre Cossiga sembra aver dimenticato del tutto il compito che Berlusconi e questa maggioranza si sono dati negli ultimi quindici anni: lavorare per invocare "il divieto di sentenze cosiddette attittive " e screditare agli occhi dell'opinione pubblica praticamente ogni decisione di magistrati, giudici, giuristi ecc. per ricondurle o a meri pareri personali o ad atti in qualche modo eversivi.
Dopo un simile lavoro sarebbe facile per la maggioranza, com'è già successo, parlare di "trasformazione dell Corte in organo legislativo di fatto" e tornare una volta di più a parlare di "Magistratura che deve essere responsabile verso il Parlamento".
Davanti allo scenario prospettato, quindi, si avvierebbe semplicemente la delegittimazione delle decisioni della Corte Costituzionale tanto per il lodo Alfano che per il Matrimonio tra persone non eterosessuali.
Ultima considerazione da farsi è che anche qualora il lodo Alfano dovesse essere bocciato dalla Corte Costituzionale si provvederebbe ad una sua modifica che garantirebbe di fatto l'impunità o l'inidagabilità per il Premier fino alla successiva sentenza della Corte. Passando tra modifiche, emendamenti e ricorsi si coprirebbero agevolmente i restanti anni di governo del Paese fino al "pensionamento" di Berlusconi o alla sua elezione ad altra carica debitamente modificata. Sempre senza contare che tanto il lodo che il matrimonio gay potrebbero essere legittimamente bocciati o approvati dalla Corte senza che questo implichi mezzucci e scambi.
Alla fine, quindi, davanti agli scambi ventilati da Cossiga tra lodo Alfano e matrimonio gay rimane praticamente nulla se non l'esigenza della maggioranza di pagare dazio al Vaticano anche per alleggerire l'influenza della Lega sull'attività di governo.
Ora che Cossiga sia un politico poco attento o poco avvezzo a certi calcoli è da escludersi. Rimangono quindi solo tre casi validi per giustificare le sue dichiarazioni:
la vecchiaia che potrebbe aver indebolito le capacità intellettuali del Presidente Emerito; del resto a 81 anni si può anche essere meno "lucidi" che a trenta; - un colpo di calore estivo dovuto alle alte temperature agostane che, si sa, non permettono sempre di godere a pieno delle proprie facoltà cerebrali;
- una terza opzione, più acutamente politica e basata sul calcolo delle convenienze che il popolino chiamerebbe "mettere le mani avanti per non cadere indietro". Cominciare fin da subito a dire che la sentenza in favore delle coppie omosessuali è frutto di uno scambio poco etico con la convenienza politica del Premier può tornare utile ad un politico cattolico che è disposto ad usare ogni mezzo non solo per delegittimare le sentenze dell'Alta Corte ma anche per poter in seguito parlare di atti sovversivi, potere legislativo scavalcato dalla magistratura e di "bieco illuminismo".
Quale sarà lo scenario più plausibile che potrebbe aver portato alle dichiarazioni del Presidente Emerito, Sen. Francesco Cossiga?
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Ieri sera al GayVillage c'era l'incontro del candidato segretario del PD Ignazio Marino con "il popolo GLBT". La cosa forse più significativa è stata detta da Imma (stranamente?) che ha ricordato a tutti che mentre di solito dobbiamo andare ad elemosinare interventi dove sono i politici Marino, al contrario, è venuto "a casa nostra" per parlare di cose che ci riguardano. Non è poco. Certo rivela anche che Marino, con buona probabilità, non ha una sua base elettorale consistente e deve andare a sbattersi un po' in giro per attirare consensi.
Ieri sera in parte era anche questo: andare in un posto gay per convincere gay e lesbiche ad iscriversi al PD e votare la "soluzione Marino" in modo da far crescere all'interno del partito la componente laica e omosessuale per cercare di mischiare un po' le carte nel gioco dei grandi. Ad ogni modo va riconosciuto al candidato laico il merito di aver accettato e va segnalato il demerito di Franceschini e Bersani di non pensarci nemmeno. Imma comunque li ha invitati, per segnare almeno questo punto.
Cominciamo con il dire che la platea era quanto mai scarna. Praticamente nessun giornalista (basta vedere i lanci d'agenzia!), sicuramente nessun fotografo e pochi, pochissimi spettatori. Una platea di nemmeno un centinaio di persone e tutte "di parte" la dice lunga: Marino non ha un gruppo di supporters cospicuo, non viene visto dai media come un segretario possibile, in generale non viene percepito davvero fino in fondo come un candidato che potrebbe anche vincere.
Sull'intervento: Marino ha dato rilievo alle lacune del partito segnalando una volta di più come un partito che è uno dei due maggiori gruppi politici italiani non può non avere linee chiare su temi importanti tornando a parlare dei diritti civili e dei famosi temi etici. La pluralità delle posizioni deve raggiungere un punto in cui il partito alla fine si esprime per tutti, se ci saranno obbiezioni di coscienza devono essere singole e sporadiche. Una visione che sarebbe scontata anche per un gruppo Agesci ma che in effetti nel PD sembra un miraggio al momento.
Un partito che si candida alla guida del Paese o dell'opposizione non può non avere linee chiare sui temi più rilevanti per la società: sviluppo enrgetico, diritti civili e welfare. L'incontro di ieri era mirato quindi i temi sono stati chiari e incentrati soprattutto su diritti e laicità. Marino si conferma come il candidato laico alla segreteria ed è stato piuttosto netto su questo.
Veniamo ai diritti civili GLBT.
Secondo Marino l'obbiettivo a cui guardare è chiaro: civil partnership come in Inghilterra o in Germania. In pratica matrimonio no ma parità di diritti si. Il "movimento GLBT" si è schierato ormai quasi tutto per il matrimonio ma in effetti se la disparità è solo nominale si tratta più di sfumature lessicali che di contenuti. Adinolfi sembra avesse ragione ma decisamente era poco informato, o molto subdolo.
Sulle adozioni la posizione è stata, invece, tutt'altro che soddisfacente e soprattutto è piena di lacune anche logiche. Marino è un sostenitore delle adozioni per i singles, meglio un genitore solo che nessuno, più o meno. Ovviamente ha ricordato che meglio uno solo che due che litigano o che non stanno insieme ma questo forse potrebbe dirlo pure la Binetti e cerchiamo di declassarlo ad ingenuità. Per quel che riguarda, invece, le adozioni da parte di coppie di persone dello stesso sesso secondo Marino l'approccio deve essere laico e si devono analizzare i dati scientifici per valutarne la fattibilità "nell'interesse del minore". Ai sostenitori di Marino questo approccio è bastato ed è sembrato la svolta epocale ma nella sostanza ha dichiarato di sostenere la posizione di Bersani ed evitato di dire se lui sarebbe d'accordo o meno. I "dati scientifici" ci sono già e lui probabilmente li conosce quindi per non dire un si netto ora vuol dire che i "dati" cui mira sono altri. Inoltre non è chiaro come si concilia la posizione sulle adozioni per i singles e quella per le coppie omosessuali. I sospetto è che ad un argomento sia interessato e all'altro meno. L'idea, inoltre, di aprire le adozioni ai singles e alle coppie gay eventualmente no creerebbe una strana teoria legislativa secondo la quale se voglio dei figli in adozione e sono parte di una coppia omosessuale prima adotto e poi registro l'unione. L'unico modo per impedire questo sarebbe impedire le adozioni alle persone omosessuali: ben oltre la definizione di discriminazione quindi.
Sul resto è stato piuttosto vago e quindi condivisibile e ha risposto brevemente a domande sulla laicità sul testamento biologico, sulla presenza della Binetti e dei TeoDem nel PD, sugli avversari, sul modello di Paese che vorrebbe. Niente economia, niente politica, poco welfare. L'incontro era però mirato e quindi potrebbe essere da questo che nasce quella lacuna. Rimane il fatto che del programma di Marino ancora non si sa ninete se non questo tema dominante della laicità, nobile e necessaria ma che da sola non è vincente e non può bastare.
Sull'incontro: come detto troppo pochi i presenti. Le esigenze del Village sono risultate chiare dalla rapidità delle domande e dalla totale assenza di dibattito finale. Il GayVillage è innegabilmente un evento commerciale legato allo svago e la politica non paga. Marino non ne ha colpe e sicuramente nemmeno Imma o De Giorgi ma è un fatto. Al dibattito hanno assistito meno di cento persone che erano lì per ascoltare Marino e che hanno lasciato il posto a quelli che volevano ballare subito dopo l'intervista e che erano quattro o cinque volte più numerosi.
E' un fatto: la comunità gay e lesbica, per la maggiorparte, o non è interessata alla politica o si è stancata. Vedere la platea svuotarsi per essere riempita da un numero notevolmente maggiore di ballerini non è una bella visione.
Altro dato notabile era l'assenza dei "rappresentanti GLBT". Nessuno delle principali associazioni gay e lesbiche romane eccezion fatta per i padroni di casa e per i supporters apertamente schierati. E' vero che l'incontro era esclusivamente su una candidatura per il PD ma in fondo i temi erano chiari e netti e le associazioni avrebbero almeno potuto partecipare come rappresentanza del mondo di cui si parlava.
Imma Battaglia non attira la benevolenza altrui ma l'idea di fare quell'incontro in quel posto era un'occasione ed è stata l'ennesima occasione mancata. Non so se gli altri rappresentanti del mondo GLBT siano stati invitati o meno ma è certa una cosa: i personalismi e le guerre intestine hanno fatto ieri un'altra vittima. Il "movimento" si è dimostrato una volta in più diviso e acrimonioso.
Giusto per finire una nota sulla versione 2009 del GayVillage: piccolo e ben nascosto. Piccolo come mai finora e soprattutto vuoto. Vuoto di iniziative ai margini delle piste, vuoto di idee progettuali nell'allestimento, vuoto di persone almeno fino all'una di notte di un venerdì sera. Alle 21:00, poi, nemmeno a parlarne. L'impressione entrando a quell'ora è stata quella di essere andati all'ora di chiusura, quando un po' di gente ancora si attarda a chiacchierare e qualcuno ancora beve ma gli altri se ne sono andati tutti.
L'immagine emblematica del Village 2009 è il grosso stand con su scritto "Factory Outlet": l'outlet del mondo GLBT romano e delle serate che gli giravano intorno. Roma ormai, davvero, non presenta più quasi niente alla movida gay e si è chiusa in uno strano cerchio fatto di due, tre posti dove si va più per fare presenza che perchè si ha voglia di partecipare ad una comunità. Da qui non si può che migliorare, speriamo, e quindi aspetteremo la rinascita.



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