La chiesa episcopale americana ha ordina per la diocesi di Los Angeles il primo vescovo lesbica.
Proprio dove è partito lo scandalo pedofilia per la chiesa cattolica romana (tanto vasto da portare alla bancarotta la diocesi per risarcire le vittime) i protestanti hanno consacrato non solo una donna ma addirittura apertamente lesbica.
Quello che per il Vaticano è ben oltre la fantascienza per la chiesa episcopale è una realtà nonostante i tanti scontri interni con le frange tradizionaliste africane e nonostante la protesta di due uomini che hanno disturbato la celebrazione dell'evento a cui assistevano più di 3000 fedeli. Altro che minoranza verrebbe da dire!
Mary Douglas Glasspool è quindi il nuovo vescovo (esisterà un femminile?) di Los Angeles al fianco di Diane Jardine Bruce e la prima donna lesbica ad arrivare ad un grado tanto alto delle gerarchie protestanti.
Tutto questo malgrado la chiesa episcopale avesse dichiarato di accogliere l'invito della chiesa anglicana di sospendere per il momento la consacrazione di vescovi dichiaratamente omosessuali.
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Piccola premessa: in pochi, per ora, ci hanno pensato e pochi lo sanno ma una delle prossime battaglie legali per il riconoscimento del matrimonio tra persone dello stesso sesso in Italia potrebbe essere sul riconoscimento delle unioni religiose. Ci sono confessioni che già uniscono coppie gay o lesbiche e altre ne stanno parlando e decidendo: unioni omosessuali cristiane, questa potrebbe essere la chiave di volta. La battaglia investirebbe direttamente il principio di libertà religiosa oltre a quello di parità sanciti dalla Costituzione e, soprattutto, spunterebbe le armi dei famosi "cristiani de' noantri" che si dicono cristiani, appunto, ma che sono solo e semplicemente cattolici romani (cosa ben diversa).
Fine della premessa.
Tra i pochi che sanno dell'eventualità e della forza di una battaglia ad armi pari sulla liceità delle unioni per le coppie omosessuali c'è evidentemente Paolo Granzotto, giornalista de Il Giornale, che ha pubblicato un articolo per mettere le mani avanti proprio su questa battaglia e sulla stessa libertà religiosa cercando di ricondurre tutto ai più consoni (a lui e ai suoi ovviamente) termini della guerra di religione.
Granzotto parte dalla annosa polemica veronese "sulla casa natale (trasformata in chiesa) di San Pietro Martire, co-patrono della città scaligera".
"San Pietro, domenicano e inquisitore, fu assassinato in odio alla fede da eretici catari il 6 aprile 1252, presso Seveso, con un colpo di falcastro in capo. In tutto il mondo il luogo natale di un santo è scrupolosamente conservato, venerato, visitato. A Verona, invece, il vescovo Flavio Roberto Carraro, in carica fino al 2007, pensò bene di ficcare dentro la casa del santo i luterani, che eretici sono, anzi eredi spirituali dei catari di cui sopra, fra le proteste dei cattolici tradizionalisti e non solo".
Ovviamente in questa ricostruzione ci si dimentica di dire che San Pietro da Verona era inquisitore e che era coinvolto nelle stragi di catari e valdesi del tempo oltre a essere stato ucciso per mano di un altro beato della chiesa cattolica: Carino Pietro da Balsamo.
Se ne dimentica perché tanto il punto è tutt'altro e Granzotto lo sa. Tant'è che se la prende con gli ultimi due vescovi veronesi rei il primo di aver assegnato la casa natale del santo ai luterani e il secondo di avergliela lasciata ("Il nuovo vescovo, Giuseppe Zenti, pur rendendosi conto dell'enormità della cosa, per spirito ecumenico inaugurato dal concilio tace").
Ma allora qual è il punto? Perché Granzotto se la prende tanto con i luterani dopo anni che la chiesa è stata assegnata loro dalla diocesi?
Molto semplice per la succitata premessa: "a fine aprile 2010, proprio in coincidenza con la festa liturgica di San Pietro da Verona, i luterani si riuniscono in sinodo a Verona, in un istituto strettamente legato alla Curia (il Centro Mons. Carraro), per deliberare di «benedire» le unioni gay".
"Scandalo su scandalo: nella chiesa del co-patrono potranno trovare posto non soltanto i seguaci dell'eresiarca sassone, ma anche quelle coppie omosex che vorrebbero costringere Dio a benedire quel che la Sacra Scrittura, la Chiesa e la morale naturale hanno sempre riprovato". Che la Chiesa sia solo quella Romana Cattolica è un dettaglio in questa chiamata alle armi ovviamente.
Se serve si può anche mentire per indire una crociata, la storia lo insegna, e quindi è il caso di confondere le case natale dei santi con le chiese e le dottrine cristiane con quella cattolica romana: : "I giornali veronesi riportano: «Per la prima volta una chiesa cristiana in Italia - la chiesa evangelica luterana - apre alla possibilità di "benedizione" delle unioni omosessuali» (L'Arena del 6 maggio). Nella chiesa, aggiungo io, già cattolica e del co-patrono!"
Si cerca anche di far credere che i luterani dipendano in qualche modo dal Vaticano e si tace sul motivo per cui alcuni luoghi di culto siano stati assegnati a confessioni non cattoliche: "E dire che, proprio circa le rivendicazioni omosex, Papa Ratzinger, quand'era cardinale, aveva scritto ai vescovi (1° ottobre 1986): «Dovrà essere ritirato ogni appoggio a qualunque organizzazione che cerchi di sovvertire l'insegnamento della Chiesa, che sia ambigua nei confronti di esso, o che lo trascuri completamente. Un tale appoggio, o anche l'apparenza di esso, può dare origine a gravi fraintendimenti». Che aspetta allora Roma a tirare le orecchie al vescovo di Verona?"
Verrebbe da rispondere che aspetta che i luterani diventino cattolici romani e quindi sottoposti alla dottrina vaticana ma forse chi indice certe crociate non sarebbe in grado di comprendere la risposta.
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Gli scandali sessuali legati al Vaticano e ai suoi membri si allargano a macchia d'olio. Dalla scintilla di qualche mese fa si è propagato un vero e proprio incendio che ormai coinvolge quasi tutti i Paesi dove la Chiesa cattolica romana ha un po' di potere (e di strutture).
Malgrado le varie curie e i loro notabili cerchino di buttare acqua sul fuoco, e fumo negli occhi, le indagini vanno avanti e quotidianamente escono dettagli delle storie già emerse e vicende nuove di zecca.
I giornali internazionali ormai sono letteralmente invasi di casi di pedofilia e abusi sessuali nei quali erano e sono coinvolti prelati. Ovviamente in Italia il potere vaticano è più forte e i giornali si limitano a riportare fatti più o meno noti cercando di non sollevare troppa polvere ma non possono certo tacere del tutto su vicende tanto gravi.
Così si scopre, cercando un po', che a Savona una delle inchieste più ampie e drammatiche è arrivata a svelare giri dia busi e prostituzione che saranno difficili da nascondere ancora a lungo.
Si parla ormai di "giovinetti sbandati, con storie difficili alle spalle, senza casa, ospitati in comunità di recupero e di assistenza gestite dalla Diocesi, che si sono prostituiti, volontariamente, in cambio di regalie, soldi, e vestiti".
Il giro a quanto pare era talmente ben strutturato che sarebbero implicati anche esponenti politici locali di spicco e amministratori.
Tutto sembrerebbe partire dalle indagini su l'ex sacerdote Nello Giraudo e coinvolgerebbe ormai anche il carcere Sant'Agostino di Savona dove il prelato era cappellano. Il carcere, quindi, sembrerebbe essere stato un vivaio ideale per reclutare giovani disponibili a qualche ora di sesso in cambio di favori.
Ovviamente di nomi ancora non ne escono ma l'inchiesta si allarga sempre più e si aggiungono continuamente nuovi testimoni che hanno minato, per ora, anche il corpo degli scout dove sembra si siano perpetrati abusi almeno fino ad una decina di anni fa.
La Curia era stata informata e come di norma ha taciuto per evitare gli scandali ma stavolta pare ci siano intercettazioni tra le presunte vittime, gli ex dipendenti della diocesi e gli stessi vertici della Curia in cui si parla di quel che accadeva e dei nomi coinvolti nella vicenda.
Ancora non è chiaro chi sia davvero coinvolto e chi sia solo stato informato, decidendo di tacere, ma pare che le trascrizioni parlino ormai di decine di personaggi coinvolti e c'è da chiarire forse più il ruolo delle vittime che quello degli abusatori.
La parte più inquietante, forse, dei dialoghi "sbobinati" sono quelle che riguardano le vittime e i vertici della diocesi cui sono state denunciate all'inizio le storie di abusi. La Diocesi, infatti, per cercare di non pubblicizzare quel che stava accadendo o stava per accadere avrebbe chiaramente offerto ancora soldi e favori per garantirsi il silenzio di chi è in grado di far saltare parecchie teste dentro e fuori le fila vaticane.
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Sulla vicenda dei preti pedofili e del cardinal Bertone che ha abilmente mistificato puntando il dito sull'omosessualità mi sono astenuto dallo scrivere perché argomento troppo complicato, per me, da riassumere in un post.
In merito, però, ho finalmente trovato un articolo che con chiarezza e sintesi spiega benissimo i dati fondamentali del dibattere.
Omosessuali? Quei sacerdoti sono predatori
Il recente tentativo del Vaticano di spostare il merito delle accuse al clero, dal piano della pedofilia a quello dell'omosessualità, si poggia su una ricerca approfondita degli episodi incriminati e sulla sua analisi statistica, dalla quale emerge che la maggior parte delle vittime dei sacerdoti denunciati sono bambini e ragazzi. La chiesa avrebbe quindi un problema relativo all'omosessualità e non alla pedofilia.
Facendo leva su un altro dato statistico, che vede più della metà delle vittime oltre l'età puberale, il presidente della Lega Cattolica americana, Bill Donohoue, ha inoltre sostenuto che in più della metà dei casi si tratti di sesso tra adulti e quasi adulti, omosessuali e consenzienti quindi, chiudendo formalmente il cerchio.
Non deve stupire il tentativo di manipolare le statistiche e i numeri, non è che di fronte a crimini tanto odiosi al Vaticano resti molto altro da fare se vuole perseverare sulla strada del negazionismo, ma è altrettanto evidente che si tratti di tentativi disperati.
Per rendersi conto di come stiano le cose bisogna liberare il campo dall'uso di termini quali pedofilia e pederastia che, pur universalmente evocativi, non aiutano ad inquadrare il problema secondo le categorie abbracciate dalle legislazioni più avanzate.
I sacerdoti sotto accusa devono rispondere di aver avuto rapporti con bambini e bambine al di sotto dell'età del consenso o di aver estorto quel consenso con violenze psicologiche o ancora di aver approfittato di disabilità permanenti o temporanee di persone affidate alle loro cure.
È stato il caso dei bambini e bambine che frequentavano parrocchie e scuole materne cattoliche, dei ragazzi di numerosi istituti cattolici d'istruzione in giro per il mondo o ancora degli ospiti non più bambini delle comunità per tossicodipendenti di Don Gelmini. Reati odiosi con ormai decine di migliaia di vittime in giro per il mondo, il disvalore dei quali non diminuisce certo con il crescere dell'età delle vittime, tutte destinate a rimanere segnate per la vita dopo l'incontro con i sacerdoti predatori.
Predatori sessuali, questa è la definizione sicuramente più corretta e comprensiva di un fenomeno che trascende la pedofilia. Le vittime di questo genere di crimini finiscono per lo più nelle grinfie di parenti e conoscenti, raramente di sconosciuti. Sono l'intimità con il sacerdote, la sua autorità, la fiducia della quale gode nel contesto familiare e sociale più prossimo, a promuovere il malcapitato al rango di vittima.
Mai come in questo caso si può dire che "l'occasione fa l'uomo ladro", permettendo ai predatori sessuali d'imporsi sulle loro vittime senza o quasi violenza fisica e in seguito di sfuggire alla denuncia imponendo loro il segreto. Succede nelle famiglie come nelle parrocchie, la predazione sessuale è un fenomeno che trascende omosessualità ed eterosessualità, declinazioni naturali della sessualità tra consenzienti, è sopraffazione del debole, dell'incapace di difesa.
Certo, la narrazione che vede gli adolescenti in tempesta ormonale, figli della cultura del '68 (???), che si accoppiano felicemente con preti omosessuali è sicuramente preferibile dal Vaticano, che tra le misure per il futuro ha previsto anche test per evitare "infiltrazioni" di omosessuali tra il clero, ma non ha alcuna attinenza con la realtà ed è parecchio offensiva per le vittime, le quali non potranno mancare di notare che, dopo gli stupri, dal Vaticano adesso gli danno pure dei froci, perché poi il senso è quello.
Il punto della questione è che le vittime di questi crimini diventano tali per una questione d'accessibilità, di praticabilità. È quindi ovvio che le vittime dei sacerdoti siano in larga parte maschi, sia perché il sacerdote ha accesso ad ambienti sessualmente segregati, che per l'essere coinvolto soprattutto nell'educazione e nell'attività dei ragazzi. Anche i chierichetti sono solo maschi ed è abbastanza intuitivo che l'opera di conquista e di seduzione del predatore sessuale (che gli esperti definiscono grooming) abbia bisogno di tempo e riservatezza e che per un sacerdote sia più facile averne con l'universo maschile.
Per il predatore sessuale si tratta di cogliere l'occasione fornita da particolari circostanze o dalla debolezza delle vittime e di esercitare una pressione psicologica sulla vittima sufficiente a farla cedere ai propri voleri e a ridurla in stato di soggezione e dipendenza. Nella ricerca disponibile sul sito bishop-accountability.org (una delle poche ricerche di pubblico dominio sul tema) sui casi statunitensi, colpisce proprio che solo un terzo scarso delle prede sia rimasta vittima di un singolo episodio, segno che non si tratta di aggressioni estemporanee ed occasionali, ma di rapporti e condizioni di sottomissione che durano nel tempo, anche anni.
Colpisce, ma non deve stupire considerando la natura del reato, come non deve stupire che tra gli strumenti impiegati per piegare la volontà delle vittime ci sia uno scarso ricorso alle minacce e molto alla corruzione attraverso la concessione di attività proibite o gradite ai giovani, prima tra tutte l'offerta di alcool a minare ancor di più la volontà della vittima, seguono il rimanere alzati fino a tardi o l'andare ad eventi sportivi.
L'importanza della questione dell'accesso alla vittima, ritorna prepotentemente con il dato che segnala come nell'80% dei casi il sacerdote predatore frequentasse la casa della vittima, frequentazione che fa parte del necessario lavoro preparatorio del predatore, che deve valutare e conoscere bene l'ambiente e le relazioni delle vittime per coglierne ogni debolezza, per completare con successo la violenza e la successiva evasione dalle relative responsabilità.
Ancora più scioccante il dato secondo il quale il 29% dei fratelli o delle sorelle delle vittime, ha seguito la stessa sorte. Un dato che illumina una strategia che si fonda sul guadagnare la fiducia delle famiglie cattoliche per poi abusarne i figli, ma anche che l'occasione moltiplica le vittime, perfettamente calzante al profilo del predatore sessuale di minorenni identificato dalla moderna criminologia. Anche in questo caso è evidente come sia l'accessibilità delle vittime e non il loro genere a determinare un risultato così impressionante.
Niente a che vedere con gli omosessuali o l'omosessualità vissuta tra persone mature e consenzienti. Un sacerdote omosessuale ha molte opzioni per infrangere il suo voto di castità per seguire e sfogare le proprie inclinazioni, esattamente come un sacerdote eterosessuale. Può costruirsi una relazione monogama, avere un amante, può andare a travestiti per strada, arruolarne e incontrarne in albergo, può togliersi la tonaca ed entrare in una sauna o in un locale di elezione della comunità gay, può trovare avventure e relazioni grazie a un vasto numero di siti internet dedicati, può addirittura prostituirsi a sua volta o trasformare un seminario in una succursale di Sodoma, e tutto questo senza commettere alcun reato. Questi sono i preti omosessuali che fanno cose da omosessuali, nessuno dei quali è interessato ad accoppiarsi con bambini e bambine.
Un omosessuale non abusa della fiducia degli amici per violentarne i figli piccoli, non lo fanno nemmeno gli eterosessuali. Non solo perché un'azione giudicata sommamente immorale, non solo perché è estremamente rischiosa, ma perché per arrivare a violentare bambini e bambine, ragazzine e ragazzini, bisogna proprio essere iscritti a tutto un altro campionato.
Non sono preti omosessuali quelli che plagiano bambini e famiglie per soddisfare le proprie voglie, sono predatori sessuali. Così come i loro superiori in Vaticano non sono santi preoccupati per la salvezza delle anime (e del resto) delle giovani vittime, ma vecchi burocrati che difendono l'istituzione negando, depistando e occultando, complici consapevoli dei predatori sessuali.
Sono quelli che ai predatori tendono la mano e che li nascondono alla giustizia, senza preoccuparsi minimamente delle ulteriori sofferenze e delle ulteriori vittime che provoca il loro comportamento. Complici, il cardinal Bertone e gli amichetti suoi con i loro dati taroccati, sono complici dei sacerdoti predatori.
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Su l'Unità di ieri è stato pubblicato un bell'articolo di Ilaria Donatio: Omosessualità, i ricatti della fede dietro la grata del confessionale.
Una sorta di mini-inchiesta per le parrocchie romane per vedere che succede se durante una confessione si dice "Padre, sono lesbica, amo le donne come me e sono credente. Soffro per il giudizio della Chiesa e sento forte il peso della colpa".
Le risposte sono ovviamente le più disparate, come c'era da aspettarsi. Si va dall'imbarazzo alla condanna passando per la comprensione e l'approvazione. Si passa dal "Fatti forza e domina le tue tendenze", al "Cosa vuole che le dica? Certamente, nulla di definitivo: senta altre campane oltre alla mia!" (tanto per non compromettersi troppo). Ci sono poi quelli più imbarazzati e remissivi davanti al ministero che liquidano la questione con "Il perdono non si nega mai", "Dio comprende e ama tutti, senza distinzione" fino a quelli che fanno del proprio peccato un vanto e dell'altrui uno stigma: "Io pecco ogni giorno, mi sento attratto dalle donne. Non riesco a farne a meno e per questo chiedo perdono tutte le volte". E l'amore omosessuale? "L'unico amore possibile è quello che viene da Dio, in linea con la creazione" (figuriamoci, è da qui che viene "da che pulpito"!).
Poi ci sono i famosi progressisti. Quelli che rimangono sul vago ("domani ti innamori di una donna, restate vicine e chiedete perdono insieme. Trovate un sacerdote che non vi condanni e vi guidi nella fede") e quelli che approvano apertamente.
Non manca il prete che si improvvisa provetto medico che chiede come prima cosa "Siamo proprio sicuri?" Mica per altro, se non si è sicuri è tutto un altro conto, bisogna sapere se nel caso specifico "esiste una diagnosi clinica che accerti l'omosessualità". "Perché forse è un fatto passeggero, qualcosa di curabile" (un po' come la febbre, di quelle che le nonne dicono che fanno crescere -forse è per questo che io sono alto un metro e novanta!).
Ovviamente non può essere assente il prete teologo che sofizza sulla posizione della Chiesa "di condanna verso tutti i comportamenti disordinati ed estremi, che siano compiuti da persone eterosessuali oppure da omosessuali", perché "l'omosessualità non è un peccato in sé" secondo la Congregazione per la dottrina della fede (tipico esempio di comportamento furbo della Chiesa vaticana che ufficialmente dice qualcosa di vago e a parole instilla tutt'altre idee nelle teste, così può sempre difendersi citando testi ufficiali ad accuse per gli attacchi ufficiosi)
Su tutti i confessori spicca decisamente, però, quello del "cuore del Vaticano": "Ti auguro di trovare una bella ragazza, cosa vuoi che ti dica?".
No non è un progressista nel centro universale della fede vaticana, è tutt'altro: "È un problema che hanno tutte le minoranze quando chiedono il riconoscimento di alcuni diritti civili". In Italia "non esiste una lobby gay, mentre c'è ed è fortissima, la lobby della Chiesa cattolica. In quale altro posto i politici fanno la fila per parlare con un cardinale?". Informato e politicamente schierato! Perché? Facile! "Cosa dovremmo fare noi omosessuali? darci fuoco tutti per urlare alla Chiesa e al mondo che esistiamo?" E la pratica sessuale? "Che problema c'è? Basta solo rompere il meccanismo di colpa e innescarne uno positivo, sentirsi in armonia con se stessi! Non c'è nulla di sbagliato nell'amore, quando è tra adulti consenzienti".
Certo gli si potrebbe rispondere: si ma allora perché dirsi cattolico invece che protestante? Le domande però non si fanno durante la confessione.
"Il viaggio penitente alla ricerca di uno spiraglio, una piccola crepa di speranza in cui introdursi per sparigliare le carte, finisce qui. Nel segreto del confessionale, la Chiesa diffusa - quella fuori dalle gerarchie - si gioca una chance per rimanere piantata nella realtà. Pochi minuti, poche battute per rispondere al peccatore che la interpella, costretta a scegliere, in nome della stessa Verità, se essere madre amorevole o severa matrigna".
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Repubblica ci fa sapere che "Il vescovo integralista inglese Richard Williamson è stato condannato oggi a pagare una multa di 10 mila euro, per le sue tesi negazioniste".
La condanna parte dalle dichiarazioni rilasciate alla televisione svedese da Williamson in cui aveva negato l'esistenza delle camere a gas nei campi di concentramento nazisti e aveva affermato che "erano morti al massimo 300 mila ebrei" (come se, anche fosse, fossero pochi e irrilevanti!).
La tesi difensiva dell'avvocato del vescovo è stata: "le dichiarazioni incriminate non erano state meditate, ma erano in risposta a una domanda a sorpresa nel corso di un'intervista incentrata su altri temi".
In altre parole se ti fanno una domanda che non ti aspetti spari la prima minchiata che ti passa per la testa e semmai ti appelli all'infermità mentale temporanea che dovrebbe declassare quel che hai detto a minchiata, appunto.
Ultimamente, però, pare che risposte del genere arrivino spesso dalle file vaticane. Tutte risposte che non solo non scagionano ma mettono in evidenza come le gerarchie siano nervose e non abituate a dover dar conto di quel che dicono e fanno.
Basti pensare che solo nelle ultime settimane sono riuscite a sparare, oltre alla risposta a sorpresa per l'Olocausto, una serie di risposte ai fatti di pedofilia che sono come minimo agghiaccianti:
- La pedofilia non è solo un problema della Chiesa: in che modo questo dovrebbe scagionare i preti pedofili e chi li ha coperti non è dato sapere;
- Il problema della pedofilia non è legato al celibato ma all'omosessualità: pure qui una domanda che non si aspettava? Evidentemente no visto che in questo periodo è strano se a un alto prelato si chieda anche solo come sta invece che di dar conto del comportamento di suoi esponenti;
- Visto che mezzo mondo si è indignato si cerca di riparare: Ma no! E' legato agli omosessuali nella chiesa mica a tutti! Cosa che non solo non alleggerisce le dichiarazioni fatte e il tenore fortemente discriminatorio, non solo è del tutto sbagliata visti pure i casi di cronaca legati alla domanda, ma, soprattutto, è palesemente falsa visto che le dichiarazioni sono visibili nei filmati e si capisce bene che la giustificazione è più falsa della dichiarazione.
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Siamo tutti talmente abituati ad anatemi scagliati contro gay e lesbiche da emeriti ecclesiastici che ormai ci si stupisce delle dichiarazioni sensate e "moderne" di uno di loro.
Secondo il vescovo emerito di Foggia monsignor Giuseppe Casale non si devono mettere "cancelli di chiusura nei confronti delle coppie omosessuali".
Interrogato dall'ADNKRONOS sul matrimonio simbolico che oggi viene celebrato a Torino tra due donne alla presenza del sindaco Chiamparino Casale ha infatti affermato:
Nei confronti di queste persone che vivono l'omosessualità non bisogna lanciare anatemi.
Che vivano la loro vita di relazione nel migliore dei modi possibili.
Non possiamo interpretare il pensiero di Dio sul tema.
Ormai, da un punto di vista generale, si interpreta l'omosessualità come una malattia, una devianza ma queste persone vanno affidate alla misericordia di Dio senza condanne.
Civilmente e religiosamente le nozze gay (quelle celebrate oggi a Torino-ndr ) non hanno alcun valore. E per ora teniamoci pure queste disposizioni. [Però] Bisogna seriamente riflettere perché questo è un campo aperto, insidioso. Non mettiamo cancelli di chiusura e per l'avvenire teniamo conto dell'evoluzione della sessualità e del modo di interpretarla e viverla.
Non si può ignorare l'evoluzione che la società ha avuto. Perciò dico a questa coppia di vivere la loro vita di relazione nel migliore dei modi possibili.
In altre parole una dichiarazione che suona come una benedizione per l'unione di Antonella e Debora e una vera e propria presa di posizione contro i vari vescovi e vescovi emeriti che nelle ultime settimane (giusto per limitarci al recente passato!) si sono scagliati in modi a dir poco feroci contro le unioni tra persone dello stesso sesso, contro i politici che le appoggiano o non le disdegnano, contro gli stessi omosessuali e contro chiunque non faccia della lotta all'omosessualità e agli omosessuali un perno centrale della propria azione di vita.
Monsignor Giuseppe Casale, comunque, non è certo nuovo a questo tipo di aperture né a prese di posizione in aperto contrasto con quelle dei sui colleghi. Fu lui a schierarsi dalla parte di Peppino Englaro dicendo di lasciar andare Eluana "come facemmo con Giovanni Paolo II", contro l'astensione al voto per il referendum per la legge 40 e a dirsi possibilista riguardo all'uso del preservativo.
Un vero e proprio vescovo illuminato che a quanto pare si interessa quanto gli altri di quel che succede in Italia ma lo vede con un occhio alla realtà e non da dentro una sacrestia dorata.
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Solo pochi giorni fa gli organi di stampa riportavano le dichiarazioni del cardinal Javier Lozano Barragán, Presidente Emerito del Pontificio Consiglio per gli operatori sanitari, secondo cui "trans e omosessuali non entreranno mai nel Regno dei Cieli".
Le reazioni generali sono state, ovviamente, polemiche visto il trito argomentare delle dichiarazioni e vista la posizione del dichiarante.
Evidentemente le polemiche, provenienti da tutto il mondo, sono state sufficientemente forti da spingere qualcuno a rivedere la posizione e chiedere a Barragán una qualche rettifica.
Il cardinale ha quindi scelto di affidare a Zenit, agenzia di stampa cattolica, una smentita sostenendo di non aver "mai dichiarato che agli omosessuali è preclusa la via che conduce in Cielo".
Come di consuetudine Barragán ha imputato tutto ai media che avrebbero "estrapolato dal contesto" le sue dichiarazioni che si rifacevano semplicemente a citazioni bibliche, "nello specifico la Lettera di San Paolo ai Romani (1, 26-27), in cui si condanna moralmente la pratica dell'omosessualità". In pratica Barragán ha scaricato la colpa su San Paolo.
Cercando di mitigare le proteste smentisce di aver mai detto che "che un omosessuale non si possa salvare".
Qui sta l'inghippo: Barragán non dice di aver sbagliato, o smentisce che San Paolo abbia bollato alla dannazione gay e lesbiche senza speranze di salvezza perché, sempre secondo Barragán, un omosessuale "si può salvare"!
Tutti contenti a questo punto?
Nemmeno per sogno visto che l'ex ministro della salute del Vaticano peggiora le prime dichiarazioni accrescendo le colpe delle persone omosessuali. Fedele alla linea cattolica romana che vuole le persone omosessuali responsabili della loro condizione e delle loro azioni il cardinale ricorda che "molte volte non si è omosessuali per propria colpa, tutto dipende dall'educazione e dall'ambiente":
L'unica cosa che posso dire è che perché ci sia una colpa grave, oltre ad essere necessaria la materia grave, c'è bisogno di piena consapevolezza e pieno consenso.
Dove manca una di queste tre condizioni, non c'è colpa grave.
In altre parole smentendo di aver detto che "transessuali e omosessuali non entreranno nel Regno dei Cieli" Barragán specifica che non ci entreranno perché hanno scelto uno stile di vita assoggettato ad una "colpa grave" rendendosi colpevoli di averne preso coscienza consapevolmente.
In sintesi estrema non è vero che gli omosessuali non entreranno nel Regno dei Cieli ma che visto che sono colpevoli di essere omosessuali, di averlo scelto e soprattutto di averlo accettato non vi entreranno.
I gay repressi e le lesbiche vergini possono quindi stare tranquilli. Basterà loro presentare un certificato di sana e robusta condotta e le prove di non aver mai scelto consapevolmente di essere omosessuali a San Pietro e i dorati cancelli del Paradiso si apriranno come per incanto.
Naturalmente il porporato ha anche ricordato che "non spetta a lui giudicare le persone, ma Dio". Peccato che nel farlo lo abbia di nuovo dimenticato giudicando ulteriormente natura e comportamenti di milioni d persone.
Alla fine di tutto, comunque, rimangono alcuni dubbi: Barragán è davvero sicuro che lui potrà entrarci nel Regno dei Cieli? E siamo davvero sicuri che se il Regno dei Cieli è abitato da personaggi di tale risma sia davvero un'aspirazione da perseguire, una meta ambita?
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Alla vigilia del World AIDS Day il Pontefice ha esortato durante l'Angelus i fedeli a moltiplicare e coordinare gli sforzi perché si giunga a fermare e debellare questa malattia. "La Chiesa - ha aggiunto - non cessa di prodigarsi per combattere l'Aids, attraverso le sue istituzioni e il personale a ciò dedicato".
Qualcuno si è chiesto se fosse nuovamente caduto in bagno e stavolta avesse battuto la testa invece del polso ma Ratzinger ha immediatamente aggiunto: "Esorto tutti a dare il proprio contributo con la preghiera e l'attenzione concreta, affinché quanti sono affetti dal virus HIV sperimentino la presenza del Signore che dona conforto e speranza".
Tutto secondo copione quindi: nemmeno un pensiero sulla prevenzione e nessun dietrofront sulle posizioni anti-preservativo della Chiesa cattolica.
La ricetta del Papa è quindi di nuovo la "speranza": "ne hanno bisogno i popoli in via di sviluppo, ma anche quelli economicamente evoluti. Sempre più ci accorgiamo che ci troviamo su un'unica barca e dobbiamo salvarci tutti insieme. Soprattutto ci rendiamo conto, vedendo crollare tante false sicurezze, che abbiamo bisogno di una speranza affidabile, e questa si trova solo in Cristo".
Unica novità è quindi aver ricordato il World AIDS Day dal balcone che si affaccia su piazza San Pietro proprio alle soglie della giornata mondiale di mobilitazione.
Fede, speranza e carità si affiancano alla preghiera e al conforto. Nemmeno una parola su come fare ad evitare il diffondersi della malattia visto che l'unico modo è affidarsi a quel preservativo, unico mezzo al momento conosciuto per frenare l'esponenziale crescita dei nuovi contagi, tanto osteggiato dalla Chiesa.
Certo secondo il Vaticano e le sue gerarchie un modo sicuro c'è: l'astinenza. Peccato che come soluzione sia più o meno come dire che se non hai una casa è certo che non verrai sepolto dalle macerie in caso di terremoto o consigliare di non uscire da casa per esser certi di non essere coinvolti in un incidente stradale.
Sentire il Papa che pontifica di AIDS il 29 novembre suona davvero come una presa per i fondelli soprattutto perché sappiamo che è tra i principali responsabili dell'assenza di informazione sulla prevenzione nei paesi in via di sviluppo (Italia compresa).
Quello che viene da chiedersi è: era necessario parlare del tema? Non si poteva più dignitosamente tacere? Il Papa ha davvero bisogno di "stare sul pezzo"?
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Fresco di nomina a presidente del Circolo di Cultura Omosessuale Mario Mieli Andrea Maccarrone ha preso parte al "viaggio della Memoria" organizzato ogni anno, da quelche anno, dal Comune di Roma per far conoscere l'Olocausto ai giovani studenti romani.
Quest'anno per la prima volta sono stati ricordati proprio ad Auschwitz-Birkenau anche tutti gli altri olocausti compreso quello che sterminato centinaia di migliaia di gay, lesbiche e trans.
In quell'occasione il neo-presidente Maccarrone ha avuto modo di incontrare l'arcivescovo di Cracovia, cardinal Stanislav Dziwisz, sulla piazza centrale della città e non si è lasciato sfuggire l'occasione per una frecciatina ben assestata soprattutto a margine delle scontate dichiarazioni dell'arcivascovo sulla tolleranza e la giustizia:
Perché il Vaticano continua ad opporsi alla depenalizzazione dell'omosessualità nel mondo e perché continua a condannare l'omosessualità?
Questione spinosa per il prelato che non ha potuto far altro che agirare la domanda con una imbarazzata quanto vaga dichiarazione: "Bisognerebbe parlarne a lungo, il rispetto della persona sempre", continuando a stringere la mano e sorridendo ad un tanto scomodo interlocutore.
I primi segni della presidenza Maccarrone, quindi, si aprono all'insegna di quella consolidata tradiziopne che vede Andrea capace di tener testa, nel pieno rispetto delle persone e dei ruoli, a chiunque abbia davanti fosse l'arcivescovo Dziwisz sulla piazza di Cracovia o Casini ad AnnoZero.



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